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Conte Schlein

Conte declassa Schlein

Cosa succede fra Conte e Schlein. E cosa succede nel centrodestra. La nota di Paola Sacchi.

Giuseppe Conte, ormai distaccato nei sondaggi da due o quasi tre punti dal Pd, sferra l’attacco, del resto non difficilmente prevedibile. Declassa, con una punta di veleno, Elly Schlein al ruolo di “grande federatrice delle correnti del Pd”, anziché del centrosinistra come due giorni prima l’aveva incoronata Romano Prodi.

Il giorno dopo la conclusione della kermesse di FdI Atreju, con Giorgia Meloni descritta dai cosiddetti giornaloni all'”assalto” della segretaria del Pd, della sinistra e delle sue icone, da Chiara Ferragni a Roberto Saviano, senza però specificare che erano repliche ad attacchi ancora più duri da parte della leader Pd, lo scenario si rovescia. Torna sotto tutti i riflettori lo scontro a sinistra, come un evergreen. Gli strascichi delle polemiche su Atreju – già offuscate dal successo stesso della festa e di Meloni che ha avuto per ospiti due premier esteri come l’inglese Rishi Sunak e l’albanese Edi Rama, nonché Elon Musk, il futuribile imprenditore patron di Tesla e Space X, il ct della Nazionale Azzurra di calcio Spalletti – vengono spazzati via da Conte che gioca al rialzo con Schlein. Liquida secco la faccenda della federatrice o federatore (“I Cinque Stelle non si fanno federale da nessuno”) e Prodi dicendo che “tra i padri nobili” ha visto pure “qualcuno che ci voleva assassinare”, dimenticando o facendo finta di ignorare però che il Professore era anche arrivato al secondo posto delle “Quirinarie” dei pentastellati nel 2013.

Ma soprattutto l’ex premier e leader dei Cinque Stelle gioca al rialzo per togliere a Schlein il ruolo di principale competitor di Meloni, nella bipolarizzazione dello scontro. Con una mossa a sorpresa chiede al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, di istituire un “Giurì d’Onore” per difendersi dalle affermazioni in Aula del premier e presidente di FdI sul Mes, che definisce “menzogne denigratorie”, secondo le quali l’ok alla ratifica del Mes l’ha data il governo Conte, “senza mandato parlamentare, un giorno dopo essersi dimesso”. Insomma, Conte concentra i riflettori su di sé oscurando la leader del Pd nel ruolo di principale oppositrice di Meloni.

È scontro duro con i dem che a forza in questi anni di inseguire i pentastellati, dandosi una linea sempre più estremista e radicalizzata con l’obiettivo di assorbirli e egemonizzarli, rischiano però seriamente di finirne loro egemonizzati. In politica vince sempre o quasi l’originale. Il quadro si rovescia, le polemiche delle opposizioni su Atreju spazzate via in un attimo dalla perenne querelle di un centrosinistra alla ricerca di un baricentro, senza però il centro riformista nell’indicazione da parte di Prodi di Schlein.

La corsa delle Europee con il proporzionale sembra già da ora destinata a dividere sempre più il centrosinistra la cui situazione di sfilacciamento è altamente imparagonabile a quella del centrodestra. Una solida coalizione di governo, che pur nella sua pluralità, destinata inevitabilmente ad accentuarsi con le Europee, proprio ad Atreju ha dimostrato di prepararsi alla inevitabile sfida a tre nel quadro di una cornice e un decalogo unitari. Questo ha significato sul palco in chiusura quell’abbraccio di Matteo Salvini e Antonio Tajani, i due vicepremier, con Meloni al centro.

Il segretario di FI e ministro degli Esteri ha detto che i voti devono essere cercati “nel grande partito dell’astensione” e quindi non tra alleati. Salvini, che ieri ha inaugurato il cantiere Tav di Chiomonte, ha detto che gli va bene “fare il secondo se a guidare il convoglio è Giorgia”. E a sinistra intanto è ripreso lo scontro. I dem masticano amaro e ricordano a Conte che l’avversario è il governo Meloni. Il centro del centrosinistra? Carlo Calenda, leader di Azione, si sfila dalla polemica e preconizza che i pentastellati supereranno il Pd che si dividerà su Conte candidato premier.

Matteo Renzi, leader di Iv, ne resta a netta distanza. Il centro in realtà è andato da tempo con il centrodestra. Silvio Berlusconi lo ha sostenuto fino ai suoi ultimi giorni.

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