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Come Putin scruta le mosse di Zelenskij in Ucraina

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L’Ucraina attraverso il voto compatto su Zelenskij si è piegata ancora una volta al cambiamento di fronte alla possibilità di confermare il governo in carica e procedere nel programma di riforme al quale il paese sembra ormai nei fatti destinato, ma che non ha mai trovato concretezza. L’analisi di Luigi De Biase, già al Foglio, ora al Tg5, esperto di Russia ed Europa dell’est, autore della newsletter Volga

 

Della vita privata di Zelenskij sappiamo parecchio e molto dipende dalle riviste di gossip. Non delle sue origini ebraiche: di quelle non ha mai parlato in pubblico, al contrario di tanti altri colleghi.

Della vita politica sappiamo poco o nulla semplicemente per il fatto che una vita politica alle spalle Zelenskij non ce l’ha. Nessun incarico, nessuna preferenza espressa sino al momento di candidarsi come presidente, nessun impegno pubblico, se non quello generico assunto nei mesi dell’ultima rivolta a favore dei manifestanti.

Anche per questa ragione molti analisti internazionali hanno cercato nelle ultime ore proprio sui copioni del suo show più celebrato, Servo del popolo (Sluga Narodu), indizi sulla linea che potrebbe seguire nei mesi a venire. Vi pare folle? In effetti lo è: a qualcuno sarà mai venuto in mente di rovistare in cantina cercando la videocassetta di Terminator per farsi un’idea sulla dottrina Schwarzenegger? Mi sembra poco probabile.

Eppure una delle riviste più lette e più scopiazzate dai giornalisti italiani com’è Foreign Policy ha scritto all’inizio di aprile un lungo articolo basato proprio sui copioni di Sluga Narodu per spiegare che il nuovo presidente ucraino è “pericolosamente filorusso”, in cui si dice letteralmente che forse “l’unico modo per capire quale sia la reale visione dell’uomo potrebbe essere prendere seriamente quella del suo alter ego televisivo”.

Bisogna dire anche che Foreign Policy un paio di settimane più tardi ha sostenuto in un articolo altrettanto accurato e documentato che Putin dovrebbe avere paura di Zelenskij perché, proprio come gli accade nella serie tv, è riuscito a fare in modo che Poroshenko passasse nella vita vera per l’oligarca al servizio della Russia, mentre lui recitava la parte del patriota ucraino.

Occorre dire che l’Ucraina attraverso il voto compatto su Zelenskij si è piegata ancora una volta al cambiamento di fronte alla possibilità di confermare il governo in carica e procedere nel programma di riforme al quale il paese sembra ormai nei fatti destinato, ma che non ha mai trovato concretezza.

Lo stesso è accaduto durante la rivoluzione colorata del 2004 che ha portato al potere Viktor Yushchenko e Yulia Timoshenko; con il successo per certi versi inaspettato di Yanukovich alle presidenziali del 2011; e poi naturalmente con la rivolta nazionalista che ha covato per alcuni anni nella parte occidentale del paese ed è esplosa con il sostegno di tanti paesi europei nell’inverno del 2014.

Zelenskij è l’ultima rappresentazione del cambiamento in Ucraina, e in questo appartiene in tutto e per tutto alla medesima categoria della quale hanno fatto parte i suoi predecessori. Il primo problema che dovrà affrontare, il primo esame per valutare la sua tenuta da presidente, sarà il confronto con un paese che cerca di acquisire sempre più peso negli equilibri nazionali.

Molti guardano alla Russia, Volga pensa agli Stati Uniti. Ai quali Poroshenko si è rivolto nelle ultime ore da capo di stato al palazzo della Bankova per chiarire alcuni aspetti a quanto sembra decisivi del processo con il quale si è deciso di privatizzare PrivatBank, un processo che i magistrati ucraini proprio alla vigilia delle elezioni hanno bloccato attraverso una sentenza che ha mostrato di essere più affidabile di tanti sondaggi. Su Kolomoiskij nelle stesse ore l’Fbi sembra avere aperto un’inchiesta che riguarda reati fiscali commessi negli Stati Uniti. Sono elementi di un copione che il Servo del popolo dovrà tenere in conto per evitare che la sua storia finisca come quella dei predecessori.

(estratto dall’ultimo numero di Volga)

(qui l’intervista di Start a De Biase sui risultati del voto e su come gli Stati Uniti scruteranno il neo presidente dell’Ucraina)

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