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Come si muove la Nato araba in Libia (con Haftar)

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 Il risiko geopolitico in Libia con gli Stati che sostengono Haftar. L’approfondimento della professoressa Coli

 

Ridurre la Libia a una partita tra Francia e Italia significa non rendersi conto che il generale Haftar, oltre a essere cittadino americano, è sostenuto da Egitto, Arabia saudita ed Emirati, ovvero dalla “Nato araba”, a cui ha dato vita Trump nel maggio 2017 col tour Ryad-Gerusalemme-Roma.

Allora si parlò di spostamento del baricentro della politica internazionale statunitense, anche perché Trump aveva dichiarato la Nato obsoleta per gli interessi Usa. La Nato ha basi nei paesi Ue, ma l’America non le usa per difendere l’Ue, ma per azioni in Medio Oriente e Africa ( la direzione Africom è in Germania e in Germania curano i soldati americani feriti in Iraq). Quindi, non è così stramba l’idea di una difesa europea come appare in Italia.

Trump ha appena nominato un nuovo ambasciatore in Libia, Roland Norland, ambasciatore in Georgia fino al 2015, diplomatico che ha lavorato in Uzbekistan, Kabul e nella Russia di Gorbacev, speaking russo e francese, ed è probabile che gli Stati Uniti vogliano una base in Libia.

Quanto sia importante l’Arabia saudita per gli Usa lo abbiamo visto col caso Khashoggi, quando Trump ha dichiarato che, quale fosse la responsabilità di Mohammed bin Salman ( MbS), l’Arabia saudita era indispensabile perché alleato di Israele e un partner commerciale di cui gli americani non potevano fare a meno, se non volevano essere rimpiazzati da russi e cinesi. Israele ha affidato la gestione del porto di Haifa, sbarco della marina americana ai cinesi, e Netanyahu è rimasto l’alleato preferito di Trump, è quindi poco credibile che gli Usa abbiano ora abbandonato l’Italia per la Bri, quando il 9 aprile si terrà il vertice Ue-Cina a Bruxelles e Francia e Germania, come quasi tutti i paesi del mondo, commerciano con la Cina.

Basta pensare quanto sia corteggiato MbS a Londra, Parigi e Washington e quanto conti il colosso energetico Aramco per capire come la politica internazionale oggi non sia riducibile a una guerra fredda tra Cina e America dove l’Italia occuperebbe un posto simile a quella tra Russia sovietica e Stati Uniti nel secolo scorso. Finché la Germania e metà Europa erano occupate dai russi, alleati anche dei cinesi, l’Italia era importante per gli americani, perché aveva il più forte partito comunista occidentale alleato con Mosca.

Finché l’Italia ha potuto “negoziare”con gli Usa con la carta del grande partito comunista che poteva passare a Mosca è stata importante per l’America e poteva anche erodere posizioni commerciali britanniche e francesi nel Mediterraneo, ma già dai primi anni ’70 col riavvicinamento tra Washington e Pechino e il trasferimento americano di imprese e tecnologia in Cina, gli equilibri internazionali sono cambiati. Chimerica, come la chiama Niall Ferguson, dimostra quanto poco contino le ideologie in politica estera.

Mentre la Cina comunista decollava col sostegno del capitalismo american , la Russia comunista declinava. La fine della Russia comunista non è stata decisa solo dalla sconfitta in Afghanistan, ma dallo stesso establishment sovietico di fronte alle falle del sistema economico della Russia, che si era anche resa conto come l’impero europeo fosse diventato un peso, costava troppo, ed era conveniente lasciarlo. A noi piace immaginare che i paesi dell’Est siano insorti in nome della libertà e della democrazia, certamente fu così in parte per i tedeschi, gli ungheresi, i polacchi, ma se il cambiamento avvenne in modo indolore, eccetto in Romania, fu anche per volontà di Mosca. La riunificazione della Germania e la fine dell’impero russo in Europa ha cambiato completamente la posizione dell’Italia rispetto agli Stati Uniti.

Dopo la fine della Russia sovietica e la fine della prima repubblica, l’Italia è diventata il più fedele alleato Usa: D’Alema bombardò Belgrado per legittimarsi con gli americani e Berlusconi per garantire all’Italia il ruolo di partner privilegiato degli Stati Uniti a sud della Manica nel 2003 fece partecipare l’Italia alla guerra in Iraq come l’Uk di Blair. Germania e Francia, invece, non parteciparono perché era contro i loro interessi in Africa e Medio Oriente imbarcarsi con i neocon.

Comunque, dal 2001 la politica estera italiana è sempre stata allineata a quella americana, sia con Bush jr sia con Obama e ora con Trump. Addirittura, il quadro politico italiano cambia secondo le amministrazioni americane. E questo, paradossalmente, ci rende meno sexy con gli americani. Un paese che per compiacere gli Usa litiga con i partner europei e non ha altri alleati oltre gli Stati Uniti, è un alleato irrilevante.

Pensare poi a un’alleanza con la Russia di Putin e l’America di Trump per distruggere Germania e Cina è un wishful thinking, perché l’America non vuole annientare la Cina, visto che sta negoziando a Pechino per mettere fine alla trade war, dannosa a entrambe le potenze. Né si capisce cosa potrebbe contare la Russia, che non è una potenza economica, in un mondo dominato solo dagli Stati Uniti. Per contare in un’alleanza, devi avere qualche carta che ti rende indispensabile. L’Italia è diventata un alleato marginale per gli Usa e lo sarà sempre più se gli Usa avranno una base in Libia. Per questo Obama non si fece scrupoli nel 2011 a eliminare la Libia di Gheddafi, con cui Berlusconi aveva firmato nel 2008 un importante trattato di partnerariato.

Continuare a pensare che gli Usa si siano accollati il costo di una guerra come quella di Libia per compiacere Francia e Uk è fuorviante. Per timore di fare la fine di Saddam Hussein, Gheddafi era pure diventato “buono”, aveva smantellato il rudimentale arsenale nucleare, la figlia Aisha era ambasciatrice dell’Onu, aveva pure salutato Obama con grande simpatia, Tony Blair stava aiutando il figlio Saif alla LSE per democratizzare la Libia.

La decisione di eliminare la Libia di Gheddafi rientra in un progetto più vasto, e non è neppure detto la Libia resti unita, poiché la Libia quale la conosciamo è una creazione italiana. Se le Arab Spring sono fallite, Trump ha deciso di abbandonare il progetto di esportare la democrazia e ha deciso che Arabia saudita, Egitto ed Emirati possono esercitare un ruolo importante per Israele, contenere l’Iran, ma anche in Africa. dove la religione musulmana è importante, c’è pericolo di terrorismo, e la Cina sta diventando una presenza considerevole.

Sappiamo anche che MbS ha ottimi rapporti con la Cina, dove è stato di recente, e ha approva la rieducazione cinese degli uiguri turchi, temendo il terrorismo nella regione dello Xinjang. Quindi, invece di gridare contro Macron, è meglio cercare di capire la “Nato araba”, il ruolo che avrà in Africa e i rapporti con Cina e Usa. Viviamo in un mondo interconnesso, invece di strepitare contro la presenza di un paese europeo come la Francia in Africa, sarebbe il caso di rendersi conto che l’Europa è per noi l’unico luogo dove possiamo ancora avere un ruolo.

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