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Truffatori e furbetti anche in Germania sugli aiuti statali anti crisi

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Germania

Sarebbero nell’ordine di migliaia i tentativi di truffa tentati da cittadini tedeschi (ma anche di stranieri residenti in Germania) che hanno provato ad accaparrarsi i soldi degli aiuti immediati stanziati dal governo Merkel

 

Quando i quotidiani tedeschi parlavano di rischi di truffe e di inquinamenti malavitosi con riferimento agli aiuti di Stato per il coronavirus forse non immaginavano che i pericoli avrebbero riguardato anche i finanziamenti tedeschi.

Sarebbero nell’ordine di migliaia i tentativi di truffa tentati da cittadini tedeschi (ma anche di stranieri residenti in Germania) che hanno provato ad accaparrarsi i soldi degli aiuti immediati stanziati da governo e regioni pur non avendone diritto. Nel mirino in particolare i sostegni finanziari alle piccole imprese con meno di 15 dipendenti e ai lavoratori autonomi, categorie che senza quegli aiuti avrebbero probabilmente alimentato una drammatica catena di fallimenti. Solo che, accanto ai tanti che ne avevano titolarità, a provare la truffa e in alcuni casi a riuscirci sono stati anche impiegati, disoccupati, perfino funzionari pubblici. O, come era accaduto in Italia con i percettori del reddito di cittadinanza, anche persone che già percepivano i sussidi statali dell’Hartz IV. Oltre a vere e proprie bande della criminalità organizzata, in particolare i famigerati clan arabi che da tempo costituiscono uno dei problemi di ordine pubblico nelle metropoli tedesche.

ALLARME DELL’UNITÀ ANTI-RICICLAGGIO

Già all’inizio di maggio all’Unità anti-riciclaggio erano pervenute 2.300 segnalazioni sospette catalogate sotto le diciture “Covid-19” o “Soforthilfe”, il nome con cui sono stati chiamati gli aiuti immediati forniti dallo Stato. Le segnalazioni provenivano direttamente dalle banche che avevano registrato depositi insoliti su alcuni conti. Era il caso di clienti che di colpo si erano visti accreditare le somme degli aiuti (9.000 o 15.000 euro) su conti che normalmente contavano appena centinaia di euro. Da qui il segnale di allarme girato ai funzionari del riciclaggio.

Settimane fa, il direttore dell’Unità Christof Schulte aveva ammesso ai microfoni della tv pubblica Zdf che, in seguito all’erogazione degli aiuti immediati per il coronavirus, il numero delle segnalazioni era aumentato in maniera chiara e in un tempo molto breve e che in tutta la Germania erano state avviate 530 indagini per truffa. Un numero nel frattempo cresciuto. Le regioni, che hanno gestito la distribuzione di incentivi propri o del governo federale, avevano avviato le pratiche da fine marzo. La necessità di fare in fretta, saltando le tradizionali complicazioni burocratiche, aveva favorito un meccanismo a un tempo snello e rapido. Bastava compilare un semplice modulo online, indicando generalità fiscali e stato di necessità finanziaria, e la pratica veniva sbrogliata velocemente. In pochi giorni il richiedente si ritrovava gli euro richiesti sul proprio conto.

EROGAZIONI ILLECITE ANCHE IN BUONA FEDE

Questa procedura ha salvato dal fallimento immediato molte micro-imprese e ha alleviato le difficoltà economiche di tanti lavoratori autonomi. Ma il fatto di doversi affidare a una sorta di autodichiarazione ha lasciato spazio alla tentazione di molti. C’è chi, anche in buona fede, non ha valutato fino in fondo le condizioni che venivano richieste e le condizionalità legate all’utilizzo del denaro: ad esempio, non era possibile utilizzare i soldi federali per colmare la diminuzione delle entrate economiche dei lavoratori singoli (i Solo-Selbständige) o per pagare le quote assicurative delle casse mediche e pensionistiche ma solo per saldare eventuali costi di gestione dell’attività come affitti di locali e personale. E c’è chi vi ha impostato sopra una vera e propria truffa. Come accaduto in Nordreno-Vestfalia, dove un’organizzazione criminale aveva addirittura creato una falsa pagina ufficiale intercettando e rubando i dati sensibili dei richiedenti. In quel Land è stato necessario sospendere l’erogazione degli aiuti per alcune settimane in modo da riprendere la situazione sotto controllo.

