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Elezioni Uk, ecco il programma di Boris Johnson

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Tutti i punti del programma dei Tories per le elezioni nel Regno Unito del 12 dicembre illustrato ieri da Boris Johnson. L’approfondimento di Daniele Meloni

Portare a termine la Brexit. Questo il leitmotiv della presentazione del programma del partito Conservatore tenutasi a Telford ieri, con un Boris Johnson in gran forma e il presidente del partito, James Cleverly, nel ruolo di maestro cerimoniere. I sondaggi danno fiducia ai Tories: il vantaggio sui laburisti è dato tra una forbice di 11 e 19 punti: in molti pronosticano un governo a maggioranza conservatrice alla chiusura delle urne il 12 dicembre.

Istrione, ma anche molto deciso, Johnson ha ricevuto pieno mandato dal suo partito per portare a termine la Brexit e concentrarsi sulle cose che – parole sue – “davvero interessano gli elettori”: scuola, infrastrutture, immigrazione e ospedali. Una vittoria dei Conservatori alle elezioni – ha detto il Primo Ministro – allontanerebbe il pericolo di un governo socialista guidato da Jeremy Corbyn. Johnson, mai timido quando si tratta di canzonare e ironizzare, ha affermato che sulla Brexit il leader del Labour è passato “dall’essere indeciso a non essere più nemmeno sicuro di essere indeciso” e ha persino simulato, in francese, un dialogo tra i commissari europei e un ipotetico team laburista per la rinegoziazione della Brexit: secondo il leader Tory, nessuno tra Corbyn, Abbott, Starmer e McDonnell sarebbe in grado di dire cosa vogliono i laburisti nelle trattative con Bruxelles.

Quindi Brexit, Brexit, sempre Brexit. Johnson si è detto sicuro, in caso di vittoria, di portare il suo Brexit Bill in aula ai Comuni prima di Natale per la sua terza lettura, e di chiudere la trattativa sull’accordo commerciale con Bruxelles entro la fine del 2020. Poi, sventolando lo snello pamphlet contenente le proposte dei Conservatori, il cosiddetto Manifesto, ha annunciato che i Tories una volta al governo non aumenteranno la Vat – l’Iva in Uk – le tasse sul reddito e quelle sulla sicurezza sociale.

Sul fronte delle politiche verdi, il Premier ha promesso di arrivare a un Regno Unito carbon-free entro il 2050, senza penalizzare le imprese ma, anzi, approfittando della ricerca e della tecnologia per giungere al risultato; la messa al bando del plastic waste verso i paesi che non fanno parte dell’Ocse, e l’investimento di 6,3 miliardi di sterline per il rinnovamento sostenibile delle case britanniche.

E poi ancora le infrastrutture, con 29 miliardi per la Northern Powerhouse Rail tra Leeds e Manchester, perché, ha detto Johnson, “il talento è sparso per tutto il paese, ma le opportunità non sono eque”. Cinquecento milioni all’anno per 4 anni saranno destinati alla manutenzione delle strade.

Johnson ha definito il suo conservatorismo “moderato, ragionevole, e one-nation”, facendo leva maggiormente sull’aspetto sociale delle politiche dei Tories rispetto alle politiche per le imprese. Difatti, come già annunciato nei giorni scorsi, non ci sarà il taglio della corporate tax dal 19 al 17% ma, da subito, investimenti, nel sistema sanitario per la creazione e l’ammodernamento di nuovi ospedali. Un sistema per rendere gratuiti i parcheggi per alcune categorie di degenti e operatori dell’NHS sarà messo a punto nei primi mesi di governo.

In conclusione l’immigrazione e la sicurezza, punti che stanno molto a cuore agli elettori britannici e al partito Conservatore: sarà implementato un sistema con dei tetti e dei test per gli immigrati sul modello di quello attuato in Australia, e, ci saranno 20mila nuovi agenti di polizia per le strade per fare fronte all’emergenza del crimine e del terrorismo, in particolare nelle grandi città come Londra.

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