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Ecco come e quanto Michael Bloomberg spende e spande in pubblicità

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Bloomberg ha surclassato i suoi competitor dem per ads su Facebook: ha speso più di quanto abbiano investito — tutti insieme — Biden, Sanders, Buttigieg ed Elizabeth Warren. L’articolo di Marco Orioles

Dalla notte americana sono or ora giunti i risultati della seconda tappa della grande avventura delle primarie democratiche. Da cui si apprende che, come i precedenti caucus dell’Iowa, anche la competizione nel New Hampshire ha incoronato l’outsider Bernie Sanders e, a pochi nastri da lui, l’astro nascente dell’Asinello Pete Buttigieg come i frontrunner di questa corsa che si chiuderà in estate con la nomina del candidato chiamato a sfidare nelle cabine elettorali il presidente in carica.

Mentre, conseguentemente, l’attenzione dei media Usa si va concentrando sulla prossima disfida tra il quasi ottuagenario e socialisteggiante Sanders e il suo rivale Buttigieg baciato dalla freschezza della novità e della giovane età (senza ovviamente trascurare il travaglio di quello che fino a poco tempo fa era considerato da molti il predestinato – l’ex n. 2 di Obama Joe Biden – ma che ora appare in evidente difficoltà), c’è chi invita a non sottovalutare le chance di un ulteriore candidato alla nomination che ancora non si è sottoposto alla prova del fuoco delle primarie.

Il nome del candidato in questione è, ovviamente, quello del magnate ed ex sindaco di New York Michael Bloomberg. La cui sfida agli altri aspiranti del suo partito, e soprattutto all’inquilino della Casa Bianca, è imperniata su un motto che suonerà familiare anche da questa parte dell’Atlantico: ci riferiamo alla promessa di spendere “whatever it takes” pur di centrare l’obiettivo.

Ci ha pensato Axios, ieri, a fare due conti in tasca al comitato elettorale di Bloomberg, cercando nel contempo di illustrare la strategia che i manager del proprietario dell’omonima testata finanziaria intendono seguire per impiegare in modo ottimale il proprio bazooka.

Un bazooka da cui, alla fine di questa maratona, potrebbe essere sgorgata – è la previsione che fa Axios – una somma da far impallidire i ben più magri budget dei vari Sanders e Biden: 2 miliardi di dollari.

A simili vette, scrivono i reporter di Axios citando i dati della Federal Election Commission, potrebbe arrivare una campagna che nel solo mese di gennaio ha acquistato spot sui network e nel web per una cifra – 300 milioni di dollari – che è tre volte superiore alle somme impiegate nel precedente quadrimestre da tutti i suoi contendenti messi insieme (fig. 1).

Fig. 1: spese pubblicitarie dei candidati Dem alla nomination nel quarto quadrimestre 2019 e nel gennaio 2020 (fonte: Axios)

Bloomberg non ha solo speso nel mese di gennaio più di quanto abbiano sborsato complessivamente il Comitato Nazionale Democratico e quello Repubblicano. Ha anche surclassato i suoi competitor dem quanto ad ads acquistate su Facebook, dove non solo ha speso più di quanto abbiano investito – tutti insieme – Biden, Sanders, Buttigieg ed Elizabeth Warren, ma ha persino superato (di 5,7 milioni di dollari, per la precisione) gli acquisti fatti da quello che è considerato il gran mattatore del social di Zuckerberg, ossia The Donald.

Siamo inoltre solo all’inizio: la settimana scorsa, nel mentre andava in scena lo psicodramma dei caucus dell’Iowa (in cui l’ex sindaco della Grande Mela non era in lizza)  e dei suoi risultati ingarbugliati, il comitato elettorale di Bloomberg annunciava l’intenzione di raddoppiare immediatamente gli investimenti in spot sia tv che web, facendoli arrivare a 600 milioni di dollari – cifra che, commenta Axios, supera di nove volte i dollari raccolti dal Comitato Nazionale Democratico in tutto il 2019.

A questo punto, la strategia di Bloomberg è quanto mai chiara: si tratta di spendere e spandere a più non posso per guadagnare al tycoon la massima esposizione mediatica e, quindi, passare all’incasso il giorno del Super Tuesday, quando 14 Stati Usa celebreranno in simultanea le primarie e assegneranno al vincitore un numero significativo di delegati.

Così, mentre i suoi rivali di partito hanno già investito somme considerevoli (la metà circa se non più di tutti i dollari a disposizione di Buttigieg, Sanders, Joe Biden e Warren) negli Stati che per primi hanno già celebrato o celebreranno a breve le primarie, Bloomberg ha di fatto saltato di piè pari questo passaggio per concentrare tutti gli sforzi sul Super Tuesday.  

Del vasto budget a disposizione del suo comitato elettorale, più della metà è stato impiegato per acquistare spot nei 14 Stati del Supermartedì, con particolare riguardo ai quattro – California, New York, Texas e Florida – che assegneranno il maggior numero di delegati (fig. 2).

Fig. 2:  spese pubblicitarie dei maggiori candidati Dem suddivise per Stato (fonte: Axios)

È un calcolo, quello di Bloomberg e del suo staff, che finora sembra pagare: lo dimostra il balzo fatto dall’ex sindaco nei sondaggi nazionali, dove il suo consenso è salito a quota 10%, piazzandosi al quarto posto nell’indice di gradimento dei candidati alla nomination Dem (e riuscendo addirittura a superare, secondo le rilevazioni di FiveThirtyEight, la popolarità di  Elizabeth Warren in Florida).

Si tratta di un risultato ancor più rimarchevole, sottolinea Axios, se si pensa che Bloomberg è rimasto sinora defilato ed è, inoltre, l’unico fra i principali candidati dell’Asinello che non ha beneficiato del palcoscenico del primo dibattito tv tra gli aspiranti presidenti.

Se ne state concludendo che l’avventura di Bloomberg è esclusivamente legata all’auspicata alchimia tra il potere del dollaro e il quinto potere (quello dei media), siete fuori strada e vi conviene tenere conto anche di un altro elemento opportunamente sottolineato da Axios: il magnate sta investendo somme ingentissime nell’assemblaggio di un formidabile staff elettorale che può vantare ben 2.100 impiegati stipendiati. Una forza lavoro più che doppia di quella al servizio di Warren (e cinque volte tanto quella a disposizione Biden), ma  anche tre volte più grande di quella che si sta adoperando per assicurare a Trump la rielezione.

Se, insomma, oggi dalle parti del comitato elettorale di Bernie Sanders (ma anche di quello del sempre più popolare “Pete”) ci sarà tanta voglia di far festa, c’è anche chi si sta predisponendo a guastargliela. Si chiama Mike Bloomberg o, se preferite, il candidato da due miliardi di dollari.

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