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Come in Germania si giudica il vertice Ue sui migranti (con elogi a sorpresa per il premier Conte)

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Media, politici e analisti in Germania si sono concentrati sui risultati ottenuti dalla Cancelliera e si interrogano se questi soddisferanno le inquietudini del ministro Seehofer. L’approfondimento da Berlino di Pierluigi Mennitti

Potrà apparire strano ma uno dei vincitori della lunga notte del vertice Ue, per la stampa tedesca, è Giuseppe Conte. L’uomo “venuto alla luce dal nulla”, come titola il commento di Oliver Meiler sulla Süddeutsche Zeitung, o l’interprete “della partita di scacchi di Roma sull’asilo”, come scrive Matthias Rüb sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Dei distinguo italiani non v’è traccia. Al contrario, sopra la marea di commenti sulla qualità del risultato portato a casa da Angela Merkel e su come reagirà Horst Seehofer, almeno nel tempo breve concesso dalle edizioni web in primo piano è finito il protagonismo del premier italiano, che secondo la stampa tedesca ha giocato con decisione una partita autonoma sia rispetto alle pressioni dei partner europei, sia rispetto al suo potente ministro dell’Interno.

“Il concetto che i migranti che approdano in Italia e l’idea di rivedere il trattato di Dublino sono di fatto diventati elementi di consenso al vertice e parte integrante della politica migratoria dell’Ue”, scrive la Faz, “e anche se dopo il vertice non è ancora ben chiaro cosa sostituirà la vecchia prassi, Conte “ha raccolto il massimo per l’Italia” anche se “non deve essersi fatto molti amici alla sua prima uscita europea”. La Süddeutsche al contrario sottolinea come il premier, “rimasto finora all’ombra del suo vice Matteo Salvini, si sia “affermato al primo vertice Ue” e si chiede se questa autonomia “potrà durare anche in futuro”.

Per il resto media, politici e analisti si sono concentrati sui risultati ottenuti dalla cancelliera e si interrogano se questi soddisferanno le inquietudini del ministro Seehofer, scongiurando così la crisi di governo. Analisi e commenti si concentrano tutti sulla questione dei migranti, oscurando completamente, anche sui siti dei quotidiani finanziari (le cui edizioni cartacee non escono nel fine settimana), i capitoli economici, come i progressi dell’Unione bancaria e il potenziamento del meccanismo europeo di stabilità Esm.

Merkel è apparsa tonificata, nonostante la lunga trattativa notturna. Un solo momento di cedimento rubato dalle telecamere, quasi un sospiro di sollievo, quando nell’alba bruxellese ha poggiato sfinita la testa sul petto del premier finlandese che l’ha sempre sostenuta, come a scaricare le tensioni delle settimane precedenti. “Sfinita ma combattiva”, ha sentenziato la Bild.

Nelle conferenze post vertice, Merkel è passata all’offensiva rispetto ai giorni scorsi, con dichiarazioni di esclusivo respiro interno. Ha detto di ritenere “esaudite” le richieste del suo alleato bavarese affermando che “gli effetti delle decisioni, se messe in pratica, saranno molto più efficaci”. Gli accordi bilaterali conclusi poi con Grecia e Spagna (“l’Italia ha al momento altre priorità” ha evidenziato Die Welt) hanno aggiunto sostanza al raccolto della cancelliera. Per molti analisti è stato il passaggio decisivo, perché mette in moto i meccanismi di rimpatrio dei migranti arrivati in Germania da questi due paesi. “Non c’è nessun accordo concreto” bilaterale tra Italia e Germania sui movimenti secondari, ha poi aggiunto Merkel, perché “per l’Italia è un problema cruciale la migrazione primaria” e “per ora è una posizione che rispetto”. Nella speranza (tedesca) che in futuro si sblocchi anche il rapporto con Roma, la Germania smetterà di accogliere la sua quota di migranti sbarcati in Italia cui è stato riconosciuto il diritto d’asilo.

Tornando al versante interno, nel derby politico fra le consorelle cristiano-democratiche la cancelliera è riuscita a ribaltare la palla nel campo avversario. “I necrologi per Merkel erano prematuri”, ha scritto Torsten Krauer, notista politico di Die Welt, e il messaggio del vertice dice che “la cancelliera resta in carica per tutta la prossima settimana e nulla cambierà fino alle prossime regolari elezioni politiche”. Che sono in calendario nell’autunno 2021.

