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Come sarà il contagio economico in Germania per il Coronavirus. Il Punto di Mennitti

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Germania: le previsioni di industriali ed economisti sull’impatto del Coronavirus, mosse e azioni del governo, gli aggiornamenti sui contagiati. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

Il mondo economico tedesco vede delinearsi gli scenari più pessimistici legati all’epidemia, ribaltando le considerazioni più tranquillizzanti diffuse solo pochi giorni fa da uno degli istituti economici più prestigiosi del paese, l’Ifo di Monaco. È la stessa associazione degli industriali (il Bundesverband der Deutschen Industrie, Bdi), a lanciare l’allarme nel rapporto quadrimestrale appena stilato. Il rischio di recessione è aumentato sensibilmente, “la crescita economica rischia di evaporare”. Se nel secondo trimestre non ci sarà una normalizzazione nei paesi colpiti dall’epidemia, i ricercatori della Bdi ipotizzano un calo della produzione per l’intero 2020. Finora le previsioni per l’anno in corso degli industriali stimava una crescita del Pil dello 0,5%. Ipotesi pessimistiche in linea con quelle lanciate ieri da Moody’s, che ha visto al ribasso la crescita per il 2020 di molti paesi, Germania compresa, per la quale l’agenzia di rating americana prevede ora una crescita zero.

L’emergenza si diffonde, da Lufthansa alla logistica fino all’industria chimica

Le conseguenze dell’epidemia colpiscono in maniera dura sempre più settori economici, limitandone le attività. Lufthansa ha annunciato la messa a terra di 150 aerei sui 770 della flotta, quasi il doppio rispetto a quelli comunicati qualche giorno fa. Una misura che interessa tutte le compagnie del gruppo, da Eurowings ad Austrian Airlines. Tra le rotte cancellate anche 25 a lunga percorrenza. E potrebbe non essere finita qui, dal momento che molte compagnie aeree stanno riducendo voli e personale ora anche da e per la Germania. Israele ha vietato l’ingresso nel paese anche ai tedeschi, gli israeliani che rientrano dalla Germania dovranno sottostare ai 15 giorni di quarantena. “Adattiamo i nostri piani di volo agli sviluppi di questa situazione straordinaria”, ha detto un portavoce di Lufthansa.

La paralisi si diffonde parallelamente all’epidemia da un settore all’altro. Soffre la logistica, con il rallentamento del trasporto mondiale e il rischio che le imprese di navigazione vengano risucchiate nel cono d’ombra delle insolvenze. Arranca l’automotive cui a breve mancheranno i componenti per l’interruzione delle catene delle filiere e che già ora sconta il crollo delle vendite in casa, mentre il tonfo di quelle in Cina preannuncia ulteriori dolori. Arretra la chimica, con i big del settore, da Evonik a Basf a Covestro, che registrano perdite nell’ordine di milioni di euro, lamentano intoppi nella logistica e nella produzione in Cina e puntano tutto su un ritorno alla normalità a partire dal secondo semestre, che al momento è più una speranza che una certezza.

Nel frattempo si susseguono le cancellazioni dei grandi eventi. All’annullamento della fiera del turismo di Berlino si è aggiunta quella del libro di Lipsia e lo slittamento a luglio della fiera dell’elettronica di Hannover, mentre si moltiplicano le cancellazioni di molti eventi minori. Salta anche la conferenza stampa annuale di Volkswagen nella sede di Wolfsburg: l’azienda presenterà i suoi dati ai giornalisti attraverso una conferenza virtuale su Internet.

