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Che cosa non si potrà fare con il Recovery Fund. Parola di Gentiloni

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Mes Europa

 “Guai a pensare che usiamo 200 miliardi di euro per ridurre le tasse”. “Almeno il 35%” delle spese deve essere destinato alla “transizione ambientale”. E tutte le spese non dovranno andare in direzione contraria all’obiettivo della transizione ecologica. L’audizione del commissario europeo Gentiloni alle Camere su Recovery Fund, Mes e Sure

“Guai” se l’Italia pensasse di utilizzare le risorse del Recovery Plan per “ridurre le tasse”. Sarebbe “davvero un messaggio sbagliato”. Lo ha sottolineato il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni, in video audizione davanti alle commissioni riunite Bilancio e Politiche dell’Ue di Camera e Senato.

Le risorse del Piano, ha detto Gentiloni rispondendo ad un parlamentare, “si possono usare per il Fisco? In maniera molto mirata e limitata. Può essere che, per raggiungere un certo obiettivo di riforma, si possano prevedere, temporaneamente, interventi di natura fiscale, ma guai a pensare che usiamo 200 miliardi di euro per ridurre le tasse. Sarebbe davvero un messaggio sbagliato”.

Durante le trattative sul Recovery Plan, quando sulla stampa italiana iniziò a circolare l’ipotesi che le risorse sarebbero state utilizzate per ridurre la pressione fiscale, sulla stampa tedesca e di altri Paesi nordici apparvero immediatamente reazioni negative e interrogativi sull’opportunità di finanziare emettendo debito comune europeo un taglio delle tasse nei Paesi del Sud, ha ricordato l’Adn Kronos.

Ecco di seguito gli altri punti toccato dal Commissario europeo per l’economia, Paolo Gentiloni, nel corso dell’audizione sull’individuazione delle priorità nell’utilizzo del Recovery Fund presso le commissioni riunite Bilancio e Politiche dell’Unione europea di Camera e Senato.

LE SFIDE PER L’ITALIA

Nel mettere a punto il programma di riforme che permetterà l’accesso alle risorse dei Recovery Fund non si tratta di compilare una “raccolta di esigenze ma del coraggio di guidare questa ripresa e ricostruzione perché o lo facciamo oggi o sarà difficile in altre occasioni. Questa è la grande responsabilità del governo e del parlamento e sono fiducioso che l’Italia ha tutte capacita e potenzialità per essere all’altezza di questa sfida”, ha detto Gentiloni. La Commissione Ue – ha sottolineato Gentiloni – chiede che il governo nel compilare il proprio programma di riforme indichi le proprie scelte nel quadro delle priorità, ma non vari un “catalogo di di spese”. Oggi le risorse e lo spazio di bilancio per affrontare i problemi “ci sono, se non le usiamo oggi il rischio è che non lo facciamo più e questo vale soprattutto per l’Italia, sia per i problemi di bassa crescita sia per l’elevato livello del debito, problema che non scomparirà nel tempo”.

TEMPI E SOLDI

“Ci aspettiamo per la metà di ottobre delle bozze che consentano il confronto necessario. La presentazione finale dei piani è prevista per l’inizio del prossimo anno, è una scadenza, ma incoraggiamo a presentarli in forma definitiva anche prima”, ha aggiunto detto il Commissario europeo per l’economia. Gentiloni ha assicurato comunque che “i Piani nazionali non saranno redatti a Bruxelles né imposti da Bruxelles, ma proposti dai 27 paesi”. A suo parere comunque “è molto chiaro che la commissione non è un intermediario finanziario per trasferire risorse a scatola chiusa ai paesi ma ha l’obbligo di verificare che i piani siano in linea con le priorità comuni” e con quelle specifiche per i diversi paesi.

L’ANTICIPO

L’anticipo del 10% delle risorse del Recovery Fund “può arrivare anche un po’ prima” rispetto ai tempi canonici “ma certamente non ci sarà una trattativa per avere i quattrini nel 2020”, ha poi sottolineato il Commissario. “il 10% come pagamento che avviene all’atto dell’approvazione dei piani nazionali è stata una decisione positiva del consiglio europeo, una relativa novità”, ha detto sottolineando che “però avverrà all’atto dell’approvazione del piano. Non c’è trattativa”.

