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Cosa sta succedendo al settore retail negli Usa. Report

di

agenti di commercio

I rivenditori americani hanno chiuso un numero record di negozi dal momento che la pandemia di coronavirus ha sconvolto il settore retail. Numeri, commenti e analisi

 

L’annus horribilis del retail. Il 2020 sarà il peggior anno nella storia recente statunitense per il commercio al dettaglio.

È quanto emerge dal rapporto stilato dalla società Bdo Usa Llp, che presenta un quadro tetro per il settore, a causa della pandemia di nuovo coronavirus.

Tra bancarotte, liquidazioni e chiusura dei negozi, gli Stati Uniti — si legge sul Wall Street Journal — hanno registrato un semestre record nella prima metà dell’anno.

La maggior parte delle chiusure di quest’anno ha interessato i negozi nei centri commerciali. Quest’ultimi hanno subito infatti interruzioni “prolungate” legate al coronavirus.

Tutti i dettagli.

IN QUANTI HANNO FATTO RICHIESTA DI FALLIMENTO

Tra gennaio e giugno, 18 retailer hanno fatto richiesta della protezione del capitolo 11 della legge fallimentare, in gran parte nei settori abbigliamento, arredamento per la casa e alimentare. La lista delle aziende comprende marchi storici come Neiman Marcus Group Ltd. e J.C. Penney Co.

Tra luglio e la metà di agosto, poi, altri 11 retailer hanno presentato la richiesta per il capitolo 11, tra cui Brooks Brothers, Ascena Retail Group e Tailored Brands.

Il 2020 si prospetta in linea con il 2010, quando 48 catene di negozi si arresero alla crisi 2007-2009. Il dato parziale di quest’anno ha già superato quello del 2019, quando in tutto le domande furono 22.

IL CASO BROOKS BROTHERS

Lo scorso 8 luglio Brooks Brothers, azienda che fa capo a Claudio Del Vecchio figlio del patron di Luxottica Leonardo, aveva presentato domanda di bancarotta assistita presso il Tribunale fallimentare degli Stati Uniti per il distretto di Delaware.

Come aveva raccontato Start, “i primi segnali di una forte crisi erano arrivati già a giugno, quando la società aveva annunciato la chiusura dei suoi tre siti produttivi negli Stati Uniti. In realtà, già nel 2019, riporta Il Sole 24 Ore, secondo alcune indiscrezioni, la società di Claudio Del Vecchio aveva dato mandato alla banca PJ Solomon di esplorare diverse opzioni strategiche per il risanamento dell’azienda. E tra queste era contemplata anche la vendita del marchio”.

La società, attualmente presente in circa 70 Paesi, vanta la presenza di 250 negozi nel Nord America e oltre 500 punti vendita in tutto il mondo. Ma già un mese dopo Brooks Brothers ha trovato due acquirenti. A metà agosto Authentic Brands Group e Sparc Group sono risultate le due aziende vincitrici della procedura di vendita competitiva. Le due aziende hanno messo sul piatto 325 milioni di dollari per l’acquisizione dell’ampia maggioranza del business globale della società.

IN QUANTI CHIUDONO NEGOZI

Ma non solo bancarotta. Catene tra cui Starbucks, Macy’s e Office Depot hanno annunciato l’intenzione di chiudere 10.226 negozi finora nel 2020, un numero che supera già il totale record di 9.500 chiusure dello scorso anno, secondo il rapporto di Bdo.

UNA CRISI GIÀ IN ATTO, PEGGIORATA DAL COVID

Ma le chiusure di negozi imposte dal governo, le misure di distanziamento sociale, i problemi della catena di approvvigionamento e  gli aumenti nelle vendite di e-commerce hanno solo intensificato i punti deboli esistenti avvertiti dai rivenditori negli Stati Uniti. Evidenzia il rapporto. La pandemia ha solo velocizzato di fatto il ritmo dei fallimenti nella seconda metà dell’anno.

L’ACCELERAZIONE ALL’E-COMMERCE

Il coronavirus ha inoltre accelerato cambiamenti importanti nel settore, in particolare riguardo alle preferenze dei clienti, orientati sempre più verso lo shopping online. Basti pensare lo scorso marzo il colosso dell’e-commerce Amazon ha registrato una crescita record sulla sua piattaforma. Ben il 35% rispetto a marzo 2019 secondo Recode.

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