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Ecco come utilizzare i soldi del Recovery fund. Tutti i paletti di Bruxelles

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Che cosa è scritto nelle Linee guida della Commissione europea per l’utilizzo del Recovery fund.

“Il Fondo per la ripresa diventa uno strumento in mano a Bruxelles per tentare di imporre quella modernizzazione delle economie nazionali che in 20 anni di moneta unica alcuni Paesi hanno fallito”.

E’ il commento del Sole 24 Ore, a firma di Beda Romano, sulle Linee guida della Commissione europea per l’utilizzo del Recovery fund.

Ecco dettagli e approfondimenti sulle linee guida.

La Commissione europea ha proposto ieri che almeno il 20% degli investimenti provenienti dal Fondo per la ripresa vada a finanziare la transizione digitale. La proposta è contenuta in precise e stringenti linee-guida pubblicate dall’esecutivo comunitario e di cui i governi dovranno tenere conto nel preparare piani nazionali volti ad ottenere l’esborso del denaro e ad aiutare il rilancio economico, ha scritto il Sole 24 Ore: “In tutto, a disposizione dei Paesi su questo specifico fronte, saranno 672,5 miliardi di euro”.

I NUMERI

Il Fondo per la ripresa ha un valore di 750 miliardi di euro, di cui 672,5 miliardi saranno distribuiti direttamente ai governi nazionali; più precisamente 312,5 miliardi di sussidi e 360 miliardi di prestiti (l’ammontare restante sarà sborsato tramite il bilancio comunitario

I DETTAGLI DELLE LINEE GUIDA PER IL RECOVERY FUND

La quota del 20% dedicata alla transizione digitale va ad aggiungersi al 37% riservato alla transizione climatica (tenuto conto anche del bilancio comunitario). Si legge nella documentazione della Commissione europea: la quota riservata al digitale deve servire a «investire nella diffusione della connettività 5G e Gigabit, sviluppare competenze digitali attraverso le riforme dei sistemi educativi ed aumentare la disponibilità e l’efficienza dei servizi pubblici utilizzando nuovi strumenti digitali».

DOVE DEVONO ANDARE I SOLDI DEL RECOVERY FUND

Più in generale, spiega Bruxelles, i piani nazionali devono perseguire sette obiettivi: promuovere l’energia pulita; migliorare l’efficienza energetica degli edifici pubblici e privati; sviluppare nuove tecnologie nei trasporti; rafforzare la rete di banda larga, in particolare 5G; digitalizzare la pubblica amministrazione, il settore giudiziario e sanitario; cavalcare l’economia dei dati; e adattare il sistema educativo alle nuove necessità. Punto di partenza sono le raccomandazioni-Paese.

I TEMPI DEL RECOVERY

Al massimo entro il 30 aprile 2021 i governi dovranno presentare piani di rilancio che contengano le riforme indicate nelle raccomandazioni Ue del 2019 e 2020, e progetti su tecnologie pulite e fonti rinnovabili, efficienza energetica degli edifici, estensione dei trasporti pubblici, banda larga, fibra e 5G, digitalizzazione della p.a., rafforzamento delle competenze digitali per tutte le età: è quello che scrive la Commissione Ue nelle linee guida all’utilizzo del Recovery fund, sottolineando come i piani debbano “aumentare il potenziale economico, creare occupazione e rafforzare la resilienza”. La guida “vuole aiutare gli Stati a preparare piani nazionali di alta qualità in linea con gli obiettivi comuni. Non solo perché i fondi possano arrivare il prima possibile, ma anche perché siano la spinta ad una vera trasformazione”, ha detto il commissario all’Economia Paolo Gentiloni.

CHE COSA DICE LA COMMISSIONE UE

Nelle linee guida la Commissione illustra i criteri “trasparenti” con cui valuterà i piani di rilancio. In particolare “considererà se gli investimenti e le riforme contribuiscano in modo efficace ad affrontare le sfide identificate nelle raccomandazioni specifiche per Paese, se contengono misure che aiutino la transizione verde e digitale, e se contribuiscano a rafforzare il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro e la resilienza sociale ed economica”.

I FONDI DEL PIANO PER IL RILANCIO

I fondi del Recovery “sono coerenti con un ampio concetto di investimento in formazione di capitale, ovvero capitale fisso, come infrastrutture, palazzi, ma anche ricerca e sviluppo quindi brevetti o software. Capitale umano, cioè spesa sulla salute, protezione sociale, istruzione, formazione. E capitale naturale, cioè aumento delle fonti di energia rinnovabili, protezione ambientale o adattamento al cambiamento climatico”. Le riforme devono prevedere quelle azioni che hanno un “miglioramento duraturo al funzionamento dei mercati, delle strutture istituzionali, amministrazioni pubbliche”, prosegue Bruxelles.

LE VALUTAZIONI DELLA COMMISSIONE UE

La valutazione della Commissione dovrà essere approvata dal Consiglio con una decisione ‘ad hoc’. Dato il legame molto stretto tra Recovery plan e raccomandazioni Ue degli anni scorsi, la Commissione non presenterà nuove raccomandazioni a maggio del 2021 per quei Paesi che avranno presentato i loro piani. “I progressi sulle riforme e gli investimenti saranno misurati attraverso target”, fissati dagli Stati stessi in accordo con la Commissione, e “dovranno essere realistici, chiari, ben definiti, verificabili, e direttamente determinati i o influenzati da politiche pubbliche. Sulla base del completamento dei target indicati dal piano, gli Stati presenteranno una richiesta alla Commissione per l’esborso di sostegno finanziario”, spiega la comunicazione Ue. La Commissione quindi preparerà una valutazione che sottoporrà agli sherpa dell’Ecofin. In circostanze eccezionali, se uno Stato considera che ci sono deviazioni serie dal piano, può richiedere l’intervento del Consiglio europeo e la Commissione può bloccare l’esborso.

LA DEVIAZIONE

I Ventisette hanno deciso che un comitato del Consiglio darà una sua valutazione. Nel caso ci fosse una «seria deviazione» rispetto agli impegni presi dai singoli governi, il presidente del Consiglio europeo potrà rinviare la questione ai capi di Stato e di governo. I primi fondi potrebbero essere sborsati nel primo semestre 2021.

I TEMPI

Le linee-guida comunitarie ribadiscono che la scadenza ultima in cui presentare il piano nazionale è il 30 aprile 2021, ma esorta i governi a illustrarne una bozza già il 15 ottobre, come aveva accennato già il commissario Gentiloni in un’audizione parlamentare.

IL COMMENTO DEL SOLE 24 ORE

“Nei fatti, il Fondo per la ripresa diventa uno strumento in mano a Bruxelles per tentare di imporre quella modernizzazione delle economie nazionali che in 20 anni di moneta unica alcuni Paesi hanno fallito. L’obiettivo ultimo è creare un circolo virtuoso tra investimenti e riforme. Sul modo in cui il denaro sarà speso, la Commissione si aspetta che i piani nazionali prevedano specifici meccanismi di controllo interno per evitare truffe o furti”, ha commentato l’editorialista Beda Romano del Sole 24 Ore.

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