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Come la cinese Huawei e la francese Orange competono in Africa

Africa Huawei

Tutte le mosse della Cina attraverso Huawei in Africa. E gli sforzi del gruppo francese Orange. L’approfondimento di Giuseppe Gagliano

 

Come risultato della guerra commerciale con Washington e delle strategie per le Nuove Vie della Seta, l’Africa è più che mai al centro delle priorità della Cina.

Pechino intende utilizzare la tecnologia come strumento per amplificare e consolidare la sua proiezione di potenza a livello globale.

In effetti, molta liquidità viene iniettata nelle start-up africane con gruppi di investitori privati in capitale di rischio come Meituan-Dianping o società private come Transsion (produttore cinese di telefoni cellulari). Nel 2019, la fintech nigeriana Opay ha raccolto 120 milioni di dollari da quattro società di venture capital cinesi: Meituan-Dianping, Gaorong Capital, GSR Ventures e Source Code Capital.

In testa Huawei, che ha una dimensione superiore, pone le pedine cinesi con accordi bilaterali come quello con l’Unione Africana avendo siglato un accordo con il colosso cinese per rafforzare la loro cooperazione tecnologica. Tanto più che Huawei va ancora oltre offrendo reali progressi strutturali necessari alla crescita delle economie africane attraverso il co-sviluppo di infrastrutture che accompagnano la rivoluzione digitale in atto nel continente.

Ad esempio, la multinazionale cinese ha costruito più della metà dei siti wireless e delle reti mobili a banda larga 3G/4G in Nord Africa. Un altro esempio è offerto dalla creazione di RuralStar in Senegal, Guinea, Camerun, Costa d’Avorio e Burkina Faso. Quest’ultima riduce notevolmente i costi di costruzione e implementazione della rete in aree remote: 400 villaggi e più di 800.000 persone ne beneficiano.

Inoltre, Huawei è presente lungo tutta la catena del valore a fianco dell’ecosistema tecnologico africano: dalla costruzione di infrastrutture in collaborazione con le amministrazioni alla vendita di dispositivi a professionisti e privati. Il 3 settembre 2020, nell’ambito di un webinar Huawei organizzato in collaborazione con “Digital Africa Expo”, Chakib Achour (direttore marketing strategico di Huawei North Africa) ha presentato la direzione strategica del colosso cinese per quanto riguarda il supporto alla tecnologia digitale africana.

Un altro attore dominante, Alibaba, tramite il suo fondatore Jack Ma, nel 2017 ha creato un fondo di 10 milioni di dollari per sostenere i giovani imprenditori digitali africani.

Tutti questi elementi si completano a vicenda e si uniscono alla strategia di accerchiamento messa in atto dall’apparato statale cinese attraverso i suoi giganti tecnologici.

Da parte francese, la controffensiva si basa sulle forti relazioni diplomatiche dovute a un passato storico comune. C’è anche la volontà dell’apparato statale francese di passare attraverso istituzioni pubbliche e parapubbliche come la Banca per gli investimenti pubblici e l’Agenzia francese per lo sviluppo per finanziare start-up africane o sostenendo iniziative imprenditoriali attraverso il settore privato con Orange.

Tuttavia, questa strategia ha i suoi limiti. Il 29 marzo 2019, 300 attori economici tra cui start-up, istituzioni e organizzazioni senegalesi si sono incontrati presso la Camera di Commercio di Dakar. Bruno le Maire, ministro dell’Economia e Rémy Rioux, direttore generale dell’Agenzia francese per lo sviluppo, hanno rinnovato l’impegno assunto da Emmanuel Macron a favore degli imprenditori africani stanziando 2,5 miliardi di euro a quasi 10.000 start-up, Vse e Pmi africane sul continente entro il 2022. Questo evento rappresenta uno sforzo senza precedenti sulla questione del finanziamento del settore privato africano, ma sulla questione digitale il confronto è ben diverso.

Va infatti notato che la stragrande maggioranza di questi fondi sarà assegnata ad aziende che stanno già andando bene e hanno un comprovato modello di business; è quindi una questione di sostegno ma all’interno di un quadro ben definito.

La maggior parte del fabbisogno di finanziamento di una start-up è allo stadio iniziale e cioè vale ai suoi inizi. Tuttavia, nell’ambito del programma “Choose Africa”, Proparco (braccio finanziario dell’Agenzia francese per lo sviluppo) ha annunciato a dicembre 2019 la creazione di un nuovo fondo di avviamento dotato di 15 milioni di euro per le start-up.

Questo non ha nulla a che fare con i massicci investimenti effettuati da società cinesi come Transsion Holdings che hanno investito 40 milioni di dollari in PalmPay a novembre 2019.

Il settore tecnologico è ad alta intensità di capitale. In questa resa dei conti, il settore pubblico francese sta lottando per raccogliere il maggior numero di investimenti rispetto alla Cina.

Nell’ambito del suo nuovo piano strategico “Engage 2025” presentato a dicembre 2019, Orange vuole essere maggiormente coinvolta con le start-up africane. Questo desiderio si riflette nella creazione di un fondo di investimento in capitale di rischio: Orange Ventures. Con un ufficio con sede a Dakar, questo fondo di investimento con un budget di 350 milioni di euro consentirà all’operatore francese di essere più competitivo nella corsa ai “campioni tecnologici” in “un territorio in crescita”.

Nel rapporto annuale 2019 di Partech Africa sul finanziamento delle start-up africane, quattro paesi si distinguono per la raccolta fondi: Nigeria, Kenya, Egitto e Sudafrica. Il primo paese francofono, il Senegal, si piazza all’ottavo posto. Questa classifica rivela in parte la debolezza della strategia francese che appare inadeguata e presenta un rischio riguardante la perdita di influenza della Francia dato il principale aspetto strategico dell’economia digitale. La porta è aperta ad altre potenze straniere e la Cina lo ha capito. In effetti, il 2019 segna l’ingresso sensazionale di investitori cinesi in African Tech con un budget di 240 milioni di dollari raccolti attraverso 15 diverse entità investite solo in quell’anno.

Anche se Opay (Nigeria), PalmPay (Nigeria) e Lori Systems (Kenya) stanno concentrando questi sforzi di raccolta fondi, la Cina intende operare anche nell’Africa francofona. La Tunisia e il Senegal sono due importanti paesi nel panorama tecnologico africano e suscitano l’interesse degli investitori cinesi. In effetti, come al solito, la Cina si sta posizionando sempre di più come un partner importante nelle alte sfere dello Stato in questi due paesi attraverso accordi strategici sulle tecnologie. Il 26 novembre, il presidente Macky Sall ha ricevuto una delegazione da Huawei che ha proposto soluzioni e innovazioni nell’ambito del programma “Plan Senegal Emergent”. Da parte tunisina, il 31 luglio 2018, Xue Man, presidente delle pubbliche relazioni di Huawei, ha incontrato l’allora presidente tunisino Béji Caïd Essebsi per ribadire il suo impegno a sostenere il programma governativo “Digital Tunisia 2020”.

Attraverso questa strategia di accerchiamento, la Cina vuole allargare la sua sfera di influenza. Questi esempi mostrano chiaramente il suo approccio alla tecnologia nel mondo francofono e il suo desiderio di essere il più vicino possibile alle start-up locali. È ormai chiaro che queste offensive cinesi stanno continuando in diversi settori con l’impiego di mezzi finanziari pressoché illimitati. Di conseguenza, l’influenza della Francia potrebbe essere messa a dura prova a livello globale.

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