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Elezioni Uk, come stanno Labour e Tories a una settimana dal voto

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Tories elezioni

Il punto di Daniele Meloni sulle elezioni nel Regno Unito

Ancora una settimana e poi le elezioni di Natale saranno archiviate alla storia del Regno Unito con vincitori e vinti. L’annuncio di 4 parlamentari europei del Brexit Party di votare a favore di Boris Johnson e dei Conservatori ha sicuramente dato ulteriori speranze di vittoria al premier, che ha definito il programma dei suoi primi 100 giorni di governo nel caso in cui otterrà la maggioranza assoluta. Priorità a Brexit Bill e legge finanziaria, il cosiddetto Budget.

In casa laburista Corbyn continua sensibilmente a crescere nei sondaggi, segno che la macchina elettorale gestita dall’Ufficio Centrale del partito in Victoria Street sta funzionando, così come il gruppo di militanti riunito attorno a Momentum, veri pretoriani del corbynismo. I sondaggi però mostrano un Corbyn che al massimo può sperare di rovinare la festa ai Tories, con il Labour che viene dato al 34% nella migliore delle ipotesi. Nei giorni scorsi inoltre, altri ex deputati del partito si sono espressi contro Corbyn e la rivista storica della sinistra inglese, The New Statesman, ha clamorosamente negato la sua investitura nel leader dell’Opposizione definito “troppo debole su antisemitismo e ondivago su Brexit” nell’editoriale del settimanale britannico.

In questo momento pochi nutrono dubbi sul fatto che i Conservatori saranno il partito con più seggi ai Comuni. L’accordo di desistenza con Farage farà sì che i Tories non avranno da competere con il Brexit Party nei 317 seggi che già detengono. Per arrivare alla maggioranza assoluta di 326 ne mancano ancora 9. Per Johnson la domanda è: una campagna troppo sbilanciata sul “portare a termine la Brexit” funzionerà? Il premier è stato l’unico leader di partito a sottrarsi al “grilling” di Andrew Neil, storico giornalista della Bbc non certo lontano dalle posizioni conservatrici ma certamente un osso duro che ha messo alle corde Corbyn sull’antisemitismo e ridicolizzato le ambizioni di premiership di Jo Swinson, la leader del LibDems. Proprio questi ultimi non sembrano beneficiare della polarizzazione della campagna elettorale: la supermedia dei sondaggi della Bbc li dà al 14% con un numero di seggi risibile. La stessa supermedia attesta i Tories al 42 e i laburisti al 32.

Se i Conservatori avranno la maggioranza Johnson porterà il Brexit Bill in Aula per la terza lettura entro Natale. L’accordo dovrebbe essere approvato (sempre meglio usare il condizionale) e la legislatura farà il suo corso. Ma cosa succederebbe nell’ipotesi di un hung parliament, un parlamento bloccato? Si potrebbe proporre una coalizione di governo come quella Cameron-Clegg che ha guidato il paese dal 2010 al 2015? Difficile ma non impossibile. I laburisti dovrebbero liberarsi di Corbyn in primis, e, forse, i Conservatori dello stesso Johnson. A quel punto date le divergenze dei partiti sulla Brexit – divergenze anche interne – un secondo referendum sarebbe quasi certo. A questo punto l’incertezza su chi guiderebbe l’esecutivo favorirebbe personaggi più vicini al centro del panorama politico anche se sembra difficile ipotizzare un Giuseppe Conte made in Britain.

E se Corbyn riuscisse nel miracolo di ottenere un seggio in più di Johnson? Difficile il Labour ottenga la maggioranza assoluta. Corbyn potrebbe allearsi con i LibDems proponendo loro un secondo referendum sulla Brexit e aprire anche i nazionalisti scozzesi dell’SNP di Nicola Sturgeon, europeisti, ma anche favorevoli a un nuovo referendum sull’indipendenza scozzese. Probabile però che sia Swinson che Sturgeon accettino di entrare in un governo solo se l’anziano leader laburista si facesse da parte.

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