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Come ripartire in sicurezza secondo la Behavior Based Safety (Bbs)

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Tutela della salute e riapertura di aziende e servizi: la Behavior Based Safety (BBS) per affrontare la seconda fase dell’emergenza in sicurezza. L’analisi di Roberta Belcastro

Una delle poche certezze che oggi abbiamo sull’epidemia covid-19 è che, in assenza di farmaci o vaccini disponibili per un virus ancora in circolazione, la protezione massima della salute si otterrebbe con il massimo confinamento delle persone che però provocherebbe il massimo danno all’economia. Diversamente da altre emergenze, come terremoti o alluvioni che hanno una fine che segna la possibilità di una ricostruzione, un’epidemia è un processo più lungo ed in continua evoluzione. Il Governo si è trovato nella difficile situazione di dovere da un lato proteggere la salute dei cittadini e al contempo salvare l’economia attaccata ormai da settimane ad un ventilatore. Ma come potere tutelare entrambi i beni? Il 4 maggio il Paese entrerà nella seconda fase della gestione dell’emergenza, data in cui inizia la graduale riapertura delle attività produttive. Diverse aziende tireranno su la saracinesca con l’obbligo di rispettare le misure per il contenimento del contagio emanate dal Governo che descrivono essenzialmente le regole che le aziende devono fare rispettare ai lavoratori per garantire la propria ed altrui sicurezza senza però specificare “come” farlo. Modificare i comportamenti delle persone, come il lavarsi spesso le mani, indossare guanti e mascherina, mantenere una distanza di almeno un metro dagli altri, non è semplice. I comportamenti delle persone non dipendono soltanto dalle attività di informazione/formazione ma sono anche influenzati dall’ambiente.

Occorrono pertanto dei protocolli comportamentali specifici che possano garantire che quei comportamenti vengano messi in atto con la frequenza e con la precisione necessarie. Ancora una volta le scienze comportamentali suggeriscono una “tecnologia” efficace per fare ripartire le aziende in sicurezza puntando sul controllo del comportamento dei dipendenti che si basa sulla modificazione dell’ambiente fisico in cui operano. E per “ambiente” le scienze comportamentali si riferiscono ad un insieme di stimoli: eventi che precedono (antecedenti) e seguono (conseguenze) un comportamento.

La BBS (Behavior Based Safety), letteralmente “sicurezza basata sui comportamenti”, è un protocollo scientifico nato nell’ambito delle scienze comportamentali che sviluppa il processo di responsabilizzazione del lavoratore. Utilizzato prevalentemente negli Stati Uniti e nei paesi anglosassoni dove il Safety Management adotta esclusivamente tali metodologie per implementare comportamenti di sicurezza per contrastare gli infortuni sui luoghi di lavoro.

Fabio Tosolin, Presidente della Società Scientifica Aarba, un riferimento per la BBS in Italia e in Europa, in un’intervista al “Quotidiano Sanità” ha dichiarato che “la ripresa delle attività produttive e dei servizi in fase 2 può essere garantita soltanto dall’adozione di un metodo evidence based in grado di mantenere ad altissima frequenza i comportamenti anti contagio raccomandati “. La Behavior Based Safety è una strategia efficace che supera il sistema basato su verifiche ispettive e sanzioni, promuovendo invece una misurazione continua (Safety Observation Process) e feedback contingenti ai comportamenti di sicurezza di ciascun lavoratore. Il cuore della Behavior Based Safety è dunque la ricompensa (rinforzo) capace di aumentare significativamente la frequenza futura dei comportamenti desiderabili.

I luoghi di lavoro diventano una sorta di “camera operante” (il riferimento è alla famosa skinner box, la gabbia con cui il fondatore dell’Analisi Sperimentale del Comportamento ha individuato le leggi o principi universali che regolano il comportamento degli organismi) su cui gli esperti programmano contingenze che favoriscono nuovi comportamenti (Skinner 1938, 1953).

