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Ecco i veri fallimenti diplomatici Ue (altro che sofa-gate). Parola di Munchau

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sofagate

Il vero scandalo non è il “sofa-gate”, ma l’inefficace politica estera dell’Unione europea. Tutte le colpe secondo l’analisi Munchau pubblicata su El Pais del 12 aprile

Ciò che mi colpisce ancora di più dell’insensibilità di Charles Michel è la sua ignoranza del contesto in cui si è svolta la visita. Due giorni prima, Erdogan aveva arrestato diversi ammiragli in pensione dopo aver sottolineato che la Convenzione di Montreux del 1936 dovrebbe applicarsi anche al Canale di Istanbul, un progetto per costruire una via navigabile interna parallela al Bosforo.

La convenzione, che fa parte dell’architettura diplomatica di pace dell’Europa del XX secolo, ha conferito alla Turchia il diritto di limitare il passaggio di navi militari straniere in tempo di guerra, ma garantisce il libero transito di navi civili e militari in tempo di pace, entro certi limiti.

Un accordo fu stipulato per porre fine alla serie di guerre russo-turche per il controllo del Mar Nero. Ora che la Russia sta schierando le sue truppe al confine con l’Ucraina, la conquista del potere da parte della Turchia nella regione sarebbe sicuramente l’ultimo degli auspici dell’Unione Europea.

Come pensa l’Ue di scattare una foto con il dittatore della Turchia in un momento come questo? Con un uomo che commette violazioni seriali dei diritti umani nel suo paese e che ora infrange apertamente le norme del diritto internazionale?

Così come in guerra, anche nella diplomazia vengono scelte le armi. C’è un tempo per le foto e un altro per una diplomazia composta di incontri discreti dietro le quinte.

Il vero scandalo accaduto la scorsa settimana non ha nulla a che fare con i divani, ma con il fallimento diplomatico dell’Ue.

Mentre i suoi leader si scontrano con i dittatori stranieri, l’Unione ha lasciato che i suoi Stati membri diventassero dipendenti dal gas russo, dalla tecnologia delle telecomunicazioni cinese e dalla Turchia come cuscinetto contro i flussi migratori.

Un simbolo più preciso dello stato in cui verte la diplomazia europea è stata la conversazione telefonica di Xi Jinping con Angela Merkel. Il presidente cinese ha detto alla cancelliera che l’Unione dovrebbe cercare la sua autonomia strategica per sganciarsi dagli Stati Uniti e rafforzare i legami con la Cina. È significativo che il presidente cinese pensi di poter definire cosa si intende per autonomia strategica dell’Unione europea.

In questo momento, la ricerca dell’autonomia strategica si riduce alle relazioni d’affari. La Merkel non può denunciare le violazioni dei diritti umani contro gli uiguri perché Volkswagen non può escludere che parte della sua catena di approvvigionamento cinese faccia ricorso di sfruttamento di manodopera.

Ma l’attuale cancelliere tedesco non è insensibile come il suo predecessore, Gerhard Schröder, il quale affermò senza mezzi termini che la politica estera è una questione di interessi, non di diritti umani. Il suo linguaggio è più morbido, ma la diplomazia è la stessa.

Guardando al pensiero della politica estera tedesca sembra di essere gli Stati Uniti nel 1953, quando Charles Wilson, il presidente della General Motors, in procinto di diventare Segretario della Difesa, si espresse in questi termini, passati ormai alla storia, durante l’udienza di conferma: “Cosa è buono per General Motors va bene per gli Stati Uniti “.

Poiché il modello economico tedesco si basa sulle esportazioni, una difesa razionale della politica estera potrebbe è uno strumento per garantire i contratti commerciali. Questo però ha senso per la Germania come singolo stato, ma non per l’Unione europea considerata nella sua accezione di unione complessiva degli interessi di ogni singolo Stato membro.

La strategia, negli scacchi come nella vita, è sacrificare una cosa per un’altra. Il problema con l’autonomia strategica europea è che non è strategica.

I presidenti Xi ed Erdogan hanno capito molto meglio l’antifona. Entrambi sanno di avere gli europei per il collo. Vladimir Putin è riuscito a creare forti legami commerciali con l’Europa tramite gli accordi sul gas.

L’ossessione per lo Sputnik V in Europa potrebbe essere solo un altro modo per gli europei di diventare dipendenti dalla Russia.

Noi europei siamo riusciti a evitare le conseguenze della nostra politica non strategica solo perché eravamo profondamente immersi in una relazione transatlantica in cui gli Stati Uniti erano responsabili di tutto il pensiero strategico.

In cambio, il vecchio Continente ha promesso fedeltà. È chiaro che questo non è un modello sostenibile nel 21 ° secolo. Ma, per il momento, a Bruxelles e nelle capitali nazionali non c’è la minima consapevolezza che il valore dell’autonomia strategica dipende dalla strategia scelta.

Sono giunto alla conclusione che l’Unione europea non dovrebbe impegnarsi nella politica estera e di sicurezza ai massimi livelli fino a quando tutto ciò non cambierà.

Tuttavia, le argomentazioni a favore di una politica estera e di sicurezza europea rimangono forti — proprio come il vaccino lo è per un centro europeo di controllo delle malattie — ma devono essere basate su obiettivi chiari. A meno che non sia così e finché non lo sarà, la diplomazia dell’Unione europea rimarrà imbarazzante.

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