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Come si vive ai tempi del Coronavirus? Il Taccuino di Sacchi

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Come si vive ai tempi del coronavirus? Come in un mondo sospeso, surreale, quasi da film di fantascienza. Il post di Paola Sacchi

Come si vive ai tempi del coronavirus? Come in un mondo sospeso, surreale, quasi da film di fantascienza, mentre vedi Roma semideserta, quando esci quel minimo indispensabile e non tutti i giorni per fare la spesa, magari anche per qualche vicino più grande di te. Si sta giustamente incolonnati, a dovuta distanza, stai attento a prendere il necessario perché ne deve restare per tutti e non ci si deve far prendere da ansie incivili da incetta.

Le persone però che io ho incontrato in uno dei migliori supermercati di Roma fanno tutte così, sono civili e cercano anche di fare qualche battuta scherzosa, sembra che tutti si sforzino di esser più gentili e di restare per quel che è possibile normali. Eppure, stando così incolonnati, inevitabile ti ritornino in mente le immagini delle file dell’Urss ai Magazzini Gum. E d’un tratto capisci come ci si metta un attimo a perdere la libertà. Sì, anche quella di poter nonostante tutto scherzare anche, cosa che come i medici ti dicono e non per raccontarti una banalità serve a mantenere la salute. Non sono un medico, ma ho vari amici che lo sono e anche di rango, i quali mi hanno ben spiegato che ormai molti studi dicano che certe malattie come quelle autoimmuni possono avere una loro base anche nell’equilibrio psicosomatico. Insomma, detto profanamente, la depressione non aiuta.

Questo non significa certo fare stupidaggini, tipo certi “apericena” proposti tempo fa da esponenti di sinistra, salvo poi inorridire per un normale Matteo Salvini uscito con la fidanzata Francesca a fare semplicemente la spesa. Salvo dimenticare che solo poco tempo fa furono fotografati alcuni stessi esponenti di sinistra nella campagna “Abbraccia un cinese”. A me piace la cucina cinese, ovvio che da molto tempo non vado più al ristorante dove ogni tanto andavo. Li ho chiamati al telefono per esprimere la mia solidarietà e spiegare perché non mi vedono più da tempo; loro stessi, persone che vivono da tanti anni in Italia e perfettamente integrate nelle nostre regole, cattolici, assidui frequentatori di una chiesa, mi hanno stoppata: “Grazie del suo pensiero, ma per carità non venga, ci rivedremo presto, in tempi migliori”. E quelli erano proprio i giorni della campagna della nostra sinistra: abbraccia un cinese.

La libertà è facilissimo perderla e anche il senso della misura. Dicevo, anche la libertà di scherzare, certo con ironia lieve. Come lieve è e resta sempre quella della mia città nativa, la millenaria, piccola Orvieto, una delle capitali di quell’Etruria che dette i primi Re a Roma, la quale ne prese usi e costumi. Anche Orvieto in questi giorni ha problemi, certo imparagonabili con quelli del Nord epicentro della tragedia, però nel suo piccolo deve gestire una situazione imprevedibile come per tutta l’Italia. Ma sarà che Orvieto, con la sua bonaria ironia tipica un po’ di tutta l’Umbria, era io credo la fonte primaria di ispirazione di Anna Marchesini e anche di suo fratello Gianni, giornalista e scrittore, morto proprio pochi giorni fa e non di coronavirus. Ieri un mio amico, concittadino e giornalista mi ha strappato una liberatoria risata. Mi ha telefonato a Roma, esordendo: “Paola, dove ti trovi agli “arresti domiciliari” qui a casa a Orvieto o a Roma? Perché ti vorrei mandare la mia intervista immaginaria a Monsieur Pasteur… “.  Lui, Roberto Antonio Basili, ex direttore di un giornale locale che non c’è più La Città, è uno dei tanti giornalisti del territorio, come lo era anche il nostro comune amico Gianni Marchesini anche scrittore, sconosciuti alla ribalta nazionale. Gianni era noto perché il fratello della celebre attrice Anna, ‘la più grande comicarola” per Federico Fellini “degli ultimi trent’anni”.

Ho letto l’intervista immaginaria di Roberto a Monsieur Pasteur, pubblicata da Orvietolife.it, realizzata su basi scientifiche, perché si è fatto aiutare da un valido medico, ed ho pensato che anche questo è un modo intelligente e creativo per reagire. E restare, per quanto è consentito da norme che vanno doverosamente rispettate, con la testa nella normalità. Per non farsela ammalare che poi è più facile crolli anche il fisico.

L’altro giorno Bruno Vespa per aver semplicemente detto in un tweet, in modo prudente e moderato — come è lui caratterialmente da sempre, tant’è che da una vita ci scherzano pure — che dieci minuti dieci di passeggiata al giorno non possono essere multati, si è beccato praticamente dello sciaguratello, come si dice dalle mie parti, sui social. Eppure io ho visto persone anziane al parco camminare vicine, per sostenersi l’una con l’altra, niente metro di distanza. Dicevano: “Se non usciamo questi pochi minuti di mattina, ci ammaliamo, diventiamo matti”.

Rispetto delle regole rigoroso certamente, ma serve equilibrio, buon senso, senso della misura. Tanto più che siamo guidati da un governo e da una maggioranza che di segnali di sbandamento e inadeguatezza li ha dati non pochi. Una compagine già nata male perché fondata sull’anomalia tutta italiana del tutti contro uno, ovvero Salvini e il centrodestra che amministrano la maggioranza del Paese, a cominciare dal Nord. E soprattutto una compagine che non vede alla sua guida un leader politico. Ora è l’Italia, quella del Paese reale, dei suoi amministratori, come i governatori del Veneto Luca Zaia e della Lombardia Attilio Fontana, che ha richiamato in servizio Guido Bertolaso, leader più che mai di se stessa.

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