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Come la Francia si mobilita (e si dispera) in vista dell’ondata del Coronavirus

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Francia

Che cosa succede in Francia sul Coronavirus? Il punto di Enrico Martial

Sono aumentati di 3.838 i casi di Coronavirus accertati in Francia nelle ultime 24 ore, mentre i morti sono 186 in più. Lo ha reso noto il ministro della Salute, Olivier Véran. Il totale è ora di 19.856 contagi e 860 decessi. Oltre 2.000 i pazienti ricoverati in rianimazione. (Redazione)

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Nelle case dei francesi confinati si assiste, come da noi, a un bombardamento di notizie. Ve ne sono di rassicurazione: il governo ha fatto un ordine per 250 milioni di mascherine, ha uno stock in grado di coprire per tre settimane il fabbisogno pubblico, che ammonterebbe a 23 milioni di pezzi al mese. Inoltre, quando ci si è accorti che in alcune aree del Paese mancavano – in particolare lungo il Reno e a Parigi – Comuni, grandi o piccole aziende e cittadini hanno guardato nelle loro scorte, che risalivano in gran parte alla SARS del 2003. L’appello dell’ospedale più esposto, quello di Mulhouse, ha fatto arrivare in un solo giorno 250 mila mascherine.

Come da noi, diverse imprese, anche grandi, hanno riconvertito la loro attività per realizzare materiale protettivo. Molte riescono a darle ai loro dipendenti. Secondo un servizio di France 2, i numerosi rider che ancora consegnano a Parigi hanno tutti le mascherine, e in generale le indossano. Alexandre Bompard, al vertice di Carrefour, ha elencato anche lui le mascherine distribuite in Francia e le altre misure di protezione, come i pannelli separatori di plexiglas alle casse. Ha persino annunciato un bonus di mille euro per i dipendenti.

Nelle case si cerca di fare chiarezza: sui social, circolano notizie di rimedi e cure. Sull’impiego della clorochina e dell’antimalarico Plaquenil, le speranze vengono mitigate dalle verifiche necessarie, anche se continua a essere prescritta come cura compassionevole a Marsiglia, dopo i primi incoraggianti risultati su 24 pazienti. Trump l’ha rilanciata, ma anche negli Stati Uniti si smorzano gli entusiasmi in attesa delle verifiche, come ha detto Robert Fauci del Niad.

Ci sono poi le notizie negative. Il confinamento sarà senz’altro prolungato. La multa per chi va a spasso senza motivo è sempre di 135 euro, ma se si viene beccati di nuovo entro 15 giorni sale a 1500 euro e a 3000 euro se si ricasca nei 30 giorni.

Nove comuni hanno instaurato il coprifuoco – e la parola è pesante da ascoltare. Sono quattro in Costa azzurra (Nizza, Mentone, Roquebrune-Cap-Martin, Vallauris), tre sul fianco mediterraneo occidentale (Montpellier, Béziers e Perpignan) e tre nel nord vicino al Belgio (Maubeuge e i vicini comuni di Haumont e Jeumont). Questi ultimi lo applicano ai soli minori, Vallauris alle zone di mare, come le spiagge, tutti i comuni hanno adattato gli orari alle situazioni locali. C’è già stata una riunione con le aziende di telecomunicazioni per tracciare i telefonini, si vedono sporadici elicotteri e droni per far tornare a casa la gente, anche i runner. Non si possono fare i funerali.

L’economia si sta poi spegnendo. Sono gli stessi lavoratori ad essere preoccupati. Esiste nel diritto francese la possibilità di “ritirarsi da una situazione di lavoro in cui esista un rischio grave per la propria vita o per la propria salute”, utilizzata in diversi ambiti professionali e produttivi, ma respinta per alcune funzioni essenziali, nell’amministrazione, nella sicurezza e ovviamente nella salute. Si guarda all’Italia che chiude quasi tutte le attività come uno scenario possibile, forse probabile, visto che i commentatori prefigurano una nuova stretta, in uno o due giorni. Le famiglie sono alle prese con la scuola che va avanti, lo smart working e i consigli degli psicologi, preoccupati per la tenuta nel tempo di una tale situazione.

Come qualche tempo fa anche da noi – la fiducia e la coesione sono piuttosto alte. Malgrado gli errori simili in tutta Europa, di ritardo nelle misure, di sottovalutazione dell’epidemia, che si è pensata confinata alla sola Italia, come per noi alla sola Codogno, in Francia si ha l’impressione che la macchina sia abbastanza all’altezza del compito. Vi è problema grave a Mulhouse e in parte a Parigi, questo è evidente, ma la crisi delle mascherine e dei dispositivi di protezione sembra superata; i letti in rianimazione sono in aumento. Il ritardo di sette-nove giorni rispetto alle misure italiane pare stia per essere colmato, così da abbassare la curva epidemica con minor danno.

Si guarda al dopo, al numero dei tamponi da fare e al numero di estrattori necessari per quando il picco sarà superato, e si dovrà evitare una nuova ondata. Olivier Véran, ministro della salute, ha spiegato il 22 marzo che ci sono ormai 120 centri pubblici che analizzano i tamponi, e sono in aumento. In televisione si vedono i medici di famiglia che si fanno fare i prelievi dal naso, nella loro auto, all’esterno dei laboratori privati che sono stati autorizzati.

Nelle case francesi, l’impressione è che la crisi ci sia, gravissima, ma che l’organizzazione stia reagendo. Senza però sapere ancora quanto sarà alta l’ondata, per quando sarà il picco.

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