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Eni, Fincantieri, Leonardo-Finmeccanica. Tutte le relazioni Italia-Qatar e il dossier Libia

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Qatar

La visita di Mattarella a Doha. Le relazioni Italia-Qatar e il ruolo di Eni, Fincantieri, Leonardo-Finmeccanica. La posizione del Qatar in Libia e la scarsa credibilità del vertice di Berlino. L’analisi di Giuseppe Gagliano

Alcuni fatti apparentemente diversi conducono ad approfondire sulla dinamica conflittuale presente in Libia ma soprattutto sulla credibilità politica del recente vertice di Berlino.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato nella capitale del Qatar soprattutto con lo scopo di consolidare la partnership economica con Doha.

Infatti il volume di affari tra Italia e Qatar, stando ai dati del 2017, è stato di 2,35 miliardi di euro. Inoltre, la presenza degli amministratori delegati di Eni, Fincantieri e Leonardo (ex Finmeccanica) costituisce una garanzia per il consolidamento dei nostri interessi economici nel settore della difesa e del petrolio.

E’ necessario ricordare che il nostro paese ha venduto sette navi da guerra Fincantieri per 4 miliardi di euro, 28 elicotteri NH 90 (ex Agusta Westland- gruppo Leonardo ex Finmeccanica) per 3 miliardi di euro ed ha inoltre siglato un’intesa da oltre 6 miliardi di euro per 24 caccia Typhoon del consorzio Eurofighter, di cui Leonardo-Finmeccanica ha una quota del 36 per cento. Inoltre il Qatar è uno dei maggiori investitori stranieri in Italia.

Sempre a proposito del Qatar non si può dimenticare due dati geopolitici non discutibili allo stato attuale. Partiamo dal primo.

Il Qatar è uno dei principali finanziatori della Fratellanza musulmana e del terrorismo islamico secondo gli Usa.

Il secondo dato di fatto è relativo alla presenza del Qatar in Libia ed in particolare di Muhammad Hamad al-Hajri, incaricato d’affari dell’ambasciata del Qatar in Libia, e del generale dell’intelligence Salim Ali al-Jarbou.

Grazie al loro contributo il Qatar ha posto in essere in Libia una politica volta a contrastare gli interessi di Haftar ma soprattutto dei suoi rivali arabi e cioè degli EAU e dell’Arabia Saudita.

In secondo luogo il Qatar è il principale sostenitore, nel contesto arabo, di Erdogan nostro competitore sia in Libia sia nel Mediterraneo per la Zee.

Veniamo adesso al secondo fatto di cronaca.

Secondo quanto riferito da Huffington post, la Francia avrebbe bloccato la dichiarazione di condanna da parte di  Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Italia contro il blocco delle installazioni del petrolio deciso da Haftar durante il  vertice di Berlino. Superfluo aggiungere che la doppiezza della Francia è volta a tutelare gli interessi petroliferi della Total.

Mettendo a confronto queste due fatti è facile, fra le altre cose, desumere che i contrasti tra i Paesi europei sono rilevanti e che sopratutto i veri giocatori dietro le quinte rimangono i paesi arabi e non certo l’Ue o l’Onu.

Vediamo adesso al terzo fatto di cronaca. Al -Serraj, in un’intervista al quotidiano arabo Al Jazeera, ha da un lato denunciato la volontà di Abu Dhabi di creare un base militare in Libia e dall’altro ha condannato il sostegno dato ad Haftar dal Paese arabo.

Infine — ed è il quarto e ultimo fatto di cronaca — in un’intervista di grande significato politico su Al Jazeera, l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, ha affermato il proprio rifiuto all’invio di forze internazionali a Tripoli. In particolare, l’inviato ha sottolineato che la Libia non accetterebbe la presenza di forze straniere.

Ora, mettendo a confronto questi fatti, come si può attribuire credibilità politica al vertice di Berlino?

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