Aiuti del governo nel piano a tre livelli di crisi

Il mondo economico chiede al governo di fare la sua parte. Ma bisogna tener conto che uno dei passaggi più applauditi dell’intervento al Bundestag del ministro della Salute Jens Spahn è stato quello in cui ha scandito che la tutela dei cittadini viene prima di qualsiasi interesse economico. Se la situazione peggiorerà (come molti temono), saranno adottate anche misure che impatteranno maggiormente sull’economia. Per ora il ministro dell’Industria Peter Altmaier resta fedele al piano di intervento a tre livelli. Il primo, ritenuto al momento sufficiente, non prevede altro che i fondi già disponibili per i prestiti della KfW (l’Istituto di credito per la ricostruzione, la banca per il sostegno pubblico delle aziende in crisi) e per le garanzie all’esportazione mentre, in caso di difficoltà dovute a carenza di forniture, è possibile accedere ai contributi per l’orario ridotto di lavoro. Il secondo prevede l’aumento e la flessibilizzazione di tali strumenti in caso di grandi problemi di liquidità per molte imprese. Il terzo livello, che prevede un non meglio dettagliato programma straordinario della KfW o un piano di aiuti simile a quello adottato per le inondazioni del 2013, scatterebbe solo in presenza di uno scenario che vede molte aziende costrette a interrompere la produzione e a chiudere gli stabilimenti per la diffusione del virus. A imprenditori e sindacati queste misure non sembrano né adeguate, né sufficienti, neppure il paventato alleggerimento fiscale promesso da Altmaier, sul quale tuttavia la maggioranza è da tempo in disaccordo.

Più esplicito è sembrato il ministro delle Finanze Olaf Scholz, che ha assicurato l’intervento del governo con un programma “di molti miliardi di euro” nel caso di recessione economica: se il coronavirus dovesse gettare l’economia mondiale in una crisi, la Germania avrebbe tutta la forza di reagire sul piano della politica fiscale, ha detto intervenendo in Commissione finanze.

Ma anche gli economisti chiedono uno sforzo maggiore

Ma anche gli esperti chiedono di più. Marcel Fratzscher, direttore del Diw di Berlino, sottolinea come gli effetti dell’epidemia non si siano ancora avvertiti sull’economia europea e tedesca in particolare, perché il contagio in Europa è arrivato da poco e le ripercussioni dalla Cina sono state finora contenute. Ma il virus colpisce l’economia tedesca in un momento di difficoltà, crisi dell’auto, Brexit, conflitti commerciali e i contraccolpi del contagio impatteranno duramente sull’economia nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Per Fratzscher, il pericolo più grande è nella probabile contrazione dei consumi interni, che negli ultimi anni sono riusciti a bilanciare il calo delle esportazioni. “Il governo deve restituire fiducia, intervenendo con garanzie dirette alle imprese e finanziando i fondi per il lavoro breve, in modo da evitare licenziamenti e rassicurare i lavoratori e le loro famiglie”, sostiene il direttore del Diw, “ma è necessario anche un grande piano di investimenti che probabilmente non inciderà sul pessimismo nel breve periodo, ma infonderà fiducia in un impegno di stimolo a medio e lungo termine”.

Gli ultimi aggiornamenti: 329 casi accertati, 172 in Nordreno-Vestfalia

Sullo sfondo resta la situazione sanitaria. I dati aggiornati alle 8 di questa mattina indicano 329 casi accertati in tutto il paese. Rispetto a due giorni fa, la diffusione è ormai nazionale, solo il Land orientale della Sassonia-Anhalt non registra ancora infettati. I focolai si confermano a ovest e a sud, con il Nordreno-Vestfalia che è largamente il Land più colpito (172), seguito da Baden-Württemberg (58) e Baviera (42), che nelle ultime 48 ore ha visto una ripresa delle infezioni. A Berlino i casi sono 9. Il ministro Spahn ha detto in parlamento che “il picco dei contagi non è ancora stato raggiunto” e ha preparato il paese a un aumento ulteriore dei casi nei prossimi giorni. Con l’aumentare degli infettati cresce anche il numero delle persone in quarantena, mentre la chiusura temporanea interessa scuole e asili nei casi in cui insegnanti, educatori o genitori si siano rivelati contagiati (gli ultimi casi sono avvenuti a Münster, Berlino e Lete). Il governo ha vietato l’esportazione degli equipaggiamenti di protezione come mascherine e guanti per riservarli al personale ospedaliero. Gli stessi ospedali sono in preallarme per l’eventualità di un aumento dei casi gravi: i piani di pandemia sono pronti e prevedono l’ampliamento delle aree per l’isolamento e la piena disponibilità delle terapie intensive anche attraverso il rinvio delle operazioni programmate per altre patologie.

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