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Draghi: moglie, famiglia, idee e diavolerie M5s

Arnese

Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. I tweet di Michele Arnese, direttore di Start, non solo su Draghi

DRAGHI VISTO DA FORMICA

 

LA FAMIGLIA DRAGHI

 

LE DIAVOLERIE DI M5S SU DRAGHI

 

DRAGHI IL PRAGMATICO

 

CONTE VISTO DA FORMICA

 

DRAGHI VISTO DA ZANDA

 

RENZI NON AMA LA THAILANDIA

 

I CONSIGLI DI RENZI A CONTE

 

COSA DICE IL CENTRODESTRA DI DRAGHI

 

I 4 ERRORI DI CONTE

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ESTRATTO DELL’ARTICOLO DI SEBASTIANO MESSINA SU REPUBBLICA:

Errore numero uno, aver snobbato Draghi. L’estate scorsa, martedì 18 agosto, l’ex presidente della Banca Centrale Europea è l’ospite d’onore del Meeting di Cl a Rimini. Non fa nomi, non attacca nessuno, ma il suo discorso è una sferzata alle politiche assistenzialiste come il reddito di cittadinanza. C’è la pandemia ed è sacrosanto fare debito, dice Draghi, ma c’è il «debito buono», quello per investimenti, infrastrutture e ricerca, e c’è il «debito cattivo», per esempio quello per «sussidi non sostenibili nel tempo».

Errore numero due, aver ignorato Gentiloni. Dopo l’inutile passerella degli Stati Generali — con 122 organizzazioni convocate a Villa Pamphilj per ricavarne solo un’inutile  collezione di belle pensate — Conte viene richiamato a dicembre dal commissario europeo per gli Affari economici, quello che più di tutti ha aiutato l’Italia nella battaglia del Recovery Fund. «Abbiamo messo sul tavolo un bazooka, non possiamo trasformarlo in un mezzo bazooka» avverte Gentiloni, allarmato per i ritardi del governo. «Il diavolo — dice a Repubblica — non è nei dettagli del piano ma nelle procedure per eseguirlo», che devono essere «straordinarie e con corsie preferenziali».

Errore numero tre, il pasticcio dei «costruttori». Solo Berlusconi, prima di lui, si era avventurato nella caccia all’uomo per trovare i voti necessari a salvare il governo. Con la differenza che dieci anni fa l’ex Cavaliere riuscì nell’impresa, reclutando i «responsabili» guidati da Razzi e Scilipoti, mentre Conte non solo ha fallito (il tabellone di Palazzo Madama si è fermato a 156, sotto la soglia della maggioranza assoluta) ma si è esposto in prima persona raccogliendo una pattuglia Brancaleone dalla quale è già cominciata la fuga.

Errore numero quattro, aver sottovalutato Renzi. Prima ha creduto che bastasse un post su Facebook a soddisfare le richieste di Italia Viva sul Recovery Plan. Non ha funzionato. Poi ha accettato la sfida in aula convinto di vincere la conta dei voti. Si sbagliava. Quindi ha minacciato di lasciare fuori i renziani dalla sua maggioranza, se fossero usciti dal governo: non gli hanno creduto. Infine, dopo le inevitabili dimissioni, si è convinto che pur di evitare lo scioglimento delle Camere minacciato da Bettini e Zingaretti anche i fedelissimi avrebbero abbandonato Renzi, provocando la definitiva frantumazione del suo piccolo gruppo: ma non è andata così.

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