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Ecco come le sanzioni stanno sgonfiando l’economia della Russia

Economia Russia

I dati dicono che l’economia della Russia è in serie difficoltà. La produzione di gas è ai livelli più bassi dal 2008 e le esportazioni ai minimi dal 2014. Tutti i dettagli

Nel mese di luglio Gazprom, la società gasifera controllata dal governo russo, ha prodotto in media 774 milioni di metri cubi di gas naturale al giorno. Si tratta del valore più basso dal 2008, e un calo del 14 per cento rispetto a giugno.

Nel 2022 finora l’output di Gazprom ammonta a 262,4 miliardi di metri cubi, il 12 per cento in meno su base annua. La società conta di produrre 494,4 miliardi entro la fine di dicembre prossimo, il 4 per cento in meno di quanto ha fatto nel 2021.

LA CRISI RUSSIA-EUROPA

Il calo della produzione si abbina a una forte diminuzione delle vendite all’Unione europea – il suo mercato più importante -, dovuta al deterioramento dei rapporti tra l’Occidente e la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. I flussi di gas attualmente passanti per il Nord Stream 1, la condotta tra la Russia e la Germania, valgono il 20 per cento appena della capacità dell’impianto. Le forniture passanti per l’Ucraina – importante territorio di transito del gas russo – sono a meno del 40 per cento dei volumi definiti dai contratti. A maggio Gazprom ha azzerato il gasdotto Yamal-Europe, che arriva in Germania passando per Bielorussia e Polonia.

IL CALO DELLE ESPORTAZIONI

Gazprom non fornisce dati precisi sulle sue esportazioni. Stando ai calcoli di Bloomberg sappiamo però che a luglio ha venduto una media di 206 milioni di metri cubi di gas al giorno ai paesi non appartenenti all’ex-Unione sovietica. È il minimo dal 2014, nonché una diminuzione del 22 per cento dai livelli di giugno.

Le esportazioni di Gazprom nei suoi mercati chiave sono in calo da quattro mesi consecutivi.

IL RUOLO (LIMITATO) DELLA CINA

Il pur forte aumento delle forniture alla Cina non è dunque bastato a compensare il ridotto accesso al Vecchio continente: mancano gli impianti di esportazione, innanzitutto; e poi il mercato cinese non garantisce nemmeno le stesse entrate di quello europeo perché Mosca ha accettato di vendere idrocarburi a Pechino a prezzi scontati.

– Leggi anche: Perché la Russia non potrà sostituire l’Europa con la Cina sul gas

COME VA L’ECONOMIA DELLA RUSSIA

Nel secondo trimestre del 2022 (aprile-giugno) l’economia della Russia si è contratta del 4 per cento, dopo essere cresciuta del 3,5 per cento nel periodo precedente. A giugno – più nello specifico – l’economia russa ha subìto un calo del 4,9 per cento; a maggio era stato del 4,3 per cento.

LO STUDIO DI YALE SULL’IMPATTO DELLE SANZIONI

Il governo russo sostiene tuttavia che l’economia nazionale rimanga solida, e che le sanzioni internazionali – imposte dopo l’invasione dell’Ucraina, il 24 febbraio scorso – stiano danneggiando piuttosto l’Occidente. Uno studio dell’Università di Yale contesta però la ricostruzione del Cremlino.

Gli autori dello studio hanno utilizzato i dati sui consumi e sul commercio russo per misurare l’attività economica complessiva del paese cinque mesi dopo l’inizio della guerra. Attraverso l’analisi di questi indicatori hanno potuto ad esempio constatare come il ruolo di Mosca di esportatrice di materie prime sia stato intaccato notevolmente, e come il paese abbia dovuto riorientarsi verso l’Asia per compensare il minore accesso ai mercati europei, quelli storicamente di riferimento.

Negli ultimi mesi, inoltre, le importazioni russe sono crollate e il paese sta avendo difficoltà a garantirsi gli approvvigionamenti di componenti e tecnologie. In mancanza degli input di base, la Russia potrebbe non riuscire ad avanzare nell’innovazione industriale, perdendo competitività.

PERCEZIONE E REALTÀ

L’uscita dal paese di un migliaio circa di aziende straniere, inoltre, si è tradotta in un impatto sul prodotto interno lordo russo del 40 per cento circa, secondo lo studio. Il bilancio governativo è andato in deficit per la prima volta e le finanze del Cremlino sarebbero “in condizioni molto, molto più disastrose di quanto comunemente inteso”.

Lo scarto tra percezione e realtà è alimentato dal fatto che il governo russo diffonde al pubblico solo gli indicatori economici più favorevoli, così da legittimare la sua narrazione vincente, evitando di pubblicizzare tutti gli altri.

I dati sulla produzione industriale nel mese di giugno, ad esempio, dicono che l’output automobilistico è diminuito dell’89 per cento, quello di cavi in fibra ottica di quasi l’80 per cento e quello di gas naturale del 33 per cento circa.

https://twitter.com/IikkaKorhonen/status/1552328896166641670

Iikka Korhonen è a capo della Bank of Finland Institute for Emerging Economies (BOFIT).

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