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Ecco i popoli più complottisti

L’umanità è sempre stata molto abile a generare castronerie, ma con la pandemia abbiamo raggiunto vette una volta inimmaginabili. Che cosa emerge da una ricerca dell’università di Cambridge. La Nota di Hansen 

Le strambe teorie e i complottismi abbondano al momento. Solitamente si dà la colpa ai social, la fonte di ogni male da quando permettono alla “silent majority” di non essere più silenziosa e di esprimersi impunemente come vuole. Il tema è stato recentemente oggetto di uno studio condotto dai sondaggisti della YouGov in collaborazione con la Cambridge University.

I ricercatori hanno chiesto ad ampi campioni di persone in 21 paesi del mondo come giudicassero la veridicità di 18 dei più comuni teoremi complottisti. Ad esempio, tra i paesi studiati, la convinzione che l’umanità sia segretamente in contatto con alieni spaziali raggiunge il livello più alto nel Messico (il 44% della popolazione ci crede) e quello più basso in Danimarca (11%). L’Italia sul tema occupa una posizione mediana (26%), appena sotto gli Stati Uniti al 29%.

Il complottismo non è una novità. L’idea che il mondo sia segretamente governato da una misteriosa congrega di potenti nascosti è corrente almeno dal tardo XVIII secolo ed è tuttora rappresentata dalla tesi del “Nuovo ordine mondiale”, secondo cui un gruppo di oscuri oligarchi manovrerebbe nell’ombra per ottenere il dominio sulla Terra—se non ce l’avesse già… La grande maggioranza dei nigeriani (78%) crede che sia o “definitivamente” o “probabilmente” la pura verità: come il 68% dei sudafricani, oltre metà della popolazione messicana (59%), di quella turca (57%), greca (56%) ed egiziana (55%). L’Italia ci crede solo al 45% secondo la ricerca. I due paesi più scettici sono la Danimarca (20%) e il Giappone (19%).

Molte delle stramberie attuali rappresentano una visione sostanzialmente “romantica” degli affari del mondo, come la convinzione che i viaggi lunari siano stati un’elaborata messinscena (ipotesi creduta dai messicani al 31% e, in fondo alla classifica, dagli inglesi al 9%). Che ci si creda o meno non ha molta importanza. Altri di questi teoremi però impattano seriamente sui grandi scenari internazionali, come la convinzione di forti minoranze nazionali secondo cui il riscaldamento globale sarebbe una frode. I primi a crederci sono i nigeriani (31%), seguiti subito però dagli americani: il 27% della popolazione degli Usa ritiene infatti che il cambiamento climatico sia una “balla”. L’Italia, la Francia e il Giappone, tutti e tre al 14%, sono tra i paesi più convinti del riscaldamento—meno però dei danesi (12%) e degli inglesi (9%).

È interessante notare in questi dati che le nazioni tendenzialmente più “paranoiche”—come la Nigeria e il Messico, che occupano posizioni alte in tutte le 18 classifiche dei teoremi complottisti—sono paesi con una bassa penetrazione di Internet. Quelle che risultano invece regolarmente più “calme”—la Danimarca, il Giappone e il Regno Unito—hanno una penetrazione nell’utilizzo della rete superiore al 95%. Gli Usa perlopiù galleggiano a metà classifica e la risalgono solo per due teoremi molto soggetti alla propaganda politica interna del paese: lo scetticismo climatico (un tema dei Repubblicani) e Trump “agente russo” (una tesi dei Dem).

Forse non è tutta colpa di Facebook e Twitter dopotutto. Forse chi propaganda quell’idea sono dei soggetti che vorrebbero decidere loro cosa scrivono i social. Forse è già da complottisti farsi delle domande al riguardo…

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