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Covid fuori controllo in Iran?

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Covid-19, che cosa succede e può succedere in Iran secondo l’Associated Press

Se c’è un Paese che ha tenuto una condotta tutt’altro che esemplare durante la pandemia da Covid-19, questo è – come ricorda un lungo lancio di ieri dell’Associated Press – l’Iran.

Non solo la Repubblica islamica ha colpevolmente ignorato i primi focolai di febbraio senza prendere i conseguenti provvedimenti, ma ha celebrato subito dopo un raduno di massa e persino un turno elettorale.

Il risultato corrisponde a quello che il presidente Hassan Rouhani è stato costretto ad annunciare sabato, ossia che potrebbero essere almeno 25 milioni gli iraniani infettati dal Covid-19, da cui la necessità – che definire tardiva è semplicemente eufemismo – di affrontare la sfida con la massima urgenza e serietà.

Quella stima agghiacciante del numero di contagiati proviene da un nuovo studio del Ministero della Salute di Teheran che però, alla faccia della trasparenza, si è rifiutato di renderne pubblici i risultati e di chiarire l’origine il senso di quelle cifre. L’unica cosa che Rouhani si è limitato a rivelare è che secondo lo studio nel prossimo futuro il numero di contagiati potrebbe aumentare di 30-35 milioni di unità: praticamente un intero paese infetto.

Ciò che questo balletto di cifre produce è una palese sfiducia verso i numeri ufficiali della pandemia che continuano nonostante tutto a venire diffusi e parlano di 270 mila casi accertati e di quasi 14 mila morti. Queste cifre, sempre secondo i dati diffusi dalle autorità, sarebbero lievitate nelle ultime ore rispettivamente di 2.166 e 188 unità.

Ma la verità è senz’altro un’altra in un Paese in cui il conteggio dei morti si fa esclusivamente coi decessi in ospedali, mentre la maggior parte delle persone che perde la vita per il Coronavirus lo fa a casa. La sottovalutazione del numero dei decessi è inoltre aggravata dalla tendenza delle famiglie a supplicare i dottori di non classificare le morti dei propri congiunti come causate dal Covid-19 per evitarne il relativo stigma sociale.

Le cose in Iran non si stanno mettendo affatto bene ma questo le autorità iraniane lo sanno bene da aprile, ossia da quando un rapporto parlamentare stimò le morti per Covid-19 in almeno il doppio di quanto accertato ufficialmente e il numero di contagi “da otto a dieci volte” più alto il numero ufficiale.

Ciononostante, l’unica cosa che il regime è riuscito a fare è protrarre la crisi senza mettere in campo gli strumenti adatti per una catastrofe di simili proporzioni.

Appaiono beffarde in questo senso le parole pronunciate sabato da Rouhani quando ha spiegato di attendersi un raddoppio delle ospedalizzazioni a breve.

Così come beffarda appare la fretta con cui le autorità delle varie città iraniane si stanno affrettando a chiudere bazar, suk e altri negozi per arrestare il contagio. Troppo poco, viene da dire, e troppo tardi.

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