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Come si destreggia Israele tra Armenia e Azerbaijan in Nagorno-Karabakh

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Benché Israele non prenda una posizione ferma sul conflitto del Nagorno-Karabakh, i forti legami dell’Azerbaijan con le industrie della difesa dello Stato ebraico sono evidenti. L’analisi di Giuseppe Gagliano

 

Dalle agenzie di stampa internazionale si apprende che il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha formulato un giudizio ironico nei confronti della proposta israeliana di aiuti umanitari verso l’Armenia. Infatti Israele sta incrementando la sua fornitura di armi all’Azerbaijan e quindi sta implicitamente sostenendo i mercenari jiadhisti siriani inviati dalla Turchia in Nagorno-Karabakh.

Ora, sebbene il 5 ottobre il presidente israeliano Rivlin durante una conversazione telefonica con il suo omologo armeno Armen Sargsyan abbia sostenuto la volontà del suo paese di sopportare a livello umanitario l’Armenia, la dinamica conflittuale a livello geopolitico costruita sul concetto di sicurezza nazionale portata in essere da Israele contrasta in modo evidente con la dichiarazione di tale natura.

Benché Israele ufficialmente non prenda una posizione ferma sul conflitto del Nagorno-Karabakh, i forti legami dell’Azerbaijan con le industrie della difesa e delle armi dello stato ebraico sono abbastanza evidenti.

Infatti l’Azerbaigian occupa un posto di notevole importanza per le politiche estere sia degli Stati Uniti che di Israele.

Il paese si trova in una posizione strategica, al confine con Russia, Georgia e Iran. Per Israele, avere un alleato proprio accanto al suo acerrimo nemico non è qualcosa da mettere a rischio con disinvoltura. E il suo ruolo, nell’impressionante rafforzamento militare dell’Azerbaijan da quando il paese ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh, è evidente.

Allo stesso modo gli interessi americani sono sbilanciati a favore dell’Azerbaijan. Sebbene il Congresso abbia approvato una legge nel 1992, in mezzo a forti pressioni armeno-americane, che limita l’assistenza degli Stati Uniti all’Azerbaijan mentre rimane in conflitto, è stata la leadership diplomatica americana ad assicurarsi il contratto per il petrolio azero. Infatti le risorse energetiche azere riducono la dipendenza dell’Europa meridionale dalla Russia e sono utili agli obiettivi americani. L’Azerbaijan è anche un importante partner statunitense per l’antiterrorismo e la sicurezza nel vicino Afghanistan.

Ritornando a Israele, l’Azerbaijan non sarebbe in grado di proseguire questo conflitto con l’attuale intensità senza il sostegno israeliano. Secondo l’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, Israele ha fornito quasi due terzi (61%) di tutte le importazioni di armi a Baku nell’ultimo anno, il che ha avuto un’influenza significativa sull’attuale conflitto. Nello specifico
Israele avrebbe fornito, nel periodo dal 2006 al 2019, più di 825 milioni di dollari in materiale militare. Tali forniture includerebbero droni, loitering munitions, sistemi missilistici anticarro e antiaereo.

Uno dei sistemi più significativi che Israele ha fornito agli azeri è lo IAI Harop. Si tratta di un “drone suicida”, poiché si autodistrugge quando colpisce il bersaglio. È un’arma sofisticata, in grado di superare facilmente qualsiasi sistema posseduto dagli armeni e ha permesso all’esercito azero di colpire numerosi obiettivi. Lo IAI Harop, è un drone-arma dotato di sistemi opto-elettronici per individuare il proprio bersaglio e poi attaccarlo dirigendovisi contro in modalità kamikaze. Tale processo non è – al momento – automatico, ma è guidato da un operatore nella stazione di lancio della munizione-missile che tramite un two-way datalink dialoga con lo stesso e procede alla identificazione positiva del bersaglio e all’autorizzazione all’ingaggio. L’Harop è in grado di rimanere in volo per più di 9 ore in “holding area” prima di trovare il proprio bersaglio e dialogare con il suo operatore fino a una distanza di 200 km. La letalità del sistema è però legata al fatto che l’Harop è in grado di colpire un bersaglio con una precisione inferiore al metro con una testata bellica di 16 Kg.

Ma Israele ha anche fornito a Baku le sue munizioni a grappolo M095 DPICM. Il 5 ottobre Amnesty International ha infatti accusato il governo azero di aver lasciato cadere le armi su aree civili nel Nagorno Karabakh. Le munizioni a grappolo sono state dichiarate illegali dalla Convenzione sulle munizioni a grappolo, entrata in vigore nel 2008.

L’obiettivo principale della politica israeliana negli ultimi anni è stata la necessità di isolare e contenere l’influenza regionale iraniana. L’Azerbaigian confina con l’Iran e, secondo le indiscrezioni, ha permesso a Israele di utilizzare i suoi aeroporti per colpire obiettivi nella Repubblica islamica.

Inoltre l’intelligence israeliana ha utilizzato le infrastrutture azere per creare postazioni di ascolto e raccogliere informazioni critiche sulla sicurezza iraniana. Queste azioni mettono Baku a grande rischio di ritorsioni iraniane.

Israele continuerà a condurre la sua politica nel Caucaso con fermezza secondo la logica della realpolitik. L’atteggiamento israeliano si è sempre fondato su una convinzione anzi su un dato di fatto di natura geografica: Israele circondata da nemici deve procurarsi alleati dovunque questi si trovino soprattutto se questi alleati possono essere utili per sconfiggere il suo nemico storico, l’Iran.

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