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Come sarà il nuovo pacchetto Usa anti crisi da Covid

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Trump

Che cosa si dice negli Usa sul nuovo pacchetto economico di stimoli anti Covid-19: si ipotizza un secondo assegno per le famiglie

Nonostante l’iniziale reticenza, anche tra i ranghi del Partito Repubblicano comincia ad avvertirsi la necessità di un nuovo pacchetto di stimolo anti-Covid-19 e, in particolare, di un secondo assegno per le famiglie.

Più che il generoso pacchetto da 3 trilioni di dollari votato il mese scorso dal solo Partito Democratico alla Camera, e che ha scarse possibilità di passare vista la maggioranza diversa in Senato e il numero di misure indigeste ai repubblicani comprese nella legge, a convincere l’Elefantino a dover accelerare sui pagamenti diretti agli americani sono state due cose: i numeri della disoccupazione più di quattro volte superiori rispetto al periodo pre-crisi, e l’auspicio del presidente Trump di un nuovo pacchetto “molto generoso”.

Le trattative tra governo e parlamento sul nuovo assegno e la sua entità sarebbero già in corso, stando almeno alle fonti di Newsweek che martedì ha intercettato il Segretario al Tesoro a pranzo con alcuni senatori repubblicani e lo ha costretto ad ammettere che la questione dei pagamenti diretti era “una delle cose che stiamo discutendo”.

Newsweek ha quindi interpellato alcuni senatori repubblicani per conoscere le loro intenzioni.

Da loro ha appreso, anzitutto, che la misura in discussione sarebbe all’incirca equivalente a quella decisa nel pacchetto di aprile da 2 trilioni di dollari: un assegno di 1.200 dollari per ogni cittadino, raddoppiato a 2.400 le famiglie con l’aggiunta di 500 per  ogni figlio.

Il primo a dirsi convinto della correttezza della scelta è il senatore Kevin Cramer, per il quale “se riusciamo a iniettare del denaro nel mercato e nell’economia in modo discrezionale, faremmo un’ottima cosa”.

La misura incontra anche il favore del senatore Thom Tillis (R-N.C.), il quale tuttavia la vorrebbe meno universale e con vari vincoli in modo che il denaro “raggiunga le persone che soffrono di più”.

Altri senatori hanno espresso invece la propria contrarietà alla proposta, chi preoccupato per il livello del debito, chi perché pensa che altre siano le misure da mettere in campo e i beneficiari da aiutare.

Molto popolari risultano essere, ad esempio, le proposte alternative di estendere gli assegni di disoccupazione o i prestiti federali alle aziende, che si ritiene possano influire più efficacemente sulle dinamiche dell’economia.

Tra gli scettici c’è per esempio il senatore James Lankford, che pur ammettendo che la questione degli assegni “è qualcosa di cui stiamo parlando”, ritiene che sia “troppo presto” per intervenire una seconda volta e soprattutto non è affatto convinto che “questo sia ciò di cui c’è bisogno”.

Tra un gruppetto di senatori repubblicani sta invece avanzando un’altra idea: quella di incentivi per tornare al lavoro (“return-to-work bonus”). A pensarla per primo è stato il senatore Rob Portman, convinto che in questo modo si possa stimolare i lavoratori a ritornare alle proprie occupazioni senza intaccare i benefit della disoccupazione.

Anche Portman tuttavia, messo alle strette, pensa che varare nuovi pagamenti diretti possa essere di qualche aiuto, ma secondo lui vanno prima considerati attentamente i dati della disoccupazione e quelli dell’economia.

Inoltre, se è uno stimolo che bisogna varare, Portman è del parere che debba comprendere uno dei sogni nel cassetto di Donald Trump: un taglio delle tasse.

Pienamente in sintonia con Portman è il senatore Mike Rounds, che si esprime in questo modo: “Facciamo ritornare le persone al lavoro. Penso che sia la cosa migliore”. Rounds motiva inoltre la sua contrarietà a nuovi assegni con la convinzione che i cittadini li abbiano trasformati in risparmi, e non siano dunque uno strumento ottimale di rilancio dell’economia.

C’è infine da registrare anche la contrarietà del senatore ed ex candidato presidente Mitt Romney, convinto anche lui che bisogni puntare ad altro, nella fattispecie ad un’estensione limitata degli assegni di disoccupazione e del programma di prestiti alle aziende.

La discussione è dunque molto accesa e sarà in ogni caso lunga: nessuno crede che il Congresso trovi il tempo di votare un nuovo pacchetto prima della fine del mese prossimo.

Ci sarà tempo dunque per trovare una quadra e per far sì che i desiderata del presidente trovino un riscontro legislativo nella pattuglia dei peones.

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