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Dubai sta progettando un nuovo porto per aggirare lo stretto di Hormuz

DP World costruirà un nuovo porto e un terminal container a Fujairah, sulla costa orientale degli Emirati, per ridurre la dipendenza da Jebel Ali e aggirare lo Stretto di Hormuz minacciato dal conflitto con l’Iran.

In un contesto geopolitico segnato dal protrarsi delle tensioni con l’Iran, DP World sta mettendo in campo una delle mosse più significative degli ultimi anni.

Il gigante portuale con base a Dubai ha avviato i primi passi per realizzare un nuovo porto multifunzionale e un terminal container moderno sulla costa orientale degli Emirati Arabi Uniti, precisamente a Fujairah, affacciata sul Golfo di Oman.

Come sottolinea il Financial Times in un report che analizza la notizia, l’obiettivo è duplice: alleggerire la pressione sul collaudato hub di Jebel Ali, da decenni il gioiello della corona di Dubai, e creare una rotta alternativa che permetta di bypassare completamente lo Stretto di Hormuz, diventato altamente rischioso.

Questa iniziativa non rappresenta soltanto una risposta d’emergenza alla crisi in corso, ma si inserisce in una visione più ampia del governo emiratino, che intende rendere l’economia nazionale più resiliente e meno vulnerabile alle turbolenze regionali.

Il difficile contesto geopolitico

Da quando è scoppiato il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele alla fine di febbraio, lo Stretto di Hormuz ha smesso di essere quella via d’acqua trafficata e relativamente sicura che era da decenni.

Il traffico marittimo, che prima della guerra contava in media 135 transiti al giorno, si è ridotto drasticamente, faticando a superare quota 40 anche dopo la tregua provvisoria siglata tra Washington e Teheran lo scorso 17 giugno.

Le conseguenze del conflitto si sono fatte sentire immediatamente negli UAE. Un incendio scoppiato proprio a Jebel Ali, causato dai detriti di un’intercettazione missilistica, ha reso tangibile la fragilità di un sistema logistico troppo concentrato su un unico punto.

In questo scenario di incertezza prolungata, diversificare le infrastrutture portuali è diventato non solo opportuno, ma assolutamente necessario per dare continuità alle operazioni commerciali.

I piani di DP World per Fujairah

Secondo fonti bene informate, DP World è attualmente in trattativa avanzata con le autorità governative per lo sviluppo di un nuovo porto multifunzionale nella zona costiera di Fujairah, affiancato da un terminal container di nuova generazione presso il porto.

Grazie a queste strutture, i container potranno entrare e uscire direttamente sul Golfo di Oman per poi essere trasferiti via terra, con camion, verso Dubai, Abu Dhabi e gli altri mercati del Golfo.

L’investimento iniziale dovrebbe toccare le centinaia di milioni di dollari, ma è destinato a crescere in funzione della capacità aggiuntiva che si renderà necessaria nel tempo.

I tempi di realizzazione appaiono ambiziosi: secondo un alto dirigente aziendale, il nuovo porto potrebbe essere operativo già entro un anno e mezzo.

DP World ha confermato l’esistenza di “piani in corso per la diversificazione” senza fornire dettagli operativi, mentre un responsabile senior ha sottolineato il carattere difensivo dell’operazione: “Abbiamo il nostro piano e siamo molto attivi sulla costa orientale. Si tratta di una misura di precauzione nel caso in cui le cose dovessero peggiorare”.

Il ruolo insostituibile di Jebel Ali

Nonostante i nuovi progetti, Jebel Ali continuerà a rappresentare il cuore pulsante dell’impero portuale di DP World e dell’economia di Dubai.

Costruito e ampliato nel corso di decenni, il porto non è soltanto un grande terminal container che ha gestito 15,6 milioni di TEU lo scorso anno, ma un ecosistema completo che include una vasta zona economica franca, magazzini, impianti industriali e servizi logistici integrati.

Grazie a Jebel Ali, Dubai si è affermata come hub globale di re-export, in particolare nei collegamenti tra Cina e Africa. Per questo motivo le fonti ufficiali sottolineano che il nuovo sviluppo a est non comporterà il ridimensionamento del porto storico. “Jebel Ali continuerà a essere Jebel Ali. Non verrà mai ridimensionato”, ha affermato un alto dirigente.

L’idea è semmai quella di creare capacità complementare, in grado di assorbire parte del traffico nei momenti di crisi, senza intaccare il ruolo centrale dell’hub. Tuttavia, esperti del settore come Lars Jensen di Vespucci Maritime ritengono che l’impatto sulla struttura di Dubai sarà comunque “significativo e permanente”.

Le conseguenze economiche

Le ripercussioni dell’attuale crisi con l’Iran sono state calcolate da Moody’s, secondo cui gli utili complessivi di DP World scenderanno dai 6,6 miliardi di dollari del 2025 ai circa 5,9 miliardi di dollari dell’anno in corso.

Da quando è iniziata la guerra, l’azienda ha già deviato parte delle spedizioni verso gli impianti esistenti di Fujairah e Khor Fakkan, che però risultano ora fortemente congestionati.

A questo si aggiunge il fatto che, solo poche settimane prima dello scoppio delle ostilità, DP World aveva dovuto rimuovere il suo storico presidente e amministratore delegato, Sultan Ahmed bin Sulayem, a causa dei suoi legami con Jeffrey Epstein.

La guerra ha quindi rappresentato un ulteriore capitolo complicato per un gruppo che negli ultimi vent’anni si era affermato come uno dei player più dinamici nel panorama portuale e logistico mondiale.

Una strategia nazionale

I progetti di DP World si inseriscono nella più ampia strategia degli Emirati di “corazzare” l’economia contro possibili future ostilità con l’Iran.

Abu Dhabi, per esempio, sta già utilizzando Fujairah per esportare parte del proprio greggio e intende aumentare ulteriormente questi flussi proprio per evitare il passaggio attraverso Hormuz.

Nella stessa area, anche Gulftainer, società con base a Sharjah, sta spingendo sull’acceleratore, avendo annunciato di recente un piano di investimenti da 2 miliardi di dollari per ampliare la capacità del terminal di Khor Fakkan.

Fujairah, uno dei sette emirati che compongono gli UAE, sta così consolidando il proprio ruolo strategico sia nel settore energetico sia in quello della logistica dei container.

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