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Cosa fa (poco?) la Germania contro il Coronavirus

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Germania pandemia

Il numero dei contagi da Coronavirus in Germania, gli annunci del governo, il dibattito fra gli esperti. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

Il consiglio del ministro della Salute Jens Spahn di annullare tutte le manifestazioni con più di mille partecipanti è (per ora) l’unica novità sul piano delle misure di contenimento della pandemia di coronavirus emersa nella giornata di ieri, nella quale la Germania conta il suo primo morto, seppure in trasferta. Si tratta di un cittadino tedesco di 60 anni, in vacanza sul Mar Rosso in Egitto, da una settimana ricoverato in una clinica di Hurghada. È anche il primo deceduto ufficiale per coronavirus in Africa.

CONTAGI, SUPERATA QUOTA MILLE E ORA SI TEME L’ESCALATION

Ma soprattutto, nel fine settimana è salito in maniera preoccupante il numero dei contagi. Le ultime indicazioni, risalenti alla serata di ieri, raccontano il sorpasso di quota mille. La geografia regionale ricalca quella dei giorni scorsi, con il picco del Nordreno-Vestfalia (484 casi, erano 172 giovedì scorso), Baviera (200, erano 42) e Baden-Württemberg (199, erano 58). Al quarto posto è balzata la capitale Berlino, che oggi conta 40 casi contro gli appena 9 di quattro giorni fa. È per fortuna ancora vuota la casella dei decessi negli ospedali tedeschi, ma la stampa riporta almeno due casi molto gravi in Baviera, uno-due ad Aquisgrana, nella Vestfalia. Le direttive della privacy sono molto strette. La preoccupazione è che anche in Germania si stia arrivando a un punto di svolta: dopo il primo circoscritto episodio in Baviera a fine gennaio, abilmente circoscritto con la quarantena ad addetti e familiari dell’azienda Webasto, le infezioni sono ripartite appena un paio di settimane fa, con i casi in Nordreno-Vestfalia amplificati dalle celebrazioni del carnevale (come ad Heinsberg, uno dei focolai). Un lasso di tempo disallineato rispetto all’Italia che, secondo alcuni esperti italiani ascoltati dal quotidiano Tagesspiegel, potrebbe spiegare il ritardo tedesco nella triste classifica di contagi e decessi (e non certo la supposizione dietrologica che le autorità nascondano il numero dei morti).

LA PAURA CHE IL GOVERNO NON STIA FACENDO ABBASTANZA

Oggi piuttosto ci si comincia a chiedere se il governo stia facendo davvero il possibile per evitare che il contagio si diffonda in Germania con la stessa virulenza vista in Italia. L’aggravarsi della situazione nel nostro paese e le drastiche misure adottate nelle ultime ore (seppur in maniera troppo confusa) alimentano ora la domanda se non sia il caso di adottarne di simili anche qui, dal momento che tutti gli esperti concordano sulla linea che l’obiettivo, in questo momento, è di guadagnare tempo, allungare il più possibile la curva delle infezioni e soprattutto dei ricoveri, per evitare che possano raggiungere il collasso anche strutture ospedaliere di grande capacità come quelle tedesche: con 28.000 posti letto in terapia intensiva la Germania conta la maggiore disponibilità in Europa, ma il primario virologo della Charité di Berlino ricorda che a oggi l’80% di quei posti letto è occupato da pazienti. La difficoltà con cui Spahn cerca di imporre anche quelle minime, come la sospensione delle manifestazioni con oltre mille partecipanti, rivela come le resistenze siano una costante comune a molti paesi che ancora non vivono (o ritengono di non vivere) il pieno dell’emergenza. Qui in Germania l’opinione pubblica è ancora sensibilizzata solo sui comportamenti personali, come lavarsi spesso le mani e tossire nel gomito del braccio, ma non vi sono inviti espliciti a restare a casa, né ipotesi di chiusura temporanea delle scuole, se non in presenza di conclamati casi di infezione.

L’ESPERTO SALUTE DELL’SPD CON IL MINISTRO CDU SPAHN: ANNULLARE GRANDI EVENTI

Tuttavia qualche voce comincia a farsi sentire all’interno della stessa area governativa. In un’intervista alla Bild di questa mattina, il responsabile della sanità dei socialdemocratici Karl Lauterbach appoggia con veemenza la richiesta del ministro Spahn di sospendere tutte le grandi manifestazioni in Germania: “Chi non lo farà potrebbe chiedersi fra due settimane se non sia il responsabile di una nuova ondata di contagi e decessi”. Lauterbach chiede altre misure più incisive come regolari tamponi in vasta scala nelle scuole per capire quanti infetti ci siano: “Nei ragazzi l’infezione si sviluppa in maniera debole o moderata, ma sono portatori di virus con molti contatti sociali”.

