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Che cosa si dice nella Curia su Papa, Becciu e non solo

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“Non c’è stupore per il modo d’agire del Papa, che è noto. C’è sorpresa perché l’eliminato stavolta, Becciu, è uno degli uomini di cui Francesco si fidava di più. Un uomo che lo stesso Papa aveva messo a capo in qualità di commissario dell’Ordine di Malta, potentissimo e soprattutto ricchissimo”. L’analisi di Matteo Matzuzzi, vaticanista e caporedattore del quotidiano il Foglio

Matzuzzi, dopo le dimissioni di Becciu volute dal Papa hai twittato: in questa vicenda il vincitore morale è Pell. Perché? In che senso vincitore morale? Hai scritto anche: Pell aveva capito tutto. Cioè?

La prima richiesta fatta dai cardinali durante le congregazioni generali del pre Conclave era semplice: chiunque sarà eletto, dovrà fare pulizia, mettendo il naso nei bilanci e nella struttura finanziaria della Santa Sede. Trasparenza per evitare nuovi scandali e nuovi Vatileaks. Francesco ha ottemperato alle disposizioni: appena diventato Papa ha creato commissioni ad hoc, comitati, gruppi di studio per riformare le finanze vaticane. E, soprattutto, ha creato ex novo la Segreteria per l’Economia, affidandola all’allora arcivescovo di Sydney George Pell. Uomo dalle indubbie capacità manageriali e soprattutto capace di affrontare con pugno deciso le normali e consuete resistenze della vecchia curia romana. Infatti, appena arrivato, ha creato un terremoto che non è piaciuto né ai piani alti dell’Apsa né in Segreteria di stato.

Che cosa ha fatto Pell?

Durante le riunioni del Consiglio per l’Economia, alcuni cardinali (i verbali furono pubblicati anni fa dall’Espresso) lamentavano il fatto che Pell volesse fare tutto da solo. Peccato che fosse stato il Papa a dargli questo incarico. Il porporato australiano andò avanti, senza curarsi delle resistenze. Ma a un certo punto arrivarono i problemi della famosa indagine in cui lo si accusava, in patria, di aver stuprato due coristi al termine di una messa celebrata un quarto di secolo fa a Melbourne. Fu un colpo non da poco. Pell, chiaramente impegnato a difendersi, si vide tolte progressivamente competenze e poteri, con la Segreteria di stato (dove Becciu era il potentissimo Sostituto, cioè il numero 2), che invece tornava centrale. Quando Pell tornò in Australia per sottoporsi volontariamente al processo (ricordiamo che alla fine l’Alta corte lo ha assolto con verdetto unanime dei giudici, 7-0), la Segreteria di stato trionfò.

In che senso trionfò?

Qualcuno, in Vaticano, disse che i cannoni contro l’australiano erano stati fabbricati nello stato di Victoria, ma le munizioni erano state approntate a Roma. In ogni caso, ora il piano si ribalta: Pell, assolto da tutto, vede confermata la sua linea: soprattutto perché è nota la sua totale disistima per Becciu (ricambiata). Se non ci fosse stato il processo e la ritirata di Pell, probabilmente ora non ci troveremmo in questa situazione.

Davvero le accuse alla base del siluramento di Becciu da parte del Papa sono i contributi a enti e società legate ai fratelli di Becciu o la vicenda del palazzo londinese ha comunque pesato sulle dimissioni del cardinale? Oppure ci sono altri motivi alla base della decisione di Bergoglio?

Non sappiamo nulla, per cui non voglio avventurarmi in supposizioni o pettegolezzi. Al di là delle inchieste giornalistiche, comunque da confermare, ci è nota solo la versione di Becciu: il Papa (che avrebbe in mano documenti provenienti dal Tribunale vaticano) lo ha accusato di peculato per la gestione sui generis dell’Obolo di San Pietro, con favoritismi alla diocesi di Ozieri e ai due fratelli. Becciu dice di non aver commesso nulla di illegale, salvo una leggerezza per questioni di opportunità e conflitto di interessi. Dopotutto, dice, quei fondi erano nella completa disponibilità del Sostituto della Segreteria di stato.

E il palazzo londinese?

