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Tutto sui programmi economici dei partiti Uk in vista delle elezioni

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Regno Unito

Dove convergono e dove no i programmi economici di laburisti e conservatori in vista delle elezioni Uk del prossimo 12 dicembre. L’approfondimento di Daniele Meloni 

Fine dell’austerità e aumento della spesa in deficit. Almeno su questo laburisti e conservatori sono d’accordo dopo avere annunciato i loro programmi economici in vista delle elezioni del prossimo 12 dicembre. La speranza è quella di convincere gli incerti a dare loro fiducia, specialmente nei seggi dove si gioca la partita per il numero 10 di Downing Street nel nord dell’Inghilterra e nelle Midlands.

Parlando all’aeroporto di Manchester, il Cancelliere dello Scacchiere Tory, Sajid Javid, ha annunciato un rilassamento delle regole sull’indebitamento adottate dopo la crisi del 2007, con conseguente aumento fino al 3% del Pil degli investimenti sulle infrastrutture di pubblica utilità. Un aumento stimato in 100 miliardi di sterline da destinare alle ferrovie, alle strade, alla banda larga, agli ospedali e alle scuole britanniche. In particolare, Javid ha affermato che sarà il post-industriale nord del paese a beneficiarne, con una maggiore autonomia sulla rete ferroviaria, lo sviluppo di una linea veloce tra Manchester e Leeds (High Speed 2), un nuovo piano per l’elezione diretta dei sindaci di alcune cittadine, e la nascita di una nuova struttura amministrativa il cui compito sarà gestire lo sviluppo dell’area. Una specie di Department of Economic Affairs di wilsoniana memoria, solo che situato al nord.

Il decentramento e lo svuotamento dei poteri concentrati a Londra sono stati al centro anche dell’intervento di John McDonnell a Liverpool. Il Cancelliere del governo ombra laburista ha affermato la volontà di trasferire parte del personale di Whitehall – il cuore londinese dell’amministrazione britannica – nelle varie regioni britanniche, e, in particolare, di trasferire parte del personale del ministero del Tesoro, il potentissimo Treasury, nel nord dell’Inghilterra. Progetti di questo tipo sono stati tutti ostacolati in passato, con i vari Cabinet Secretary e Permanent Secretaries dei ministeri schierati compatti contro l’abbandono della Capitale.

Il Labour ha inoltre annunciato un piano per un Fondo Sociale del valore di 150 miliardi di sterline da utilizzare per i prossimi 5 anni, e un Piano di Sviluppo dell’Economia Green e di lotta al cambiamento climatico per un valore di 250 miliardi di sterline. Agli scettici McDonnell ha ricordato che, qualora Corbyn vincesse le elezioni, gli investimenti nel sociale e nelle infrastrutture verrebbero scomputati dal bilancio. Un altro punto al centro del programma Laburista è l’abolizione delle tasse universitarie, triplicate dal governo Cameron-Clegg fino a 9mila sterline l’anno. Per Corbyn e McDonnell i soldi nel bilancio per rendere operativa questa misura saranno ricavati dall’aumento delle imposte per il 5% della popolazione a reddito medio-alto, circa 1,5 milioni di contribuenti.

Spinti dai bassi tassi d’interesse, sia i Conservatori che i Laburisti vedono nell’aumento del deficit il sistema per dare la spinta a un’economia la cui crescita si è contratta nel corso degli ultimi due anni, ma che rimane – a +1,4% su base annua nel 2019 – superiore a quella di paesi come Francia e Germania, per non dire dell’Italia. Se implementate, queste politiche andranno ad aumentare il debito pubblico nel lungo periodo, ribaltando anni di misure restrittive prese durante il governo di Coalizione Cameron-Clegg (2010-2015), che vedeva nel Cancelliere dello Scacchiere, il Tory George Osborne l’alfiere dell’austerity e del cosiddetto “Piano A” per il rientro del debito pubblico dopo gli anni delle spese allegre del New Labour di Blair e Brown.

Last but not least, il problema dell’housing. Nonostante il right-to-buy di Margaret Thatcher e l’help-to-buy di David Cameron, le politiche sulla casa e le abitazioni hanno penalizzato le giovani generazioni. Secondo l’Institute for Fiscal Studies solo il 36% dei nati dal 1980 in poi possiede una casa. Un dato che stride rispetto al 62% degli anni Cinquanta e al 60% degli anni Sessanta. Sono sempre più i giovani che affittano appartamenti, il cui costo è aumentato in media del 20% negli ultimi 20 anni. Dalla crisi del 2007 a oggi i prezzi delle case sono aumentati in media di 7 volte in più rispetto alla media di aumento degli stipendi. Corbyn vuole legare la costruzione di nuovi edifici al suo progetto sulla decarbonizzazione dell’economia, mentre i Tories hanno già annunciato durante il loro Congresso di settembre un programma di housing sociale per rendere gli affittuari subito proprietari di una parte dei loro alloggi per poi successivamente ottenere dei finanziamenti per diventarne del tutto home-owners.

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