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Affaroni Fedez, brandelli Mps, Amara dolce da Formigli, capriole su Scannapieco (Cdp)

Arnese

Non solo nomine, Cdp, Scannapieco, Fedez, Amara e Mps. Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. Pillole di rassegna stampa nei tweet di Michele Arnese, direttore di Start

 

I PIANI DI BIDEN

 

LE AUTO CENSURE DI FEDEZ

 

MPS IN BRANDELLI

 

PIU’ DEFIBRILLATORI PER TUTTI

 

I LIVELLI DEL PNRR

 

I NUMERI DI CASSA DEPOSITI E PRESTITI

 

I NUMERI DI SCANNAPIECO

 

CAPRIOLE DI CARTA SU SCANNAPIECO

 

I NOMI EXTRA MEF E FONDAZIONI NEL CDA DI CDP

 

PARIS, ADIEU?

FRANCESCO & GIAVAZZI

 

VEDI NAPOLI E POI PAGHI

 

PILLOLE DA PIAZZA PULITA

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL FATTO QUOTIDIANO SU AMARA A PIAZZA PULITA:

“Sono stato arrestato nel febbraio del 2018, mi venivano contestati due episodi di corruzione. Sono stato ristretto nel carcere di Regina Coeli per circa 5 mesi, poi ho fatto un periodo di domiciliari, un periodo di grande riflessione. Lì ho maturato la forte, determinata e decisa convinzione di collaborare con l’autorità giudiziaria. Nel momento in cui ho deciso ho fatto una scelta di vita, o era una scelta radicale o non aveva senso”. Piero Amara, 52 anni, l’ex avvocato esterno dell’Eni che ha scatenato una nuova bufera nel mondo della magistratura con le sue dichiarazioni ai pubblici ministeri di Milano sulla fantomatica loggia massonica “Ungheria” (formata, a suo dire, da uno svariato numero di magistrati e figure istituzionali) parla per la prima volta in tv intervistato da Corrado Formigli a Piazzapulita, su La7. “Ho riferito una serie di circostanze per le quali non ero nemmeno indagato“, spiega. “Avrei potuto limitarmi a confessare le ipotesi di reato che mi erano contestate, ma sono andato avanti. A chi dice che ho collaborato per avere uno sconto di pena, ricordo che avevo già patteggiato a Roma e Messina”.

“Ho cercato di limitare la mia deposizione ai fatti di cui ero assolutamente certo“, spiega Amara. “Comincio a parlare della loggia Ungheria perché, in verità, non so come, la procura di Milano riuscì a rinvenire un file del 2015 all’interno di un computer nella mia disponibilità. Era un file indirizzato a una persona indicata come ‘LL’, Luca Lotti“. Che, dice, lo avrebbe incontrato più volte: “Esisteva una forma di comunicazione con il dottor Lotti alla Presidenza del Consiglio. Devo fare un distinguo tra Lotti e Renzi. Con Lotti, a parte la conoscenza diretta, il sistema di comunicazione era mediato da un imprenditore fiorentino, poi fu costruito un rapporto economico quando c’erano problemi di finanziamento della Leopolda, ma non l’ho finanziata io”. Nel documento trovato dai pm, racconta, “si raccomandavano una serie o di magistrati o di altri funzionari dello Stato che avevano esigenze di varia natura”. Il legale, indagato per un presunto depistaggio nel caso Eni-Nigeria, ha cominciato a rendere dichiarazioni nel dicembre 2019. “Cercavo di limitarmi a riferire fatti rispetto ai quali ero certo di un tema probatorio, che potevo dimostrare. Mi sono totalmente affidato al dottor Storari (Paolo Storari, il pubblico ministero ora indagato per aver diffuso i suoi verbali, ndr)”, spiega. “Nel momento in cui ho cominciato a rendere dichiarazioni a Storari, mi sono posto io il problema dell’esigenza dei riscontri: per un certo periodo è stato facile acquisire delle registrazioni, degli audio” da parte dei soggetti chiamati in causa, “alcuni dei quali ora dicono che non mi conoscono“.

Storari, dice Amara, “in questa vicenda pecca solo di una ingenuità cosmica rispetto a quello che è successo, per non qualificarlo altrimenti. Conoscendo Storari, che è una persona certamente perbene, io penso che ne avrà parlato con il dottor Davigo… questo avviene nell’aprile nel 2020, quindi siamo in piena segretezza istruttoria. Era stato stabilito un percorso che prevedeva ancora diversi interrogatori. Se lo avesse fatto un avvocato, sarebbe in carcere probabilmente. Sono io – prosegue – che mi sono posto il problema dell’esigenza di riscontri. Per fortuna mia ho cercato, dopo aver reso queste dichiarazioni, di ricostruire attraverso colloqui e registrazioni dei fatti a mia tutela”. La cosiddetta loggia Ungheria, nella sua versione, “è molto peggio che non un’associazione segreta. Cioè, rispetto a certi fatti, per me c’è proprio un’associazione a delinquere finalizzata all’abuso d’ufficio. Certamente – aggiunge – fino al mio arresto il gruppo di potere che si riconosceva in parte di questa associazione esisteva ancora e io sono pronto a parlarne con qualunque altro magistrato, non solo con la procura di Milano”. Il primo a parlargli della sua esistenza, dice, “fu il dottor Giovanni Tinebra”, già direttore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) e Procuratore generale di Catania. “Nell’ambito di una certa parte della magistratura – spiega – vi era un circolo più ristretto rispetto al quale inizialmente ho avuto l’onore di partecipare grazie all’invito del dottor Tinebra. Fu lui il primo a pronunciarmi la parola Ungheria”.