A BERLINO IL MAGGIOR NUMERO DI TRUFFE

Ora l’emergenza si è spostata a Berlino. Secondo quanto riportato dal Tagesspiegel, a fine maggio la procura della repubblica della capitale aveva in corso 500 accertamenti per sospetta truffa sulle sovvenzioni. All’inizio dello stesso mese erano 125. La stessa procura parla di “una massiccia ondata di truffe legate agli aiuti veloci erogati a piccoli imprenditori e lavoratori autonomi” e di una situazione “estremamente dinamica”: ogni settimana vengono aperte in media 40 nuove indagini, mentre il volume economico dei danni alle casse pubbliche viene stimato attorno ai 4 milioni di euro (solo all’inizio di aprile era di 200.000 euro). Ma la cifra è di gran lunga sottostimata, aggiungono con amarezza dalla procura.

Un portavoce della Banca di sviluppo berlinese IBB, istituzione pubblica finalizzata al finanziamento dell’economia della capitale che gestisce il flusso di denaro degli aiuti veloci, ha rivelato allo stesso quotidiano che al momento ci sono 880 casi di indagini per sospetta truffa. Ma allo stesso tempo getta acqua sul fuoco. L’andamento dei casi dimostra che si tratta di un fenomeno comunque marginale, ha spiegato il portavoce, e 12.500 persone hanno già restituito volontariamente il contributo che non gli spettava: una somma pari a oltre 83 milioni di euro.

C’è poi il caso dei cosiddetti clan arabi, le organizzazioni criminali più insidiose a Berlino. Gia alla fine di aprile, le verifiche avviate dalla polizia berlinese avevano intercettato 250 richieste per gli aiuti riconducibili a elementi dei clan arabi. Uno in particolare riguardava il caso del figlio di un boss, titolare di una società che gestisce un rifugio di accoglienza per profughi.

LA RAPIDITÀ HA ABBASSATO LA SOGLIA DEI CONTROLLI

Marginale o meno, il governo centrale ha deciso di correre ai ripari. Il sottosegretario all’Economia Ulrich Nussbaum, che conosce bene i meandri della politica locale berlinese essendo stato per cinque anni il responsabile delle finanze della capitale, ha chiesto in via ufficiale informazioni dal Senato berlinese (il governo della città) sull’utilizzo dei fondi. Il ministero federale teme che Berlino abbia agito con disinvoltura nell’erogazione degli aiuti, spingendosi fino a coprire i costi delpersonale di lavoratori autonomi e piccole imprese fino a 10 lavoratori, cosa che i fondi federali escludevano. L’IBB risponde che nel caso dei fondi federali, il modulo indicava esplicitamente che quei costi erano esclusi. Il problema è che in tanti hanno fatto lo stesso richiesta e che i controlli in uscita, anche per venire incontro alle necessità di erogazioni rapide, sono stati estremamente superficiali e si contano sulla punta delle dita le richieste respinte. Il governo federale ha chiesto alle autorità berlinesi di operare un’approfondita verifica retroattiva, ma recuperare le somme non correttamente assegnate sarà difficile e richiederà tempo, nonostante la rinomata efficenza del sistema di controllo fiscale tedesco. In un altro Land, il già citato Nordreno-Vestfalia, perquisizioni della polizia hanno permesso di mettere le mani su diversi truffatori: tra di essi un piccolo imprenditore che, oltre ad aver richiesto lui stesso gli aiuti, aveva costretto anche la madre 81enne a compilare il modulo. L’intera somma, velocemente ricevuta era stata poi altrettanto velocemente investita in lingotti d’oro. In questo caso, tutti requisiti dai poliziotti.

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