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Che cosa c’è in gioco alle elezioni presidenziali in Algeria

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Algeria al voto per il dopo-Bouteflika. Le relazioni dell’Italia e di gruppi come Eni e Enel con la compagnia statale Sonatrach

Non solo Gran Bretagna. Oggi sono chiamati al voto anche più di 24 milioni di algerini: sono le prime elezioni presidenziali del dopo-Bouteflika. Sull’appuntamento, però, pesa l’incognita dell’affluenza.

E il clima di instabilità che si prospetta potrebbe mettere a repentaglio importanti affari italiani: è in Akgeria che operano compagnie come Eni, Enel ed Edison. Andiamo per gradi.

LE ELEZIONI

Partiamo da quello che sta accadendo in queste ore. I seggi sono aperti in Algeria per votare il successore di Abdelaziz Bouteflika, che si è dimesso lo scorso 2 aprile dopo le numerose manifestazioni della popolazione, iniziate il 22 febbraio.

Gli elettori, per il primo turno delle presidenziali, sono 24,5 milioni, di cui quasi 915mila all’estero. Oltre 501mila le persone incaricate di monitorare il corretto svolgimento del voto, che si svolgerà in più di 61mila seggi.

I CANDIDATI ALLE PRESIDENZIALI IN ALGERIA

Cinque i candidati che puntano a sostituire Bouteflika, tra questi Ali Benflis e Abdelmadjid Tebboune appaiono i favoriti.

Benflis, 75 anni, è stato premier sotto Bouteflika dal 2000 al 2003, mentre nelle elezioni del 2004 e del 2014 si è candidato come suo sfidante. Alle ultime votazioni, dove si è presentato come indipendente, ha preso il 12,18 per cento delle preferenze contro l’81,53 per cento a Bouteflika.

Anche lo sfidante Tebboune, 73 anni, ministro delle Comunicazioni nel primo governo Bouteflika nel 1999 si è presentato come indipendente alle elezioni. È stato premier, dal maggio all’agosto del 2017.

IL COMMENTO DI NEGRI

Alberto Negri, già inviato speciale di esteri al Sole 24 Ore, su Facebook ha sottolineato la rilevanza delle elezioni in Algeria anche per l’Italia: “L’Algeria è uno dei nostri storici fornitori di gas con forti interessi di Eni, Enel, Edison. Ma a noi sembra sempre marginale quanto accade in Libia, Algeria o Tunisia. Le presidenziali di oggi, delegittimate dal movimento di protesta Hirak e da molti partiti, sono una svolta: un fallimento nell’affluenza debitamente dopata dai dati ufficiali, può significare un distacco totale del potere dal Paese. Tra le poste in gioco il gas: 96% dell’export, metà delle entrate statali e la formula 49/51, che finora ha assegnato all’industria nazionale Sonatrach la maggioranza delle joint venture con gli stranieri. Anche questo potrebbe cambiare”.

IL RUOLO DI SONATRACH

In Algeria operano Eni, Enel ed Edison protagoniste in questi mesi del rinnovo del contratto di fornitura gas. Contratti, però, come scritto nei giorni scorsi da Start, caratterizzati da tagli sostanziosi e dalla durata limitata nel tempo degli accordi. È evidente la rigidità di Sonatrach, la compagnia statale algerina, nel mettere in campo nuovi rapporti contrattuali di lungo termine.

“Come sapete, un contratto gas non è solo una questione di prezzi, ma è un insieme di parametri: sicurezza dell’approvvigionamento a lungo termine, flessibilità stagionale, flessibilità a breve termine e livello di take or pay che tutti i nostri clienti apprezzano”, aveva detto il Ceo di Sonatrach, Rachid Hachichi, parlando con Economist Petroleum ad Abu Dhabi a settembre.

L’ANALISI DI PISTELLI (ENI)

Le esportazioni di gas dal paese sono scese nel 2018: si sono attestate a quota 51,4 mld di mc (64 mld nel 2005), il 74% tramite gasdotto e il 26% via Gnl. I due terzi dell’export hanno raggiunto Spagna e Italia (il 35-40% dei ricavi realizzati dall’Algeria negli idrocarburi, in totale 40 miliardi di dollari, provengano dal gas).

“L’Algeria dispone di riserve potenziali immense, che la collocano al decimo posto mondiale nella classifica del gas e al sedicesimo in quello del petrolio. Attualmente sfrutta giacimenti oramai alla maturità e caratterizzati perciò da un rapido declino produttivo – ha sottolineato il direttore delle Relazioni internazionali di Eni Lapo Pistelli su Limes -. Molto diverse sono per le problematiche legate allo sviluppo del potenziale energetico algerino. Gli idrocarburi costituiscono il 96% delle esportazioni algerine (il paese è il terzo fornitore di gas alla Ue) e procurano più della metà delle entrate del bilancio dello Stato – ha aggiunto -. Sonatrach controlla l’80% dell’intero settore produttivo ed è de facto il terzo vertice del triangolo del potere assieme al governo e all’esercito. Tale esposizione rende la compagnia molto sensibile ai mutamenti di equilibrio della politica algerina e infatti sono 7 gli amministratori delegati che si sono avvicendati negli ultimi 11 anni alla guida del colosso petrolifero”.

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