 

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE SULLA GOVERNANCE DEL PNRR:

La gestione del Pnrr sarà articolata su tre livelli, che assegnano le responsabilità di indirizzo a Palazzo Chigi, controllo e rendicontazione alla Ragioneria generale e la realizzazione degli interventi ai singoli «soggetti attuatori», prima di tutto ministeri, Regioni ed enti locali.

Il confronto e la circolazione delle informazioni saranno assicurate anche da un «Tavolo permanente» con parti sociali, enti territoriali e associazioni, oltre che dai rapporti semestrali al Parlamento e alla Conferenza Unificata e dalle relazioni annuali della Corte dei conti.

Ma la geografia dei poteri punterà decisamente sulla presidenza del Consiglio: che potrà decidere commissariamenti in tempi strettissimi tutte le volte in cui «sia messo anche solo potenzialmente a rischio il conseguimento degli obiettivi intermedi e finali» del Piano.

Non solo: i poteri sostitutivi potranno scattare anche «in caso di diniego, dissenso, opposizione o altro atto equivalente» con cui le amministrazioni potrebbero ostacolare un intervento rientrante nel Pnrr. Della pratica si occuperebbe il consiglio dei ministri, o la Stato-Regioni nel caso degli enti territoriali.

Le norme sulla governance confluite nel decreto unico oggi sul tavolo del consiglio dei ministri provano a risolvere così l’equilibrio fra partecipazione e decisione che deve guidare l’attuazione del Piano. Il meccanismo di governo, che come spiega la bozza si applicherà tal quale anche agli investimenti del «fondo complementare» da 30,6 miliardi regolato dal Dl 59/2021, ruota intorno al perno centrale rappresentato dalla cabina di regia a Palazzo Chigi.

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ESTRATTO DI UN LANCIO DI ADN KRONOS SUL PATTO PER NAPOLI:

Si intitola ‘Un patto per Napoli. Come rendere sostenibile il debito e liberare risorse per il rilancio della città’, il documento sottoscritto oggi pomeriggio da Giuseppe Conte, Enrico Letta e Roberto Speranza. “Mentre l’Italia sta affrontando con coraggio la ripartenza, la politica non può prescindere dal rilancio degli enti più prossimi ai bisogni dei cittadini”, ovvero i comuni si legge nel Patto sottoscritto da M5S, Pd e Leu che individua tre “interventi legislativi a livello statale volti a rendere sostenibile la gestione del debito in base ai principi di solidarietà, di coesione territoriale ed equità intergenerazionale”.

Il primo: “Una procedura per la gestione commissariale del debito della Città di Napoli (sulla base di un modello che intervenga sui Comuni capoluoghi di Città Metropolitana in quanto asset strategici del sistema economico nazionale), sulla falsa riga di quella in essere dal 2008 per Roma”.

E poi: “L’estensione all’intero triennio 2021-2023 e l’incremento da 500 milioni ad almeno 1 miliardo annuo della dotazione del Fondo per il sostegno all’equilibrio di bilancio degli enti locali, la cui istituzione è prevista dal DL n. 73 del 2021 (c.d. sostegni-bis)”. Infine, “un Piano straordinario per l’assunzione e la riqualificazione di personale da parte degli enti locali, con particolare riferimento a figure professionali dotate di qualificazione specifica”.

“Questi interventi -si legge nel Patto- andrebbero combinati con un rafforzamento di strumenti recentemente introdotti dalla legislazione per agevolare la gestione del debito degli enti locali: fondo per gli enti in difficoltà finanziarie imputabili alle condizioni socio economiche dei territori; fondo per il concorso al pagamento del debito dei comuni capoluogo delle città metropolitane; avvio della ristrutturazione del debito degli enti locali con accollo allo Stato”.

Quindi, il capitolo della ‘gestione commissariale’. “Napoli -si spiega deve diventare un laboratorio nazionale in cui sperimentare un nuovo modello di intervento e gestione del debito a favore dei Comuni capoluogo di Città Metropolitane. Questo intervento, trova un precedente nella gestione commissariale del debito di Roma Capitale. Obiettivo è quello di introdurre due distinte due gestioni, tra loro separate: una Gestione commissariale – affidata ad un Commissario di Governo – che prenderebbe in carico tutte le entrate di competenza e tutte le obbligazioni assunte ad una certa data; una Gestione ordinaria, competente per il periodo successivo alla suddetta data, ed affidata agli organi istituzionali del Comune”.

“Il Commissario di Governo procederebbe all’accertamento definitivo del debito del comune di Napoli, al fine di redigere, entro un certo termine, il piano di rientro delle passività pregresse del comune, aggiornato in termini di crediti certi, liquidi ed esigibili. Alla luce delle dimensioni del debito del comune di Napoli e delle quote da recuperare in ciascun anno – in base al PRFP e alle ulteriori misure di ripiano – sarebbe necessario destinare al finanziamento della gestione commissariale una dotazione non inferiore a 150 milioni di euro annui.Sulla base del modello utilizzato per il Comune di Roma, la maggior parte di tale dotazione andrebbe garantita da un contributo annuale dello Stato; un’altra parte sarebbe invece finanziata con la istituzione di addizionali commissariali (all’IRPEF e ad altri tributi locali, inclusi i diritti di imbarco all’aeroporto di Capodichino o al Porto di Napoli)”.

C’è poi un capitolo dedicato al ‘Fondo per il sostegno all’equilibrio degli enti locali’. Si chiede il raddoppio di quello contenuto nel dl Sostegni bis (500 milioni): “Per sostenere maggiormente il processo di risanamento degli enti locali in questione, appare necessario incrementare – con apposito emendamento al ddl di conversione del DL sostegni-bis – la dotazione del Fondo ad un miliardo annuo per ciascuno degli anni dell’intero triennio 2021-2023”.

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