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Come la famiglia reale del Regno Unito ha vissuto la pandemia

di

6 maggio

L’articolo di Daniele Meloni

 

La stampa e le tv britanniche hanno dato ampio risalto alla vaccinazione anti-Covid sostenuta dal Principe di Galles Carlo e da sua moglie, la Duchessa di Cornovaglia, Camilla. L’erede al trono, peraltro, era risultato positivo lo scorso mese di marzo, e anche mesi dopo essere guarito dal virus aveva sottolineato come il gusto e l’olfatto non fossero ancora ai livelli pre-malattia. L’offensiva mediatica di Clarence House – la dimora Reale dove risiedono Carlo a Camilla – si inserisce in un contesto che ha visto tutta la famiglia reale impegnata con delle azioni simboliche e concrete nella lotta alla pandemia e nel sostegno delle comunità più colpite da essa.

Anche per i Windsor il 2020 è stato un anno difficile. La Regina Elisabetta II si è dovuta ritirare nel suo castello di Windsor per tutelarsi contro la diffusione del Covid e si è dovuta rivolgere alla nazione per un messaggio di sollievo, augurando a tutti di “rivederci presto”. Un fatto irrituale per il Regno Unito, ma un sovrano in una monarchia costituzionale non può venire meno al primo dei suoi doveri: quello di entrare in sintonia con i suoi sudditi. E in effetti, il gradimento della 95enne monarca è sempre molto elevato, anche ora che ha dovuto rinunciare alla maggior parte dei suoi impegni pubblici, un po’ per l’età avanzata e un po’ per tutelarsi da una eventuale trasmissione del coronavirus.

Molti degli impegni pubblici di Elisabetta II sono passati al figlio Carlo. Un esempio è la cerimonia, nel 2020, a ranghi, ovviamente, ridottissimi, di deposizione di una corona per tutti i cittadini britannici e del Commonwealth caduti durante le guerre al Cenotafio lungo Whitehall. Carlo e Camilla hanno anche intensificato la loro offensiva mediatica: il momento dell’incoronazione del nuovo Re non sembra lontano e l’immagine e la percezione di come sarà il regno di Carlo – che pare possa prendere il nome di Carlo III – impone la costruzione di un profilo più da monarca e meno da Principe di Galles. Carlo, che tuttora è molto impegnato nella tutela dell’ambiente e a favore della preservazione dei mestieri storici – in particolare quelli legati all’artigianato – è attivo da anni con la Prince Charles Foundation e con il Prince Charles Trust – due charities che lo aiutano a portare avanti le sue idee e le sue opere, dando lavoro anche ai più svantaggiati e ai giovani. Naturalmente un ruolo neutro come quello che la Costituzione – non scritta, bene ricordarlo – britannica assegna al Capo dello Stato, limiterà il perimetro della sua azione e delle sue esternazioni, che in passato gli hanno anche provocato anche qualche polemica. Polemiche che non sembrano preoccupare il Premier Johnson – formalmente il primo consigliere del monarca – che, con la sua Industrial Green Revolution, la Rivoluzione Industriale Verde, cerca, tra le altre cose, di rafforzare il rapporto con l’erede al trono. D’altronde, non sono rare le contaminazioni tra il potere monarchico e quello politico anche tra i funzionari di Buckingham Palace e quelli di Whitehall. Ultimo in ordine di tempo a fare il salto è stato Simon Case, il nuovo capo della PA britannica, nel recente passato segretario particolare del Principe William.

Oltre al futuro cambio della guardia a Buckingham Palace – che qualcuno, destinato a restare deluso, voleva fare cadere con il compimento del 95esimo anno di età di Elisabetta – c’è una realtà plasmata dalla crisi economica anche per la famiglia reale, con innumerevoli ruoli lasciati vacanti nello staff della Regina. Dall’addetto alle fotografie ufficiali dei Windsor ad altre 250 persone, che, secondo la stampa britannica, rischierebbero il loro posto per via dei tagli imposti dalla parsimoniosa sovrana.

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