NO CONDIZIONALITA’ SUL MES

La linea di credito del Mes per il sistema sanitario non ha alcuna condizionalità “legata alla situazione macroeconomica”, ha ribadito Gentiloni. Il “Mes non dipende dalla Commissione Ue mentre il piano Sure si'”, ha ricordato Gentiloni in risposta ad una domanda di un parlamentare. La prudenza di alcuni paesi sull’utilizzo di questi fondi, ha osservato, può essere legata ai piani di rientro richiesti dal Mes per gli interventi fatti alcuni anni come nel caso della Grecia “ma oggi tutto questo non ha niente a che fare con i crediti per il sistema sanitario”. Gentiloni ricorda che per maggiore chiarezza formale è stato emendato un regolamento del 2013 “per chiarire che i paesi non sono tenuti ad alcuna forma di reporting” al Mes per questi fondi. “Gli unici report dei paesi che prendono la linea di credito per la sanità riguarda la destinazione di risorse al sistema sanitario. Non ci saranno report o richieste legate alla situazione macroeconomica”.

TRA MES E SURE

Il vantaggio della linea di credito del Mes sulla sanità per l’Italia sarebbe “di 6-7 miliardi maggiore” rispetto a quello calcolato per il Sure, ha affermato Gentiloni in audizione. “Certamente per paesi con tassi di interesse più elevati si tratta di un vantaggio: credo che il ministero dell’Economia italiano abbia valutato in alcuni miliardi il vantaggio per il bilancio italiano del prestito Sure e nel caso del Mes sarebbe di alcuni miliardi più qualcosa perché sarebbe di 6 o 7 miliardi maggiore”. “Quello che è stato in passato non ha niente a che fare con le linee di credito per la sanità”, ha spiegato Gentiloni. “E’ stato emendato il regolamento del 2013 per chiarire che i paesi non sono tenuti ad alcuna forma di reporting ma gli unici report riguardano la destinazione di risorse al sistema sanitario, non ci saranno report o richieste legate alla situazione macroeconomica”.

LA PERCENTUALE PER LA TRANSIZIONE AMBIENTALE

I piani nazionali di ripresa e di resilienza, che gli Stati membri dell’Ue devono presentare alla Commissione Europea per accedere alle risorse della Rrf, cuore di Next Generation Eu, dovranno prevedere “almeno il 35%” delle spese destinato alla “transizione ambientale”, mentre tutte le spese restanti dovranno rispettare il principio “do no harm”, ovverosia non dovranno andare in direzione contraria all’obiettivo della transizione ecologica per l’economia Ue, che entro il 2050 dovrà essere neutra in termini di emissioni climalteranti. E’ quello che ha sottolineato il commissario europeo all’Economia, evidenziando un aspetto centrale del Recovery Plan, spesso trascurato nel dibattito pubblico in Italia. La Recovery and Resilience Facility, ha detto Gentiloni, “è cruciale per la strategia di ripresa. Si tratterà, nelle prossime settimane e mesi, di lavorare per costruire un equilibrio non facile tra responsabilità nazionale e coordinamento europeo”.

PIANI NAZIONALI E OK COMUNITARI

“I piani nazionali – sottolinea ancora una volta il commissario – non saranno redatti a Bruxelles, né tantomeno saranno imposti dalle autorità europee, a differenza di quanto accadde per i piani di aggiustamento macroeconomico di Portogallo, Spagna, Grecia e Cipro”. I piani “saranno proposti dagli stessi Paesi membri. Al tempo stesso, è chiaro che la Commissione non è un intermediario finanziario che trasferisce risorse a scatola chiusa, ma ha l’obbligo di garantire una coerenza con le priorità comuni e con il mix riforme e investimenti che è necessario” adottare in ogni Paese. Le “priorità comuni sono tre: contribuire con Next Generation Eu alla transizione ambientale e alla sostenibilità ambientale, che sono più che mai al centro del Recovery Plan”. Nel suo insieme, il bilancio Ue “ha il vincolo di destinare il 30% delle risorse alla transizione ambientale. Per i piani nazionali il vincolo sarà maggiore, oltre il 35%: la transizione ambientale sarà assolutamente centrale in tutti i piani nazionali”.

FONDI PER L’INNOVAZIONE DIGITALE

Inoltre, i piani dovranno puntare ad aumentare “la resilienza e la sostenibilità sociale” delle economie nazionali. E “terzo, dovranno sostenere l’innovazione digitale”, per rendere più “competitive” le economie dei singoli Stati membri. “Queste sono le priorità comuni a tutti i 27 Paesi – continua Gentiloni – poi ciascun Paese ha il suo pacchetto raccomandazioni specifiche” alle quali attingere, “specie quelle del 2020 e del 2019”. Insomma, oltre alle tre grandi direttrici Ue (green, digitale, resilienza), i Paesi per redigere i piani potranno “attingere” alle Country Specific Recommendations “per indicare le priorità nazionali”. Tutto questo, priorità Ue e raccomandazioni specifiche per Paese, costituisce “il cesto” da cui i singoli Paesi potranno scegliere per stendere i propri piani nazionali di ripresa e di resilienza, che la Commissione attende, in bozza, entro il 15 ottobre

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