Di certo, la vicenda del palazzo di Londra in Sloane Avenue pagato uno sproposito ha contribuito ad azzoppare Becciu. Una vicenda che lo stesso segretario di stato, il solitamente silenzioso e prudentissimo Pietro Parolin, aveva definito “opaca“, attirandosi subito la sdegnata risposta di Becciu: “E perché opaca?”.

Sicuro che non ci sia dell’altro che ancora non si sa?

Diversi osservatori di cose vaticane sostengono che ci deve essere per forza dell’altro per portare il Pontefice a privare un suo fedelissimo dei diritti che comporta il cardinalato. Io però non ne sono così sicuro: Francesco ha posto la carità in testa all’agenda del pontificato, del suo fare pastorale. Insiste sempre sui poveri, sugli ultimi, sugli scartati. Un delitto contro di loro, con un cardinale che dirotta i soldi dell’Obolo di San Pietro, può bastare per fargli adottare provvedimenti durissimi.

Massimo Franco del Corriere della Sera ha scritto: “Becciu è costretto a difendersi non solo da accuse imbarazzanti, ma da una reazione papale che negli ambienti vaticani ha lasciato tutti di stucco”. Solo di stucco? Tu hai scritto su Twitter: “E aberrante la punizione così violenta di un non-indagato che – fino a prova contraria – è innocente. Più che la Chiesa, sembra “The Apprentice””. Che cosa si dice nella Curia vaticana?

La curia romana è al tutti contro tutti. Non da oggi, certo. Ma negli ultimi mesi (direi nell’ultimo biennio) si è fatta largo l’idea che nessuno sia al riparo dalle ire di Francesco, chiaramente sempre più isolato e autore di scelte che potremmo definire “poco prudenti”, come nel caso di Becciu. Ricordo infatti che è un cardinale ha subito una posizione durissima senza neppure un avviso di garanzia, che probabilmente arriverà, ma che a oggi non c’è ancora e che comunque non equivale a una sentenza definitiva di condanna.

Che cosa si dice nella Curia vaticana della mossa del Papa?

Non direi che c’è stupore per questo modo d’agire, che è noto. C’è sorpresa, semmai, perché l’eliminato, stavolta, è uno degli uomini di cui Francesco si fidava di più. Un uomo che, ironia della sorte, lo stesso Papa aveva messo a capo in qualità di commissario dell’Ordine di Malta, potentissimo e soprattutto ricchissimo. Francesco prima ha estromesso i cardinali che gli si opponevano sul fronte della linea dottrinale o pastorale (penso a Burke e Müller), ora tocca ai fedelissimi che considera però “traditori”. Sembra una tragedia shakespeariana, cupissima e preoccupante.

“Dietro il caso Becciu il terrore del Vaticano di finire nella blacklist”, ha scritto l’Huffington Post Italia. Pensi che il Papa prima dell’ispezione che inizierà il 19 settembre del Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa per una cosiddetta “visita on site” di controllo sull’adempimento degli standard finanziari internazionali, a cominciare da quelli antiriciclaggio, abbia voluto dare un segnale ulteriore di chiarezza e trasparenza?

Non credo. Sarebbe ancora più assurdo e illogico: Becciu non è stato pensionato, ma gli sono stati tolti i diritti connessi al cardinalato. Direi che è un po’ troppo come segnale prima di una normale ispezione del Comitato Moneyval. Non ritengo che le due cose siano legate.

C’è chi ha anche legato il siluramento di Becciu alla prossima visita di Pompeo in Vaticano, considerando che Becciu è stato è il numero due del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato e vero artefice dell’accordo con la Cina che tanto ha irritato gli Stati Uniti. “Appare non senza significato che le dimissioni di Becciu giungano a poche ore dall’arrivo a Roma e in Vaticano del segretario di Stato Usa, Mike Pompeo”, ha scritto l’Agenzia Nova. Che cosa pensi?

A mio giudizio non c’entrano nulla le due cose. Becciu è da due anni che non si occupa più di affari interni ed esteri, ma solo di santi da portare all’onore degli altari. Sono ambiti totalmente separati. La questione Pompeo il Papa l’ha risolta decidendo di non incontrarlo. Non ci monterei però un caso: sarebbe stato stupefacente un’udienza riservata a poco più di un mese dalle elezioni americane.

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