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Da Deutsche Bank a Morgan Stanley, chi e come ha scaricato Trump

Facebook Twitter Impeachment Trump

Da Deutsche Bank a Signature bank, da Morgan Stanley a Coca-Cola, At&t, Walmart e General Motors. Ecco alcuni dei colossi che hanno detto addio a Trump. L’articolo di Fiorina Capozzi

 

“La cosa peggiore per i potenti è che non possono fidarsi degli amici”. Lo scriveva il drammaturgo greco Eschilo 500 anni prima della nascita di Cristo. Se lo ripete probabilmente oggi anche il presidente statunitense uscente Donald Trump. Ora che è ormai imminente l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca, gli amici di una volta si sono sfilati ad uno ad uno. Banchieri, manager, finanzieri statunitensi. E non solo.

DEUTSCHE BANK E SIGNATURE BANK ABBANDONANO TRUMP

In cima alla lista, le due prime banche finanziatrici della famiglia Trump, la Deutsche Bank e la newyorkese Signature Bank, che hanno chiuso i rubinetti al presidente uscente dopo l’assalto al Congresso.

LA BANCA NEWYORKESE CHIEDE ADDIRITTURA LE DIMISSIONI

In particolare, la Signature Bank, dopo aver comunicato la chiusura dei due conti personali di Trump, ha anche chiesto dimissioni immediate “nell’interesse della nostra nazione e degli americani”. La notizia, lanciata dal New York Times, ha fatto rapidamente il giro del mondo perché mai prima nella storia statunitense, c’era stato un attacco così diretto non solo all’uomo politico, ma anche al suo impero finanziario.

SEGUONO LE MULTINAZIONALI COCA-COLA, AT&T E WALMART

La vicenda peraltro segue a ruota una serie di altre pesanti prese di posizioni di multinazionali che operano in settori diversi dell’economia: la banca Morgan Stanley, la catena di alberghi Marriott International, la compagnia assicurativa Blue Cross Blue Shields, il gigante della chimica Dow hanno stoppato i finanziamenti ai parlamentari che hanno espresso dubbi sulla legittimità delle elezioni di Biden. Lo stesso hanno deciso Coca-Cola,  AT&T, Walmart and General Motors.

GOLDMAN SACHS INDECISA SUL DA FARSI

Inoltre non sono poche le realtà, come Goldman Sachs, che si sono ripromesse di effettuare una approfondita analisi dei comportamenti politici per decidere il da farsi. Con Lloyd Blankfein, ex presidente e ceo di Goldman Sachs, che ha confessato come, negli anni della presidenza Trump, Wall Street abbia fatto buon viso a cattivo gioco: “Trump stava offrendo quello che volevamo così ci siamo messi una molletta sul naso. Non ignoravamo il tipo di rischi che stavamo correndo. Li abbiamo repressi”.

GIUSTIFICATE LE DECISIONI DI TWITTER E FACEBOOK?

Poche parole che quasi suonano come una giustificazione indiretta per la decisione dei giganti della comunicazione via web, Twitter e Facebook, oltre ad altri importanti social, di sospendere in via definitiva gli account di Trump. E che sono probabilmente alla base della decisione di scaricare Trump anche da parte del servizio di pagamenti digitali Stripe, che ha messo fine alle transazioni legate alla sua campagna elettorale; di Shopify che ha cancellato le vendite online legate al presidente uscente; di You Tube di Alphabet che ha censurato l’ex consigliere di Trump, Steve Bannon.

CANCELLATO ANCHE IL CAMPIONATO AL GOLF CLUB DI TRUMP IN NEW JERSEY

Persino l’Associazione professionistica dei giocatori di golf (PGA) ha cancellato il campionato del maggio 2022 in programma al golf club di Trump in New Jersey. “È chiaro che tenere il campionato PGA nel club di Trump causerebbe un danno di immagina al marchio PGA” ha spiegato il presidente Jim Richerson in una dichiarazione video.

La decisione ha letteralmente scioccato la famiglia Trump che rischia di subire anche una pesante perdita economica per la cancellazione dell’evento. “Non c’è motivo per rescindere il contratto” ha fatto sapere la Trump Organization prospettando indirettamente una battaglia legale persino agli ex amici del golf.

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