D’altronde, scrive il corrispondente da Bruxelles dello Spiegel, “Merkel ha ottenuto pochi risultati per risolvere il problema dei profughi in generale, ma ne ha ottenuti tanti per salvare la propria cancelleria”. Un giudizio che ribadisce ancora una volta la sostanziale povertà di un vertice che ha visto i suoi principali protagonisti palleggiare un tema così importante con l’unico obiettivo di imporre interessi nazionali per tranquillizzare partner di governo o opinioni pubbliche domestiche.

In Germania gli opinionisti attendono adesso il vertice fra Cdu e Csu di domani, che potrà certificare una tregua a tempo o una pace più duratura. Intanto i socialdemocratici hanno ulteriormente puntellato la posizione della cancelliera. La nuova presidente del partito Andrea Nahles ha “salutato con soddisfazione il compromesso raggiunto”, ritenendolo una “base molto buona di partenza” e ha invitato i due partner di coalizione “a smettere di litigare e a mettersi al lavoro per implementare le decisioni del vertice”.

Per il politologo e pubblicista Albrecht von Lucke “la posizione socialdemocratica riflette il terrore del partito di andare alle urne, in una fase di trasformazione nelle strategie e nel personale politico”, ma la posizione più difficile è ora quella della Csu: “La soluzione nazionale caldeggiata da Seehofer ha trovato al vertice di Bruxelles il più fermo oppositore in un suo alleato come il cancelliere austriaco Sebastian Kurz”, prosegue von Lucke, “e in più i sondaggi indicano che la linea di scontro con Merkel non è apprezzata dagli elettori”. Le ultime intenzioni di voto in Baviera rese note due giorni fa dall’istituto Insa certificano il buco nell’acqua della strategia di Seehofer: la Csu resta inchiodata al 40% e gli elettori mostrano insofferenza per la continua tensione innescata dai dirigenti del partito nei confronti della cancelliera. Se ne approfittano i nazional-populisti di Afd, che scavalcano l’Spd come secondo partito. Esattamente il contrario di quel che immaginavano Seehofer e il presidente della Baviera Marcus Söder. Che, secondo von Lucke, “è il vero sconfitto del lungo braccio di ferro”.

In attesa che domani il ministro dell’Interno si esprima sul vertice nell’incontro domenicale con Merkel (e curiosamente in serata la cancelliera e il bavarese Söder si confronteranno a distanza in due interviste televisive sulle due principali reti pubbliche), dal suo partito arrivano i primi segnali di distensione. Più prudenti quelli del capogruppo regonale bavarese Alexander Dobrindt che da un lato si dice “pronto ad accogliere le decisioni del vertice” e dall’altro ritiene “ugualmente necessarie misure nazionali”, più espliciti quelli del capogruppo Ppe (e vice della Csu) Manfred Weber, secondo il quale “Merkel ha prodotto risultati”.

Segnali che il mondo economico-finanziario ha subito percepito. Come dimostra la chiusura positiva di venerdì della Borsa di Francoforte, sulla scia di una situazione politica interna che pare rasserenarsi. D’altronde l’economia tedesca aveva preso posizione con inusitata chiarezza nella diatriba Merkel-Seehofer, attraverso un appello firmato dai presidenti delle principali associazioni imprenditoriali nel quale si stigmatizzava lo scontro fra i partiti “che danneggia l’immagine della Germania sul piano europeo e internazionale in un momento di gravi sfide economiche” e si auspicavano “soluzioni europee e non nazionali” sul tema dei migranti.

Gli analisti sono ora unanimemente convinti che la cancelliera rimarrà in sella, almeno per un po’ più salda di prima. “Gli accordi del vertice rappresentano un inizio, era difficile in 12 ore strutturare un nuovo sistema europeo per l’immigrazione, sarà decisivo come verranno messi in pratica”, dice ancora il politologo von Lucke, “ma ritengo ora molto improbabile una crisi di governo in Germania”. “Adesso è difficile che lo scontro Merkel-Seehofer sfoci in una caduta dell’esecutivo”, rilancia l’editorialista del Tagesspiegel Albrecht Meyer. E per il commentatore della Zdf Elmar Theveßen, che è anche uno dei maggiori esperti di terrorismo internazionale, le conclusioni del vertice “non costituiscono un vero punto di svolta, ma offrono – se applicate – un’opportunità reale di avviare una politica di asilo che affronti alla radice gli effetti collaterali della globalizzazione, affrontando le migrazioni senza ledere la dignità dell’uomo e i principi dello Stato di diritto”. Ora tocca alla Csu decidere “se contribuire a realizzare quanto ottenuto con la pressione delle settimane scorse o sottrarsi al compito”, conclude Theveßen.

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