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Johnson riapre il Regno Unito (incognita passaporto vaccinale)

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Che cosa ha deciso Johnson nel Regno Unito. Il punto di Daniele Meloni

“Il 12 aprile andrò anch’io al pub”. Così Boris Johnson ha aperto la conferenza stampa di ieri a Downing Street annunciando la riapertura di pub, ristoranti e barbieri da lunedì prossimo. C’è da scommetterci: la photo opportunity del Premier con in mano la classica pinta di birra farà il giro dell’Inghilterra – e non solo – con effetti più che positivi sul gradimento del Premier presso gli elettori. Johnson ha già dai 6 ai 9 punti di vantaggio nei sondaggi sul Labour e il successo del piano di vaccinazioni sembra dargli ancora più slancio. Il 6 maggio si terrà un’elezione suppletiva a Hartlepool, constituency da sempre “rossa”: l’istituto demoscopico Survation ha proiettato la candidata Tory, l’agricoltore Jill Mortimer, nove punti avanti al candidato del Labour. Per Johnson sarebbe un trionfo.

Trionfo che però non frena i dissidi interni ai Tories. Finora il Premier ha giocato la carta del divide et impera tra le fazioni del partito: ha messo gli euroscettici contro gli europeisti, i lockdownisti contro gli aperturisti, i thatcheriani contro i Conservatori One Nation. In Parlamento c’è stata qualche ribellione ma tutto è sempre rientrato nei ranghi della normale dialettica tra esecutivo e legislativo. Il Labour ha sempre votato con il governo sul lockdown e le misure emergenziali anti-Covid.

Sui passaporti vaccinali però la partita potrebbe essere ben più difficile. Sir Keir Starmer, il Leader dell’Opposizione, li ha definiti “un-British”, “anti-britannici” e ci sono diversi parlamentari Tory che si oppongono all’iniziativa. Lo stesso Johnson ha nicchiato, definendo la norma di “difficile applicazione” anche se il suo governo sta preparando degli “eventi-pilota” per testarla. Uno di questi dovrebbe essere la finale di Coppa di Lega di calcio tra Tottenham e Manchester City il prossimo 25 aprile con un’apertura al pubblico di 8mila tifosi tutti vaccinati o comunque Covid-free.

Il timore è che il passaporto vaccinale crei una società ancora più iniqua con un Paese per i vaccinati e uno per chi non lo è stato. Johnson ha affermato anche che si potrà parlare eventualmente di questa misura quando a tutti gli adulti sarà stata offerta la possibilità di vaccinarsi, ma non ha escluso la sua implementazione. Anche perché gli inglesi non sono affatto contrari. Il 78% degli intervistati di un sondaggio di Ipsos-Mori supporta l’iniziativa specialmente se legata ai viaggi internazionali e alle visite nelle case di riposo.

Ma se gli inglesi possono votare contro Johnson nel 2024 – data delle prossime elezioni – il Premier sa che i backbenchers del suo partito possono votare contro di lui già nei prossimi giorni. In 70 hanno già espresso dubbi sul “Covid passport”, tra cui il leader del Covid Recovery Group, Mark Harper, l’ex leader del partito, Iain Duncan Smith, e Sir Geoffrey Clifton-Brown che, dagli schermi dell’emittente Sky News ha detto di “non essere sicuro su come Johnson sta guidando l’uscita dalla pandemia”.

Il Minister per la distribuzione dei vaccini, Nadhim Zahavi, popolarissimo e ormai in predicato di ottenere un ruolo di ancora maggior rilievo nel governo, ha definito “responsabile” l’idea di rilasciare un passaporto vaccinale per tutti gli inglesi che vorranno frequentare pub, teatri, musei ed eventi sportivi una volta riaperti. La lotta in casa Tory è appena iniziata. Vediamo come si concluderà.

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