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Come la Francia col taglio di imposte riporterà in casa produzioni volate in Asia

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Il piano da 100 miliardi del governo francese per il rilancio economico nell’approfondimento di Enrico Martial

 

Il piano da 100 miliardi del governo francese per il rilancio economico, oltre che per la settantina di misure, distribuite su tre assi – ambiente, competitività e coesione – merita un’attenzione su almeno sei punti focali.

Il primo è nello sforzo di reindustrializzazione e di rafforzamento della competitività delle imprese. Almeno nelle intenzioni, l’idea è di rilocalizzare, cioè di riportare in Francia attività industriali delocalizzate negli anni sul piano globale – in particolare in Cina e in Asia. In questo senso va interpretata soprattutto la misura di riduzione delle imposte sulla produzione, che vale da sola 20 miliardi, su due anni, ma che continuerà per gli anni successivi. Si intende creare un contesto competitivo comparabile ai Paesi che hanno sottratto imprese e lavoro all’Europa, proprio a partire dalla pressione fiscale sulla produzione: l’effetto però è anche nella competitività intra-europea, per esempio rispetto alla Germania. A questa misura si aggiungono 3 miliardi di prestiti (che farebbero da leva per un totale di 15 miliardi) e infine 1 miliardo di misure puntuali sia per tenere le imprese in Francia sia per chiamarne di nuove, con un bando pubblico. Reindustrializzazione e innovazione sono d’altra parte una delle caratteristiche della presidenza Macron, sulla linea di industria 4.0 – analoga alla nostra e a quella tedesca – con l’idea di Start-up Nation per l’innovazione, fino alla chiamata alle imprese in fuga dalla Londra della Brexit.

IL PIANO

A differenza della Germania che agisce sui consumi, va inoltre notato che si tratta di un piano incentrato sulla produzione, nello sforzo di trasformare almeno in parte il tessuto produttivo. Tra gli esempi, la creazione di filiera per l’idrogeno verde (cioè a partire da fonti rinnovabili), gli stabilimenti per le batterie (come quello svedese di cui ha parlato Start), o i medicinali riportandoli a casa dalla Cina e dell’Asia. L’approccio è stato considerato troppo a favore delle imprese da commenti del partito socialista, ma l’impressione è mitigata dal pilastro sociale, che vale anch’esso 30 miliardi, con aiuti alle fasce più deboli, per la formazione e per la scuola, e soprattutto per i giovani, con una misura per il loro impiego in parte già anticipata questa estate, per 6,5 miliardi.

L’IMPATTO

Il terzo elemento riguarda la dimensione e l’impatto del piano. In termini assoluti si tratta di 100 miliardi, circa 4% del PIL, dunque più rilevante di quello tedesco, di 130 miliardi ma relativo al 3,7% del PIL e il primo per importanza tra quelli europei finora noti. Il primo ministro Jean Castex ha detto in conferenza stampa che oltre ad aggiungersi alle prime misure avviate a marzo è quasi 4 volte il piano di recovery dopo la crisi del 2008, con una depressione economica che non si è vista dal 1929.

GLI OBIETTIVI

L’obiettivo è di riportare il Pil ai livelli 2019 entro il 2022. In effetti, 40 miliardi vengono dal recovery plan europeo (si spera di vederne la cassa i primi mesi del 2020), 20 da fondi propri e 40 reperiti sul mercato. 80 miliardi complessivi costituiscono una spesa “una tantum”, e per il primo ministro Castex il debito potrebbe essere riassorbito entro il 2025. Peggio sarebbe stato, ha detto, scegliere l’austerità con le relative conseguenze per il lavoro, la salute, le condizioni di vita, la sicurezza, e anche per le finanze pubbliche, che si sarebbero comunque trovate con un gravissimo minor gettito.

LA TRANSIZIONE ECOLOGICA

Il quarto elemento riguarda l’ambiente, o meglio la “transizione ecologica”. Ha detto la ministra Barbara Pompili che il piano costituisce un fatto epocale, sia con le misure dirette (appunto riduzione C02 dagli edifici – 7 mld, o i trasporti, o l’idrogeno generato da fonti rinnovabili per 2 mld) ma anche con quelle indirette, che ancora puntano alla de-globalizzazione, al consumo di prossimità, alla gestione dei rifiuti, alla sostenibilità ambientale delle produzioni agricole. Per dire, nella recente crisi della barbabietola, è stato autorizzato temporaneamente l’uso di insetticidi contestati per gli effetti sulle api, con grandi polemiche. In ogni caso, l’impostazione ambientale è orientata, in pieno indirizzo Macron, nel coglierne i vantaggi sotto il profilo della crescita e del lavoro, superando il dilemma tra “arrivare alla fine del mese” e “evitare la fine del mondo”.

LA DIMENSIONE EUROPEA

Il quinto elemento riguarda la dimensione europea. I 40 miliardi per la Francia sono una parte dei 750 miliardi del recovery plan europeo, nel logo di France Relance si vedono le due bandiere, comunitaria e nazionale. Il piano sarà presentato a ottobre perché sia discusso insieme agli altri Paesi, con i relativi successivi adattamenti. La loro impostazione è simile: in tutti i piani il 30% sarà destinato alla transizione ecologica.

IL METODO

Infine va segnalato il metodo. Il piano è in modo evidente disegnato a livello centrale e solo successivamente coinvolge le collettività locali e le loro competenze. L’attuazione è in gran parte assicurata dai comuni, dipartimenti e regioni, e Castex ne vedrà i presidenti la prossima settimana. Saranno quindi necessari ulteriori adattamenti e progetti caso per caso. Dopo questa partenza “dall’alto” e centralista, Castex ha confermato il metodo della concertazione per l’attuazione e la messa a punto, con soluzioni in ambito locale e con spostamenti di risorse da un’azione e da un territorio all’altro, a seconda dei bisogni e delle opportunità, per esempio in materia di imprese industriali.

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