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Ecco chi sbarrerà la strada a Draghi verso il Quirinale

di

forza italia

Chi vuole (e chi non vuole) Mario Draghi al Quirinale dopo Sergio Mattarella. La Nota di Paola Sacchi

 

La corsa per il Colle sta di fatto diventando la madre di tutte le battaglie della sinistra per cercare di arginare, con una sua personalità al Quirinale, un eventuale governo di centrodestra. Che, secondo tutti i sondaggi, potrebbe essere il vincitore delle elezioni del 2023. Fioriscono retroscena, scenari. E così sarà fino al fatidico appuntamento del gennaio 2022, quando dovrà essere eletto il nuovo Capo dello Stato.

Inutile girarci intorno, questa è la vera posta in gioco che sta dietro il quotidiano assillo del Pd di Enrico Letta, che pianta le sue bandiere, nonostante non figurino tra i tre punti per i quali è nato il governo di emergenza nazionale di Mario Draghi. Che, a quanto si legge in una intervista data a La Stampa giorni fa, secondo lo stesso Letta dovrebbe restare fino alla fine della legislatura, quindi fino al 2023. Quindi, non dovrebbe, se ne deduce, essere Draghi il nuovo Capo dello Stato. Ammesso sempre che l’ex presidente della Bce lo voglia.

Ovvio che il Pd sia contrario a elezioni anticipate nel 2022, che abbia bisogno di riorganizzarsi. E, del resto, già il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha detto con nettezza che questo è il suo ultimo mandato. Ma, comunque sia e comunque andrà, il problema è forse per la sinistra proprio nello stesso nome di Draghi.

Il premier, per la sua storia, per il suo curriculum, non è figura “di parte” come, invece, si è definito Romano Prodi in una intervista al Corriere della Sera, escludendo, ma secondo attenti e maliziosi osservatori neppure troppo, una sua corsa al Colle.

Nel caso, comunque, come finora fotografano tutti i sondaggi, il centrodestra dovesse vincere la prossima tornata elettorale, potrebbe per una sinistra sconfitta essere una figura non di parte, come Draghi, il “contraltare” al quale aggrapparsi sul Colle? Certo che no. Sembra già di sentire l’allarme contro una “destra inaffidabile” su chi vigilerà sull’attuazione del Recovery plan. E, quindi, proprio in nome di questo Draghi dovrebbe restare alla guida del governo e una personalità più riconducibile alla sinistra andare al Colle.

Significativo ieri un articolo su La Repubblica che addirittura parla di allarme nei Palazzi di Bruxelles se Draghi dovesse lasciare la guida del governo. Niente naturalmente contro il premier, anzi. Ma resta il fatto che questo non è certo un viatico per un’eventuale candidatura al Colle di Draghi. Anzi, suona come uno stop da parte del mainstream della sinistra. E invece Draghi, come faceva notare ieri Daniele Capezzone in una intervista per La Verità al vicesegretario leghista Lorenzo Fontana, potrebbe essere proprio dal Colle il garante internazionale del centrodestra un giorno al governo. Uno scenario ovviamente visto a sinistra come fumo negli occhi.

Non a caso, Matteo Salvini, dopo aver anche platealmente nell’aula del Senato detto al Pd che lui e la Lega non si faranno buttar fuori dal governo, ha anche già annunciato in una intervista in tv, al Costanzo show: “Mi batterò con tutte le mie forze perché al Quirinale non vada una personalità di sinistra”. Ovvero, la madre di tutte le battaglie di una sinistra che in vista di una eventuale sconfitta alle elezioni avrebbe l’ultima chance da giocare proprio sul Colle.

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