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Covid-19, ecco che cosa sta succedendo in Italia. Parola di Gismondo

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gismondo polmonite

“Stiamo assistendo a un fenomeno di graduale attenuazione della carica virale”, secondo Maria Rita Gismondo, direttore microbiologia clinico e virologia dell’ospedale Sacco di Milano

 

“Stiamo assistendo a un fenomeno di graduale attenuazione della carica virale”. Così ha scritto in settimana Maria Rita Gismondo, direttore microbiologia clinico e virologia dell’ospedale Sacco di Milano, sul Fatto Quotidiano.

Sono passati 8 mesi dall’inizio della pandemia da Covid-19, le domande cui si cerca una risposta sono ancora tante, mentre continuano gli studi. Andiamo per gradi.

GISMONDO: IL VIRUS E’ MENO AGGRESSIVO

Partiamo dalla buona notizia: “Stiamo assistendo a un fenomeno di graduale attenuazione della carica virale”, ha scritto la Gismondo.

COSA ANCORA NON SAPPIAMO

Ma quella è l’unica certezza su cui possiamo fare affidamento. Nonostante, infatti, abbiamo a che fare con il virus da più di 8 mesi, ancora non siamo riusciti a rispondere ad alcune domande cruciali: gli asintomatici sono contagiosi? E quelli che possiamo definire debolmente positivi possono trasmettere il virus?

Non ci sono, su questo fronte, “risposte univoche, né dati certi”, ma il “punto è capire che differenza infettivologica esista fra i “debolmente positivi” e i “positivi” spesso entrambi asintomatici”, scrive Gismondo.

STUDI IN CORSO

Intanto, gli studi continuano. A concentrarsi su queste domande è stata l’Università di Pavia, che “ha pubblicato uno studio nel quale si intende dimostrare che i soggetti debolmente positivi non sono contagiosi”.

QUALI CONSEGUENZE

Lo studio di Pavia potrebbe avere importanti conseguenze. “Il dato, se confermato, – continua la Gismondo – avrebbe implicazioni molto vaste. Innanzitutto la possibilità di mettere in discussione la necessità dell’isolamento. Si potrebbe limitare il tracciamento. Ciò potrebbe persino facilitare la gestione della scuola, del rientro alle attività lavorative. Una semplificazione del quadro pandemico”.

LA VERITA’ DALLE VECCHIE REGOLE DELLA VIROLOGIA?

Lo studio dei ricercatori di Pavia è stato contestato e criticato da molti. “La vicenda è estremamente interessante e sempre più pressante”, ha detto la Gismondo, che sostiene che “probabilmente potremmo trovare una risposta consultando i vecchi sacri testi di Virologia”.

“Secondo i nostri maestri, il contagio è direttamente proporzionale al numero di particelle virali che si riesce a diffondere. Pur presente, il virus, se non è in quantità significativa, non riesce a contagiare. Ciò darebbe ragione al criticato studio di Pavia che, non ha escluso la contagiosità del virus ma afferma che, vista la bassa carica virale, i positivi sono da reputare non infettivi”, aggiunge la Gismondo.

GISMONDO CHIEDE INTERVENTO CTS

E se avessero ragione i vecchi maestri della virologia, la questione sarebbe comunque complessa. Sì, perché il problema sarebbe “la definizione di “bassa carica””.

“Non esiste un test certificato utilizzabile in tal senso -spiega Gismondo- ma l’esperienza ci ha dato conoscenze sufficienti per far chiarezza. Urge un’indicazione del Cts. Attendiamo, unitamente al recepimento delle indicazioni internazionali, di fare un solo tampone (se negativo) dopo la quarantena. Risparmieremmo energie umane, economiche e psicologiche”.

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