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Ecco gli strani scherzetti dei 5 Stelle che hanno fatto rabbuiare la Lega di Salvini. Il commento di Polillo

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Di Maio

I 5 stelle hanno giocato la loro partita in Europa con un eccesso di furbizia. Il commento di Gianfranco Polillo

La crisi, com’era prevedibile e da noi stessi previsto, ha subito una forte accelerazione. Non rilevano i caratteri, pur diversi, dei due principali protagonisti: Matteo Salvini da un lato, Luigi Di Maio dall’altro. Un divorzio, alla fine, inevitabile, dopo mesi passati da separati a casa?

All’origine del crescente dissidio sono state scelte divaricanti, che hanno fatto implodere l’alleanza giallo-verde. In politica vi può, anzi vi deve essere il compromesso, anche quando l’accordo è tutt’altro che “storico”, ma non vi possono essere due contrapposte maggioranze. La prima per il mercato interno, la seconda nei rapporti internazionali. Specie se quest’ultima si manifesta nei confronti di un’Europa, la cui presenza istituzionale ha un fondamento costituzionale.

I 5 stelle hanno giocato la loro partita con un eccesso di furbizia. Nel disperato tentativo di risalire la china elettorale, hanno usato la sponda europea per colpire i propri alleati. Hanno trattato con Jean Claude Juncker, prima, e con Ursula Von Der Leyen dopo, per far emergere tutte le differenze con la Lega. Ed hanno ottenuto un vantaggio che si è ritorto contro i propri alleati. Lo dimostra la conferma a vice presidente del Parlamento europeo di Fabio Massimo Castaldo, esponente dei 5 stelle, e la bocciatura della leghista Mara Bizzotto. Un primo segnale, forte e chiaro, di un abbozzo di strategia.

Più grave il secondo tempo della partita. La Lega, sebbene incerta, alla fine sembrava decisa a votare per Ursula Von Der Leyen. In molti, e noi tra questi, l’avevano auspicato. Sarebbe stato un segnale importante per l’intera Europa. L’idea di una discontinuità con il più recente passato e l’inizio di una possibile revisione programmatica per recuperare il tempo perduto, evitando di lasciare campo libero ai grandi potentati del momento: Stati Uniti e Cina. Con la stessa Russia di Putin che non riesce ancora a capire se sia più importante spaccare l’Europa o costituire, insieme a lei, un asse, che, in prospettiva, possa contenere il predominio assoluto delle due uniche e vere super potenze.

Sembrava fatta. Superata ogni pregiudiziale di carattere politico, visto che la candidata in pectore aveva accettato e ricercato i voti di Viktor Orbán, il Presidente ungherese sodale di Matteo Salvini. Ma quando si è trattato di stringere sul nome di un possibile candidato leghista, come commissario europeo, sono iniziati i tentennamenti. L’incubo di un nuovo caso Buttiglione, bruciato dalla ratifica parlamentare, è tornato a turbare i sonni di tutti i protagonisti. Ed il pendolo si è riposizionato sull’ipotesi del grande rifiuto. Risultato? Il voto contrario della Lega e quello a favore, risultato determinante, da parte dei 5 stelle e del Pd.

Il gioco di partito ha quindi fatto naufragare qualsiasi ipotesi di difesa unitaria degli interessi nazionali, offrendo alla mercé degli altri Paesi l’immagine di un’Italia scomposta, incapace di avere, nel momento grave del bisogno, quella generosità che si richiede per esistere come Nazione. Come se la parola ’Italia’ – come teorizzava Metternich – non fosse altro che una semplice “un’espressione geografica”. Ci aspettavamo quindi che “l’avvocato del popolo”, nella sua qualità di Presidente del consiglio, conscio della gravità della situazione, si recasse dal Capo dello Stato, per concertare una comune linea d’azione. Ma questo non è avvenuto. Lo ha fatto, invece, Giancarlo Giorgetti, ufficializzando la sua rinuncia rispetto ad eventuali candidature come Commissario europeo. Una lezione di stile.

Come si uscirà da questo ginepraio è difficile dire, viste le urgenze dei prossimi mesi, a partire dalla manovra economica. C’è chi spera nel Moscagate. Che le cose finora conosciute siano solo la punta di un iceberg affiorante in acque limacciose. Sarebbe il coronamento di una strategia, quale quella perseguita cinicamente dai 5 stelle o dai loro suggeritori. In questo caso le mosse a livello europeo avrebbero una spiegazione. Se, invece, così non fosse, l’effetto boomerang sarebbe devastate. La dimostrazione dei limiti di un giustizialismo ad orologeria: costruito solo per nascondere, ulteriormente, i propri limiti culturali. Ma comunque vada a finire, una cosa è certa. La “forza propulsiva” di questo Governo si è ormai definitivamente esaurita. E non resta che prenderne atto.

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