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Ecco perché la Germania corre verso la recessione tecnica

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Germania e startup, Angela Merkel

L’economia della Germania si contrae nel secondo trimestre. Nel secondo trimestre il Pil è sceso dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Una contrazione del pil che “spalanca la porta di una recessione tecnica, dopo due trimestre consecutivi in negativo”, ha commentato Klaus Borger del centro studi tedesco Kfw Research

Incertezze geopolitiche e macroeconomiche globali, diatribe commerciali in primis fra Stati Uniti e Cina, domanda interna sempre fiacca, rigida politica economica in materia di finanza pubblica, settore automobilistico in difficoltà per Dieselgate e innovazioni tecnologiche sull’elettrico.

E’ questo il mix di fattori che stanno indebolendo l’economia tedesca, come da giorni indicano alcuni indici tedeschi (qui l’approfondimento di Start)

CHE COSA DICONO I DATI DI OGGI

I maggiori consumi privati e pubblici e l’aumento degli investimenti hanno contribuito positivamente alla crescita economica durante lo scorso trimestre, ma il commercio, la contrazione delle esportazioni e il rallentamento del settore costruzioni hanno impattato negativamente sul pil. E’ questo in sintesi il quadro che emerge dai dati congiunturali tedeschi pubblicati oggi in Germania. Ecco tutti i dettagli.

DOSSIER PIL IN CONTRAZIONE

L’economia della Germania si contrae nel secondo trimestre. Secondo i dati diffusi dall’Ufficio di statistica nel secondo trimestre il Pil è sceso dello 0,1% rispetto al trimestre precedente (quando aveva registrato una crescita dello 0,4%), appesantita dal rallentamento del commercio estero. La crescita annua è stata dello 0,4 per cento.

LE PREOCCUPAZIONI

L’economia tedesca si è contratta, quindi, nel secondo trimestre con il commercio che ha rallentato la crescita economica alimentando le preoccupazioni che il paese potesse scivolare in una recessione, nonostante i forti consumi interni.

LE STIME

Secondo la prima stima pubblicata da Destatis i maggiori consumi privati e pubblici e gli investimenti più elevati hanno contribuito positivamente nel trimestre, ma il commercio e il declino delle costruzioni hanno trascinato l’economia con le esportazioni diminuite ad un tasso più forte delle importazioni.

IL PRESSING SUL GOVERNO

I dati odierni aumenteranno le pressioni sul governo tedesco affinché attui un pacchetto di stimoli a supporto di una ripresa economica, è la previsione di molti osservatori. I dati registrati circa la flessione del Pil tedesco sono segnali di “avvertimento” per la Germania, dice il ministro dell’economia tedesco Peter Altmaier, in un’intervista a Bild. Al momento si registra una fase “di debolezza economica e non di recessione” ha detto il ministro. Questa “può essere evitata con le giuste misure” ha proseguito.

LE PAROLE DEL GOVERNO

Per ridare aria all’economia il ministro chiede sgravi fiscali per le imprese e per i cittadini, come l’abolizione del contributo per la riunificazione, il cosiddetto Soli. “Abbiamo bisogno di sgravi sulle imposte alle imprese e una chiara tabella di marcia per la completa abolizione dei soli nella prossima legislatura. E dobbiamo garantire investimenti nella digitalizzazione e nelle tecnologie del futuro” ha detto Altmeier in nel corso dell’intervista. Altmaier ha poi ricordato che “la causa principale della debolezza economica è la strozzatura della domanda dall’estero” e la cause di questo sono la tensione commerciale tra Usa e Cina. “I conflitti commerciali si fanno sentire e l’industria tedesca orientata all’esportazione è particolarmente colpita” ha chiosato il ministro tedesco.

IL COMMENTO DEL CENTRO STUDI TEDESCO KFW

Una contrazione del pil che “spalanca la porta di una recessione tecnica, dopo due trimestre consecutivi in negativo”, ha commentato Klaus Borger di Kfw Research, come ha riferito l’agenzia Mf-DowJones. L’escalation dei conflitti commerciali tra Stati Uniti e Cina, il caos sulla Brexit e l’indebolimento della crescita globale sono stati “gli elementi che hanno determinato una tempesta” sull’economia tedesca “fin dalla scorsa estate”. Il pil tedesco, profondamente dipendente dalle esportazioni, ha intrapreso un percorso in territorio di contrazione e ora rischia di “naufragare in mare aperto”, ha incalzato l’esperto.

LA FINE DEL DECENNIO D’ORO

Comunque, “la Germania ha risentito del calo della fiducia più che degli effetti diretti del conflitto tra Washington e Pechino”, ha spiegato Carsten Brzeski di Ing, citato dall’agenzia Mf-DowJones, per cui la lettura odierna sul pil “segna la fine di un decennio d’oro per l’economia tedesca”. Dalla fine della recessione del 2008/2009 l’economia è cresciuta in media dello 0,5% ogni trimestre, registrando un’espansione in 35 degli ultimi 40 trimestri. “Tuttavia, sotto la superficie di questi impressionanti numeri, è emersa una tendenza preoccupante. Dal terzo trimestre 2018, l’economia è stata di fatto in stagnazione, con una crescita del pil trimestrale in media dello zero per cento”, ha precisato Brzeski.

IL NODO DELLA DOMANDA INTERNA

“Ora la mancanza di domanda è diventata un problema urgente”, ha avvertito il chief economist di Ing, citato sempre dall’agenzia Mf-DowJones. “La resilienza dell’economia domestica agli shock esterni si sta sgretolando. Avvisi di profitto, primi licenziamenti, aumento degli schemi di lavoro a breve termine, calo della fiducia dei consumatori e attività più debole nel settore dei servizi hanno suonato i campanelli d’allarme”. Peraltro, “il fatto che l’economia tedesca sia attualmente in stagnazione non è il messaggio più sconcertante dopo un lungo periodo di forte crescita. È l’indebolimento dell’economia domestica a essere più preoccupante”.

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