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Coronavirus, l’emergenza vista e affrontata da Usa e Ue. Numeri e differenze

di

Covid-19 Cina

Dati e confronti su come Stati Uniti e Unione europea intendono affrontare il Coronavirus. Il post del giornalista del Sole 24 Ore, Alessandro Plateroti, pubblicato su Facebook

Ho un paio di riflessioni da condividere sull’emergenza Coronavirus. Le sintetizzo in punti.

1) L’emergenza Coronavirus vista dagli Stati Uniti:
– 57 casi accertati, nessun decesso
– spesa straordinaria per test e cure: 2,5 miliardi di dollari

2) L’emergenza Coronavirus vista da Bruxelles:
– 520 casi accertati, 14 decessi (12 in Italia)
– spesa straordinaria per test e cure: 220 milioni di euro

Questi numeri si commentano da soli.

Malgrado il divario dei “tassi” di infezione (o spread delle infezioni) tra le due sponde dell’Atlantico, l’Europa spende un decimo dell’America per controllare la crisi, rassicurare la gente, e soprattutto evitare reazioni politiche isteriche, demagogiche o irrazionali contro i paesi più colpiti dal virus.

Se l’Europa pensa di risolvere la crisi virale con 220 milioni di euro, farebbe meglio a dare i soldi in beneficenza agli ospedali. Che dire? Se tanto mi da tanto, dopo gli stress test alle banche arriveranno quelle agli ospedali: con il denaro pubblico, l’Europa non fa sconti…

Trasformare l’emergenza virus in un problema solo italiano uccide l’Italia e non ferma il contagio.

Duecentoventi milioni di euro da dividere tra quasi trenta Paesi, fanno circa 7 milioni ciascuno per affrontare un’emergenza che mette a rischio non l’euro, ma gli europei. Questo è il “whatever it takes” per salvare la Ue dal Coronavirus?

Per evitare che la crisi del debito e dei Btp contagiasse i mercati finanziari, l’Europa ha speso oltre 3mila miliardi di euro in quattro anni: i Btp sono al sicuro, ma lo spread tra tassi di interesse e tassi di infezione, non solo è più pericoloso, ma soprattutto più irritante.

(testo tratto dal profilo Facebook di Alessandro Plateroti)

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