Il gruppo di ricerca di Aarba ha elaborato due protocolli comportamentali basati sul Bbs rivisitati per l’emergenza covid 19 che bene operazionalizzano le indicazioni del Governo : uno rivolto alle aziende sanitarie e uno alle aziende produttive. Un insieme di procedure che derivano dai principi di base dell’Analisi del Comportamento finalizzate alla “costruzione” di comportamenti sicuri e al loro mantenimento rendendoli stabili in tempi brevi. Il punto di forza dei protocolli consiste nella misurazione periodica di alcuni parametri del comportamento, come frequenza, durata, intensità e latenza, che permette di monitorarli e modificarli in ogni istante anche con supervisione da remoto.

Una fabbrica di Bastia Umbra (PG) che produce banchi frigorifero per bar e supermercati con 800 operai ha riaperto la sua attività adottando misure di sicurezza più stringenti di quelle emanate dal Governo. Oltre al rilevamento della temperatura tramite termoscanner, alla distribuzione di DPI (mascherina, visiera guanti in lattice da indossare sotto i guanti da lavoro), alla sanificazione periodica dei locali e alla sanificazione degli strumenti di lavoro ad ogni cambio turno, ha effettuato alcune modifiche dell’ambiente fisico per favorire comportamenti virtuosi. Tecnicamente ha introdotto degli “stimoli discriminativi” che segnalano quando un comportamento produrrà delle conseguenze positive. Per esempio in prossimità dei bagni è stato installato un semaforo che segnala il numero di persone che sono presenti: quando è libero la luce è verde, quando ne è presente una si illumina di giallo. In questi due casi in presenza di una necessità fisiologica, il colore verde e il giallo evocheranno il comportamento “andare in bagno”. Quando vi sono due persone (il numero massimo per evitare assembramenti) si illumina di rosso segnalando che l’accesso non è consentito. Inoltre, è stata introdotta una segnaletica per indicare ai lavoratori le zone in cui possono o non possono sostare. Ciascuna postazione di lavoro è opportunamente distanziata e separata dalle altre da lastre di plexiglass. Per comunicare fra di loro i dipendenti utilizzano dei biglietti. Il pranzo ciascun dipendente lo consuma nella propria postazione. Ma la cosa più interessante è stata l’adozione di un dispositivo bluetooth che possiede la stessa tecnologia dell’app “Immuni”, sviluppata dalla milanese Bending Spoons e scelta dal Governo per la strategia di contact tracing, che tutti i dipendenti indossano (previo accordo tra azienda e sindacati) che controlla la distanza tra i lavoratori. Quando questa è inferiore a due metri invia una notifica al cellulare del dipendente con il quale il dispositivo è collegato. In questo modo fornisce un feedback al dipendente contingente e contiguo al suo comportamento. Inoltre, il dispositivo traccia eventuali “contatti a rischio”: se un dipendente risultasse positivo l’azienda può intervenire tempestivamente individuando e isolando soltanto quei lavoratori che hanno avuto contatti a rischio lasciando la possibilità agli altri di continuare a lavorare e quindi di non fermare le attività dell’azienda.

Un altro esempio, stravagante ma efficace, proviene da una scuola cinese che ha riaperto i cancelli ai bambini facendo loro indossare un cappello largo un metro per garantire il distanziamento fisico. E ancora diversi stabilimenti balneari hanno dato prova di altissimo ingegno per non perdere la stagione “ristrutturando” le spiagge per garantire il distanziamento fisico. La proposta di due architetti messinesi include due oggetti. Per la spiaggia un “telo mare”costituito da un cerchio flessibile con una struttura in fibra di vetro composto da due cerchi concentrici, il primo in vetro traspirante e il secondo in vela nautica riciclata. Per il mare invece una ciambella che per le sue dimensioni impone una distanza tra i bagnanti di almeno un metro.

Tutti esempi che ci suggeriscono che “riaprire” con prudenza è possibile se siamo disposti a modificare le nostre abitudini per il tempo necessario per la fine di questa epidemia perché “la specie che sopravvive è quella che si adatta meglio al cambiamento”.

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