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Come procede la Rivoluzione tecnologica nella Difesa cinese

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Il 24 luglio lo State Council Information Office cinese ha diffuso un Libro Bianco sulla Difesa Nazionale (“China’s National Defense in the New Era”) come contrapposizione ai documenti statunitensi di National Security Strategy e National Defense Strategy. L’analisi di Fabio Vanorio.

 

Il documento include una valutazione della situazione della sicurezza internazionale e fornisce una spiegazione ufficiale della politica di difesa cinese, delle missioni, delle riforme militari e delle spese di difesa. Moltissime le analisi macro del documento, in particolare quella di Anthony Cordesman (CSIS).

Più complessa, invece, l’enfasi connessa all’avanzamento tecnologico. Dalla versione in lingua inglese del documento, infatti, non si trae nulla di eclatante che vada oltre quanto già noto nella letteratura e dichiarato precedentemente da Pechino.

Elsa Kania, autorevole ricercatrice del CNAS (Center for a New American Security) in materia di innovazione tecnologica e militare cinese, propone, però, nel suo account Twitter una comparazione tra i contenuti del documento originale (da lei tradotto ed interpretato) e la versione ufficiale in inglese sulla quale vale la pena di soffermarsi.

Secondo Kania, la competizione militare globale, che il documento in lingua originale definisce “sempre più feroce”, caratterizza l’innovazione tecnologica e istituzionale militare degli Stati Uniti come uno strumento per raggiungere l’“assoluta superiorità militare” (“The US is engaging in technological and institutional innovation in pursuit of absolute military superiority.” nel documento in inglese). Questo sta aumentando l’applicazione di tecnologie all’avanguardia nel settore militare, tra cui l’intelligenza artificiale, la Quantum Information, i Big Data, il Cloud Computing e l’Internet of Things.

Nella “nuova era” di Xi Jinping, il PLA (People’s Liberation Army) è teso a potenziare le proprie capacità di combattimento commisurate alla posizione e agli interessi globali della Cina. A causa delle sue precedenti esperienze di arretratezza tecnologica, la Cina non nasconde il timore relativo alla minaccia di rimanere dietro agli Stati Uniti tecnologicamente. L’ambizione della Cina di primeggiare nel mondo si giustappone con la consapevolezza dell’attuale disparità tra le sue capacità e quelle statunitensi, oggi viste come obiettivo da raggiungere e superare. Sforzi ulteriori, dunque, saranno compiuti per aumentare lo sviluppo integrato di meccanizzazione e informatizzazione, velocizzando la crescita dell’intelligenza artificiale nella componente militare.

Due valutazioni significative emergono dal documento in lingua originale: “La tendenza di poter disporre di armi e attrezzature a guida remota, di precisione, quasi-autonome (“intelligentized”), poco evidenti e senza pilota è sempre più importante” e “L’evoluzione della guerra verso modalita’ informatizzate ed “intelligentizzate” sta emergendo progressivamente”.

Una breve digressione dall’analisi del documento diventa importante per chiarificare alcuni concetti. La transizione dall’attuale warfare “informatizzato” della componente militare cinese ed un futuro warfare “intelligentizzato”, (traduzione letterale -ma orrenda- di “intelligentized“, che comprende il coordinamento e competizione uomo-macchina), rappresenta uno dei capisaldi della rivoluzione tecnologica di Pechino.

Sebbene non vi siano ancora evidenze sufficienti per concludere che, nelle sue applicazioni di Intelligenza Artificiale, il PLA stia già escludendo la componente umana, l’esistenza di un momento futuro in cui “il ritmo delle operazioni intelligenti sarà accelerato senza precedenti“, al di là del capacità della cognizione umana, ricorre in numerosi scritti dell’Accademia delle Scienze Militari del PLA da ritenere ragionevolmente autorevoli.

Il futuro warfare riguarda una gamma di armi “intelligentizzate”, abilitate dall’Internet of Things (IoT) nello sfruttamento dei sistemi di informazione in rete integrati in tutti i domini. Alcuni scienziati militari hanno sottolineato che il 5G è vitale per consentire il processo di “intelligentizzazione”, poiché i tempi di latenza (ridotti a livelli infinitesimali con il 5G) consentono significativi miglioramenti nella condivisione dei dati, nuovi meccanismi di comando e controllo, e sistemi potenziati per soddisfare i futuri requisiti operativi. In particolare, il 5G è alla base della comunicazione tra macchine militari, dunque nell’impiego di sensori, droni (schierati individualmente o in sciami). Secondo Li Minghai della National University of Defense Technology del PLA, nella futura guerra “intelligentizzata”, l’attuale “scontro tra sistemi di sistemi” diventa un “gioco di algoritmi” in cui il vantaggio algoritmico è un fattore determinante e dominante del vantaggio operativo.

Nell’analisi del documento da parte di Elsa Kania, si conferma come il PLA abbia “accelerato la costruzione di forze nel cyberspazio”, avendo anche “sviluppato vigorosamente misure difensive per la sicurezza informatica”. L’obiettivo è “difendere in maniera risoluta la sovranità cibernetica, la sicurezza delle informazioni e la stabilità sociale”.

Degno di nota, dunque, vedere come il cyberspazio sia ritenuto come un vettore per le minacce alla sicurezza su più fronti, compresi i rischi connessi al mantenimento dell’ordine sociale.

Con l’intensificarsi della competizione militare USA-Cina, la capacità del PLA di rendere operativa l’innovazione tecnologica sarà un fattore determinante nel primeggiare in questa rivalità, nonché nel riconoscere i progressi nel mitigare i rischi di sorpresa strategica.

 

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Fabio Vanorio è un dirigente del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Attualmente vive a New York. Si occupa di economia della sicurezza nazionale, mercati finanziari, ed economia internazionale (con particolare attenzione al climate change, ed ai rapporti tra Intelligenza Artificiale e crescita economica). Scrive anche per l’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli” e per l’Hungarian Defense Review.

DISCLAIMER: Tutte le opinioni espresse sono integralmente dell’autore e non riflettono alcuna posizione ufficiale riconducibile né al Governo italiano, né al Ministero degli Affari Esteri e per la Cooperazione Internazionale.

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