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Ecco il nuovo populismo delle classi finanziarie e improduttive. L’analisi di Sapelli

Gas Russo

Tutte le trasformazioni economiche e politiche del 2022. L’analisi di Giulio Sapelli per Il Sussidiario

 

Un nuovo fantasma si aggira per l’Europa: il populismo algoritmico. E sarà, l’anno appena iniziato, denso di trasformazioni. E questo perché si renderanno evidenti quanto mai le nuove ideologie che dilagheranno nelle formazioni economico-sociali capitalistiche. La pandemia sta innervando nel tronco del tardo capitalismo dilagante finanziarizzato un nuovo gioco di specchi. Ci sono delle specifiche ragioni strutturali che iniziano a farsi sentire.

Il complesso nord-americano-asiatico-cinese si avvierà a una lenta disintermediazione, tra il ceppo statunitense a poliarchia democratica, da un alto, e il ceppo asiatico a poliarchia terroristica di massa cinese, dall’altro. Rimarranno attivissime le relazioni soprattutto finanziarie e intermediate dal risorto colonial capitalism di pura origine anglosassone, come si avvia a divenire il complesso geopolitico indo-pacifico. È ciò che rimane del vecchio Commonwealth, che risorge e si delinea per ora solo militarmente a partire dalle acque australiane.

E altrettanto sarà per il capitalismo monopolistico di stato autoritario russo. Esso si avvia a intensificare la sua storica presenza centro-asiatica e a ridefinire i suoi rapporti con gli Usa e, insieme, con alcuni Stati europei. Con quelli che fanno riferimento al capitalismo atlantico nel lungo periodo com’è stato storicamente ed è ancor oggi per la Francia e l’Italia (plasticamente rappresentato – questo processo – dal legame tra Macron e Draghi). A questo plesso si aggiungeranno, ora più di quanto non fosse già un tempo, i Paesi Bassi, come – anche qui plasticamente – è rappresentato dalla torsione anti-austerità di un Governo olandese che trasforma la sua “formula politica” un tempo così ottusamente austera, in una formula simile a quella evocata da Macron e Draghi nel loro documento comune sul debito “sano” e sugli investimenti pubblici che ora si reputano necessari per evitare la crisi catastrofica.

Il ceppo teutonico-baltico degli Stati europei, con in testa la Germania, a causa del ridimensionamento economico e strategico della Cina e della sua potenza, dovrà ridefinire il suo posto industriale – prima che finanziario – nel mondo, come sta facendo con rozzi tentennamenti in Europa e nell’Ue. L’Olanda, intanto, abbandona la sua storica, ma sempre contrastatissima alleanza con la Germania, per ricercare l’altrettanto storico rapporto con la Gran Bretagna, mentre la Spagna ripropone le sue radici austro-tedesche e spera che esse consentano ai suoi gruppi dominati di riassestarsi, anche se sempre in forma subalterna su scala mondiale.

Ci si domanderà: perché la pandemia provoca queste trasformazioni? Ma è evidente: perché l’ordoliberismo deve trasformarsi per non tracimare nel disordine, così da poter continuare il suo dominio. L’ordoliberismo teutonico, così come il neoliberismo modello Usa – entrambi capitalismi dispiegati di mercato regolato dalla Stato – si separano sempre più dalle politiche dell’austerità e del controllo dall’alto della quantità di moneta in versione “Gosplan” (ossia centralizzato e automatico, secondo il modello sovietico di un tempo e applicato oggi nell’Ue) e “anti-Federal Reserve”. Così aveva di già iniziato a fare il Mario Draghi che combatteva nel campo dell’onore di Francoforte, alla Bce, come alfiere del capitalismo nordamericano, e come ha continuato a fare, anche se con più incertezze (per la sua natura di operatore non direttamente dipendente), anche la signora Lagarde.

Ma tutto ciò implica ristrutturare le regole del debito. E questo perché il confine del mercato ideologicamente tracciato anche laddove teoricamente e praticamente esso è impossibile, non può più ora – con la crisi pandemica – essere imposto senza far ricorso a una pioggia di sussidi, pena l’esplosione e non solo la disgregazione sociale. Quel mercato esiste solo nella testa e nel portafoglio dei capitalisti finanziari e rentier del mondo, dei loro top manager stock-optionisti e dei loro intellettuali organici, che ora mutano le filastrocche. I sussidi, le elemosine, sono accolte con clamore dai gattini ciechi degli osannatori dei bonus con cui si ristrutturano case e monumenti che non produrranno né profitto, né reddito e quindi nessun posto di lavoro e quindi nessun mercato interno: sono una purga argentina che, però, tutti bevono esaltati, ubriacandosi.

Ecco il nuovo populismo delle classi medie finanziarie e improduttive, sostenute dalla fangosa rendita a debito e non dal sano profitto. Sono le nuove classi agiate di Thorsten Veblen e i poveri delle vecchie houses of poors che riappaiono. Ma hanno ora scritto sui cancelli delle loro case le formule algoritmiche di ingegnerie finanziarie che fanno sbalordire.

Bisogna iniziare a raccogliere etnograficamente queste nuove farneticazioni delle classi agiate. Per esempio, cosa scrivono per accompagnare l’articolo a due firme dei capi del revisionismo neopopulistico, gli agiati Macron e Draghi, i manipoli di economisti di ventura all’opera tanto solerti: capirete.

La “teoria” ora si muove per giustificare i sussidi e quella pioggia monetaria che non fa che aumentare il debito e preparare nuove tragedie greche…e prossimamente italiche. Questo accadrà, se non si corregge questa traiettoria, che non fa che danneggiare lo stesso dominus Usa. Esso dovrà inevitabilmente, vedrete, richiamare all’ordine gli stessi suoi attuali referenti.

Un tempo i populismi avevano con sé, anzi, era “portati” dall’onda delle grandi masse organizzate dai sindacati o dalle classi medie declassate, come fu per gli insuperabili modelli del peronismo e del varghismo argentino e brasiliano. Ora l’Ue, non l’Europa, ci “dona” un “nuovo populismo da sussidio indebitante”. E il tutto sotto i riflettori degli algoritmi di una triste pseudo-scienza economica che scienza non è, ma – come disse Husserl in tempi bui – altro non è che l’epifenomeno della “crisi delle scienze europee”.

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