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Cosa c’entrano Egitto ed Etiopia con il golpe in Sudan?

Sudan Egitto

Golpe in Sudan. L’approfondimento di Giuseppe Gagliano

 

Non è un segreto che il presidente del Consiglio di sovranità sudanese Abdel Fattah al-Burhan e il presidente egiziano Abdelfattah al-Sisi abbiano stretti legami ed è proprio per questo che è difficilmente concepibile che Burhan non abbia avvertito il suo omologo egiziano, prima di ieri sciogliendo il governo civile di transizione e dichiarando lo stato di emergenza in tutto il Paese.

Burhan completò parte del suo addestramento militare in Egitto. E il Cairo è stata la meta del suo primo viaggio ufficiale, nel maggio 2019, appena un mese dopo aver deposto il regime dell’ex presidente Omar al-Bashir (1989-2019).

Poco prima di prendere il potere, Burhan aveva anche programmato di fare un viaggio in Egitto domenica 24 ottobre. Per coincidenza, un Gulfstream della società degli Emirati Falcon Aviation Services, il cui consiglio di amministrazione è interamente controllato dalla famiglia regnante di Abu Dhabi, ha effettuato il collegamento, domenica pomeriggio, tra Il Cairo e Khartoum.

Con questo colpo di Stato Burhan mette fine al fragile accordo stabilito tra civili e militari, testato fino alla rottura nelle scorse settimane. Questa condivisione del potere con i civili era stata imposta ai militari pochi mesi dopo la caduta del regime di Omar al-Bashir, sotto la pressione combinata della piazza e della comunità internazionale.

Da allora gli equilibri regionali sono cambiati. Il primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali, che ha messo tutto il suo peso nel mettere Abdallah Hamdok, ex dirigente delle Nazioni Unite, a capo di un governo civile a Khartoum, è più isolato che mai. Indebolito dalla guerra civile nel nord dell’Etiopia, che imperversa da quasi un anno, il leader etiope perde un importante interlocutore.

Al contrario, il presidente egiziano al-Sisi, in conflitto con l’Etiopia da un decennio sul tema della diga rinascimentale (Grand Ethiopian Renaissance Dam, GERD) ha ora una solida staffetta a Khartoum. Finora le autorità di transizione hanno mantenuto una parvenza di equilibrio: mentre i civili hanno mantenuto il dialogo con Abiy, la componente militare ha svolto esercitazioni congiunte con l’esercito egiziano. Il saldo ora è pienamente a favore del Cairo.

Lunedì sera né Abiy né Sisi avevano parlato pubblicamente dell’argomento. La comunità internazionale si è affrettata a condannare il golpe. L’inviato speciale degli Stati Uniti nel Corno d’Africa, Jeffrey Feltman, è stato il primo a redigere una dichiarazione. Il colpo di Stato è tanto più uno sgarbo per la diplomazia americana, in quanto Feltman è stato a Khartoum venerdì e sabato scorso, per discutere con le autorità il passaggio della crisi politica che ha paralizzato per molte settimane il Paese. Possibile dunque che i servizi di sicurezza americani non avessero avuto sentore di nulla?

Poco dopo, anche il presidente dell’Unione africana (UA), il ciadiano Moussa Faki Mahamat, ha chiesto la ripresa del dialogo tra soldati e civili, nel quadro costituzionale. In caso di cambio di governo non conforme alla costituzione, il Consiglio per la pace e la sicurezza dell’UA ha il potere di sospendere un paese. Anche il Sudan è stato oggetto di tale decisione nel 2019. Dopo il golpe militare del 2013, che ha portato al potere Sisi, anche l’Egitto è stato sospeso dall’UA, prima di reintegrarla per quasi un anno dopo.

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