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Germania, come si muoverà Scholz sui vaccini

Obbligo Vaccinale

Scholz prende in mano la situazione e la Germania si avvia verso l’obbligo di vaccinazione, dopo dibattito-voto del nuovo Bundestag, a partire da febbraio-marzo 2022. L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

Difesa del clima, digitalizzazione, transizione energetica. Il paniere del programma del prossimo governo tedesco è ricco di proposte ma sarà ancora la lotta alla pandemia il primo, duro banco di prova per Olaf Scholz e i suoi ministri. La quarta ondata colpisce ancora con forza la Germania e il rallentamento nei contagi – registrato mercoledì 1° dicembre dal Koch Institut per il secondo giorno consecutivo – è troppo flebile per allentare l’allarme: ieri oltre 67.000 nuove infezioni e 446 decessi, incidenza (per 100.000 abitanti su 7 giorni) a 442,9 (da 452,2 del giorno precedente).

L’eredità lasciata dal governo Merkel tecnicamente ancora in carica è pesante, fatta di omissioni e mancanza di tempestività, e chissà se media e opinione pubblica vorranno iscrivere questo fallimento nel bilancio complessivo di una cancelliera che ci si appresta a congedare con tutti gli onori. Ma quel che conta adesso è capire come si muoverà il nuovo esecutivo, in qualche modo costretto dall’inerzia di quello precedente a salire sulla tolda di comando prima del tempo.

La prima riunione informale tra i presidenti dei Länder e “i due cancellieri” (Merkel e Scholz) non ha prodotto decisioni, rimandate al secondo incontro di giovedì 2 dicembre, ma ha fornito due indicazioni. Una politica: ormai è Scholz ad aver preso in mano le redini della situazione. L’altra sanitaria: la Germania si incammina sul solco tracciato dall’Austria verso l’obbligo di vaccinazione.

È stato lo stesso prossimo cancelliere ad annunciarlo, aggiungendo che sarà il nuovo Bundestag a discuterlo e votarlo. Non una decisione d’imperio del governo, dunque, ma frutto di un dibattito parlamentare che si annuncia carico di pathos ed emozione: “Una buona pratica per una domanda così fondamentale”, ha detto Scholz, aggiungendo che, in caso di approvazione del Bundestag, l’obbligo di vaccinazione partirà da febbraio-marzo 2022.

E già si discute di quali punizioni possano essere comminati quanti non rispetteranno tale obbligo: sicuramente sanzioni pecuniarie, dal momento che gli stessi costituzionalisti sono in maggioranza propensi a considerare illegittime forme di coercizione.

Per il resto, il pacchetto di misure che verrà deciso giovedì ricalca quello già sperimentato nel corso delle precedenti ondate di Covid. Quel che preoccupa in questa quarta ondata non è tanto (solo) il numero di contagi mai così alto, quanto l’avvicinarsi della soglia critica nelle terapie intensive, ridotte rispetto ai mesi precedenti a causa dell’abbandono di una parte del personale medico-infermieristico. Non era mai capitato che pazienti tedeschi dovessero essere trasferiti da una regione all’altra per mancanza di posti letto. La scorsa settimana gli aerei della Luftwaffe hanno operato circa 50 voli di trasporto interregionali dalle aree più colpite, Baviera, Sassonia, Turingia. Vicini al collasso anche altri ospedali in regioni orientali come il Brandeburgo. Sono peraltro proprio quelle regioni dove il tasso di vaccinazione è più basso, ben al di sotto della pur deludente media nazionale.

E ora è scattato l’allarme per la variante Omicron. Per cui è alle porte un nuovo giro di restrizioni con l’obiettivo di ridurre sensibilmente i contatti e la mobilità della popolazione. Alcune sono state già adottate a livello federale la scorsa settimana (3G sul posto di lavoro e nei trasporti pubblici), altre verranno ufficializzate giovedì e potranno riguardare eventi e visite ai musei, bar e club, manifestazioni sportive.

In verità in alcuni Länder tali restrizioni sono già in vigore, altre sono state annunciate dai singoli presidenti. La Bundesliga, ad esempio, con i suoi troppi giocatori no-vax: il bavarese Markus Söder ha annunciato il ritorno delle porte chiuse all’Allianz Arena per le partite del Bayern Monaco. E senza spettatori gioca già il Lipsia, a causa dei contagi alle stelle in Sassonia. Si proverà a trovare un minimo comun denominatore, magari riducendo il numero degli ingressi consentiti. Ancora una settimana fa il derby di Berlino si era giocato di fronte allo stadio pieno dell’Union (23.000 posti), e domenica scorsa 60.000 spettatori (in maggioranza senza mascherina) erano presenti allo stadio di Colonia. “Chiudere i mercatini di Natale e tenere aperti gli stadi è una contraddizione che non possiamo più sostenere”, ha detto Söder.

Intanto è all’opera il comitato di crisi voluto da Scholz alla cui guida, seguendo l’esempio italiano, è stato nominato un generale, Carsten Breuer. A lui il compito di dare impulso alla campagna per le terze immunizzazioni, partita con qualche ostacolo organizzativo: in alcune regioni si lamenta carenza di dosi, mentre un po’ ovunque erano stati smantellati i centri vaccinali che ora si cerca di riattivare in fretta e furia.

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