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Consigli utili della scienza del comportamento durante e dopo il lockdown per Covid-19

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Lockdown per Covid-19, che cosa può insegnare la scienza del comportamento? L’intervento di Roberta Belcastro, psicologa, psicoterapeuta, analista del comportamento

In un momento storico in cui emerge l’esigenza di competenza in diversi ambiti per fronteggiare un’epidemia che sta mettendo in ginocchio diversi Paesi, i governi farebbero bene a “bussare” anche nei laboratori della Scienza del Comportamento (Experimental Analysis of Behavior EAB) considerato il fatto che al momento non disponiamo di un vaccino e che l’unica arma che abbiamo è il lockdown (chiusura totale di un Paese): una misura di contenimento del contagio la cui efficacia dipende esclusivamente dai comportamenti dei cittadini ai quali viene chiesto di “restare a casa”. Una misura emanata dai governi per tenere sotto il valore di uno il parametro che misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva (RO). Considerati anche i tempi necessari per la produzione di un vaccino e quindi la nostra futura forzata e indeterminata “convivenza” con questo virus anche quando ci sarà un graduale allentamento del lockdown, risulta indispensabile educare le persone ad una “nuova normalità” che ci porterà inevitabilmente a cambiare significativamente le nostre abitudini.

Il giorno di Pasqua sono state registrate circa 14.000 sanzioni effettuate ai trasgressori delle misure di contenimento del contagio nonostante la multa salata. Alcuni addirittura hanno studiato il modo di trasgredire la regola evitando la punizione “restando a casa” ma organizzando grigliate sui tetti generando ugualmente assembramenti pericolosi dimostrando di non avere realmente compreso la regola e le sue finalità in termini di tutela della salute di tutti. Questo dato ci segnala che il solo “controllo avversivo” del comportamento non è sufficiente, perlomeno non per tutte le persone. Le variabili potrebbero essere diverse e andrebbero analizzate per migliorare il tiro. E la scienza del comportamento possiede gli strumenti per farlo.

B.F. Skinner, il padre dell’EAB, nel 1938 in Behavior of Organism ha dimostrato, attraverso studi condotti su animali, che il comportamento degli organismi è sotto il controllo di variabili ambientali e che manipolando queste ultime in maniera sistematica é possibile prevedere, controllare e quindi modificare il loro comportamento.

Gli studi di Skinner condussero lo scienziato ad elaborare dei principi o leggi che governano il comportamento degli organismi che nel 1953 in Science and Human Behavior estese anche alla specie umana. Tra questi principi probabilmente quello più conosciuto ai “non addetti ai lavori” è quello del “rinforzo” secondo il quale un comportamento aumenta la probabilità di verificarsi nuovamente nel futuro se in passato in situazioni simili ha prodotto dei cambiamenti ambientali favorevoli (dei vantaggi).

Nel romanzo Walden Two (1948) Skinner immagina una piccola comunità costruita, come esperimento scientifico, mediante l’impiego del principio del rinforzo. Programmando intenzionalmente e scientificamente le contingenze ambientali è possibile ”spingere in modo gentile” le persone a scegliere dei comportamenti finalizzati al bene comune. E non soltanto per fronteggiare questa epidemia ma per prevenirne delle altre prendendoci cura di noi e del nostro pianeta.

Perché come suggerisce Ilaria Capua, virologa di fama internazionale, in Salute Circolare “la sfida è quella di riconoscere che la salute è un sistema di vasi comunicanti, che può essere migliorato grazie a un’innovazione responsabile che miri a rigenerare l’equilibrio con gli animali, con le piante e con l’ambiente che ci accoglie nel suo complesso”. Per tale obiettivo è necessario sviluppare aree di ricerca interdisciplinari che abbiano il coraggio di andare al di là dei percorsi consolidati.

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