LA BUNDESLIGA VERSO LE PORTE CHIUSE (ALMENO PER ALCUNE PARTITE)

La misura suggerita da Spahn colpirebbe in primo luogo il calcio. Ancora nel fine settimana tutte le partite di prima e seconda Bundesliga (le nostre serie A e B) si sono svolte a porte aperte, compreso l’incontro in Nordreno-Vestfalia di Mönchengladbach contro il Borussia Dortmund cui hanno assistito 54.000 spettatori, che si è svolto a 40 chilometri dall’epicentro di Heinsberg. In questa occasione, l’unica contromisura adottata è stata quella di chiedere volontariamente ai tifosi provenienti dal distretto di Heinsberg di non andare allo stadio in cambio del rimborso del biglietto. Lo hanno fatto in 550. E la prossima settimana è in calendario uno dei derby più sentiti di Germania, quello fra Borussia Dortmund e Schalke 04, sempre nel Land del Nordreno-Vestfalia. La lega calcio tedesca ha provato a puntare i piedi, dicendo che il contatto con autorità e organizzatori locali è sempre molto stretto e che si valutano caso per caso le misure da adottare, ma che i campionati andranno avanti anche in modalità a porte chiuse. L’allenatore dell’Augsburg ha chiesto l’annullamento delle amichevoli delle nazionali. La sensazione è che nel corso dei prossimi giorni le resistenze verranno smontate e ci saranno più partite a porte chiuse. Per il derby di Dortmund, il ministro della Sanità del Land ha già detto di condividere la proposta di Spahn, ma la catena delle decisioni è in Germania molto elaborata. Analoga posizione ha assunto la ministra della Baviera per la sua regione. Ma al momento la città di Stoccarda, in Baden-Würrtemberg, conferma la partita a porte aperte di seconda Bundesliga in programma per stasera, con la giustificazione che gli esperti sanitari locali ritengono le manifestazioni all’aperto non così pericolose. Ognuno si muove secondo direttive proprie e in Germania incidere su decisioni locali o fermare macchine organizzative in corso è sempre molto complesso.

MA LA CDU CONFERMA IL CONGRESSO DI APRILE (SALVO CONTRORDINI)

Di certo non aiuta a dare l’esempio l’organizzazione del partito stesso di Spahn, la Cdu di Merkel. Tra gli eventi che dovrebbero essere rimandati ci sarebbe anche il congresso straordinario che dovrà eleggere il nuovo capo del partito, fissato per il 25 aprile a Berlino. Tra delegati, leader nazionali, hostess e giornalisti il numero dei partecipanti supererà di gran lunga il migliaio. Ma in una nota, l’organizzazione del partito ha confermato in primo luogo che il congresso si farà, ipotizzando solo la rinuncia alla presenza di ospiti internazionali. Poi ha lasciato una porta aperta, precisando che nessuna decisione definitiva è stata presa e che si resta in stretto contatto con le autorità sanitarie di Berlino.

ESPERTI DIVISI, MA LA MAGGIORANZA CHIEDE MISURE PIU’ DRASTICHE

Anche la dissonanza tra gli esperti non favorisce decisioni drastiche. In questi giorni di dibattito alcune figure si sono imposte all’attenzione mediatica. Una di queste è Alexander Kekulé, direttore dell’istituto di microbiologia dell’Università di Halle, che chiede al governo misure di tipo italiano per rallentare il contagio, come il blocco delle attività nel paese per due settimane: chiusura di scuole e università, calcio a porte chiuse, riduzione della mobilità interna, annullamento dei grandi eventi. Posizione difesa con forza anche da Thomas Assmann, medico di famiglia noto per una seguitissima rubrica sull’edizione domenicale della Frankfurter Allgemeine Zeitung, per il quale solo misure drastiche come anche la temporanea chiusura delle fabbriche possono rallentare l’evoluzione del contagio. Ma ci vuole consenso anche nella popolazione perché sono misure impopolari, ha detto facendo riferimento ad esempio alle feste di carnevale: sarebbe stato meglio vietarle.

Al contrario Wolfgang Wodarg, pneumologo a Kiel, giudica l’allarmismo esagerato, invita a smetterla con il panico e giudica le misure restrittive come un attacco alla libertà personale. Dibattiti già visti in Italia un paio di settimane fa. Christan Drosten, primario virologo della Charité di Berlino, spinge allarmato lo sguardo più in là, all’autunno, quando la pandemia potrebbe riprendere forza dopo un’augurabile pausa estiva, e chiede al governo di intervenire subito per ampliare la capacità delle terapie intensive per evitare che si debba giungere a decisioni estreme come quella di dover scegliere chi salvare tra i pazienti. Ma alcuni operatori sanitari (e diversi cittadini le cui testimonianze vengono raccolte dai media) lamentano ritardi già adesso, nei tempi lunghi per fare i tamponi o nella carenza di dispositivi di protezione per i medici di famiglia e negli ambulatori.

ECONOMIA: PIU’ FACILE ACCEDERE AI FONDI PER IL LAVORO BREVE

In una riunione notturna alla cancelleria il governo ha adottato misure per fronteggiare la crisi economica conseguente alla pandemia, la più importante consiste in facilitazioni per l’accesso ai fondi per sostenere la riduzione dell’orario di lavoro (il cosiddetto lavoro breve), una misura che punta a ridurre l’impatto della crisi sull’occupazione. Venne adottata con successo durante la crisi finanziaria del 2008, è uno strumento che è sempre presente e che ora viene reso più semplice. Ci sono richieste per pacchetti più consistenti, il ministro Scholz li aveva prefigurati, Merkel e Altmaier sembravano frenare considerando quelli attuali per ora sufficienti. È probabile che nelle prossime ore venga reso noto altro. Alle 13.30 è fissata una conferenza stampa del ministro Spahn. Si vedrà se verranno invece annunciate o precisate nuove misure restrittive per rallentare il contagio.

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