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Kosovo

Vi spiego l’importanza (vera) degli accordi di Pratica di Mare

La verità sugli accordi di Pratica di Mare sta nel mezzo: la dichiarazione non va esaltata, ma nemmeno ignorata. L'analisi del generale Carlo Jean.

 

La Dichiarazione di Roma, presa al Summit NATO e dalla Russia a Pratica di Mare il 28 maggio 2002 e denominata NATO-Russia Relations: A New Quality rappresenta l’evento culminante del processo di normalizzazione dei rapporti fra l’Alleanza Atlantica e Mosca.

Dopo di essa, le relazioni hanno continuato a peggiorare fino a trasformarsi oggi in aperta ostilità. Le speranze, in verità alquanto irrealistiche dell’entrata della Russia nella NATO o di un’Alleanza anti-cinese fra le due (riattivando il cd “triangolo di Kissinger”, come sperava Macron, per svincolare la sicurezza europea dalla presenza USA, e anche Trump, per avere il sostegno russo nel crescente contrasto fra gli USA e la Cina), sono scomparse da tempo. Il ventennio della pax americana e dell’egemonia dell’Occidente è terminato. Si sta determinando un nuovo bipolarismo. Da un lato, esso è più stabile del precedente, data la persistenza della globalizzazione economica e la sensibilità verso i Global Commons (clima, pandemie, ecc.). Da un altro lato è reso instabile dall’accelerato sviluppo tecnologico, sia economico che militare, dall’instabilità della dissuasione nucleare e dalla contrapposizione fra il “Sud Globale”, collegato con la Cina e con le istituzioni che ad essa fanno capo (SCO, BRICS, Banca Asiatica d’Investimento, ecc.), e quelle occidentali dominate da Washington.

LA CONTRAPPOSIZIONE SULL’IMPORTANZA DI PRATICA DI MARE

Sull’importanza e il significato della Dichiarazione di Roma/Pratica di Mare, si è accesa una contrapposizione, ricorrente nella politica italiana, sempre divisa fra “guelfi e ghibellini”, e caratterizzata dalla carenza di un’analisi storica, sempre necessaria per collocare un avvenimento nel suo contesto. Ciò porta a strumentalizzarlo a seconda delle convenienze della lotta politica interna. Taluni esaltano l’importanza della Dichiarazione. Altri sono invece portati addirittura a ignorarla. Come al solito la verità sta nel mezzo.

L’importanza di Pratica di Mare è significativa sotto diversi aspetti. Fa seguito al rilancio della distensione con Mosca, verificatasi nel G-8 del Canada, che aveva registrato un consistente aiuto occidentale alla ripresa economica già in atto in Russia per l’aumento del prezzo delle materie prime, ma soprattutto perché registrava una ripresa della cooperazione fra l’Occidente e Mosca dopo le tensioni che erano seguite all’attacco NATO alla Serbia per la questione del Kosovo. Esse avevano messo a rischio tutto l’apparato che era stato costituito dalla Carta di Parigi e dal Documento di Vienna sulla stabilità strategica in Europa e, in particolare, l’accordo del 1997 fra Solana (Segretario Generale della NATO) e Primakov (Ministro degli esteri russo) denominato NATO-Russia Founding Act on Mutual Relations, Cooperation and Security. La Dichiarazione di Roma ne rappresenta sia una riattivazione e un suo consistente miglioramento.

COSA PREVEDEVA IL FOUNDING ACT

Il Founding Act è tuttora in vigore e le sue prescrizioni sullo schieramento delle forze nucleari e convenzionali della NATO nei nuovi Stati membri (il c.d. “Bucarest-9) è stato rispettato dall’Alleanza fino all’aggressione russa all’Ucraina. A tale documento Putin ha fatto riferimento nelle lettere indirizzate nel dicembre 2021 agli USA e alla NATO, in cui chiedeva – in modo quasi ultimativo – la revisione delle limitazioni in esso previste per lo schieramento di forze alleate in caso di allargamento ad Est dell’Alleanza (nel 1997 ancora virtuale, essendo avvenuto nel 1998 e nel 2004).

Il Founding Act prevedeva il divieto dello schieramento di armi nucleari offensive e quello permanente di forze aeroterrestri nei nuovi membri della NATO.) La richiesta di Putin, rimandata al mittente dagli Usa e, con qualche distinguo anche dalla NATO) avrebbe comportato l’indebolimento dell’Alleanza nei paesi dell’Europa Centro-orientale e Baltica, cioè proprio in quelli più esposti a una minaccia russa. Vietava anche gli schieramenti a rotazione e limiti alla costruzione di infrastrutture e depositi. Il rifiuto occidentale di accettare le modifiche è, nella narrativa del Cremlino, una delle cause dell’aggressione russa all’Ucraina. L’allargamento stesso sarebbe inaccettabile perché non terrebbe conto delle legittime esigenze della sicurezza russa. Non è un caso che Macron abbia accennato, unitamente alla necessità di prevedere nel post-guerra adeguate garanzie di sicurezza non solo all’Ucraina, ma anche alla Russia. Ha in ciò ripreso talune sue idee espresse nel suo articolo, pubblicato dall’Economist nel 2019 sulla “morte cerebrale” della NATO e sulla necessitò di una nuova architettura di sicurezza in Europa.

PRATICA DI MARE MIGLIORA IL FOUNDING ACT

La Dichiarazione di Pratica di Mare recepisce il Founding Act, con tre importanti miglioramenti, a parte il successo dell’Italia per averla promossa. In primo luogo, à una dichiarazione solenne firmata dai Capi di Stato e di Governo. Poi, trasforma il Consiglio Congiunto Permanente previsto nel 1997 (detto dei 19+1: i 19 membri della NATO e 1 della Russia), nel Consiglio dei 20 (Nato e Russia), prevedendone la riunione a livello dei Ministri degli Esteri due volte all’anno e una volta al mese dei rappresentanti permanenti. Infine, prevede la possibilità che il Consiglio decida azioni congiunte e l’allargamento della cooperazione (che la Dichiarazione presuppone per anti-terrorismo, anti-proliferazione, gestione delle crisi, protezione civile e controllo degli armamenti). Che non sia cioè un organo solo consultivo, ma anche propositivo e decisionale.

Pur senza escluderla, la Dichiarazione non prevede l’entrata della Russia nella NATO, né alcun divieto di allargamento o di schieramento. Come subito precisato dopo la sua firma, la Dichiarazione presenta vari limiti, che non ne sminuiscono l’importanza, ma che vanno tenuti presenti in ogni seria analisi. In particolare, non indica i suoi obiettivi a medio-lungo termine, né alcuna road map per i suoi lavori. L’attacco USA all’Iraq ne ha vanificato la potenzialità. Il Consiglio, anziché essere luogo di stimolo per aumentare la cooperazione, si è rapidamente trasformato in sede di polemiche e accuse reciproche, culminate con il discorso di Putin alla Wehrkunde del 2007, con la guerra di Georgia e con la dichiarazione dell’ambasciatore russo al Consiglio nel 2010, in cui rigettava ogni residua speranza di entrata di Mosca nella NATO, affermando “le grandi potenze non entrano in alleanze dichiarate da altri. Fanno le proprie alleanze. E la Russia è una grande potenza”.

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