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Come fu contagiosa la censura in Cina ai tempi della Sars

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Che cosa si disse e non si disse in Cina sulla Sars. L’articolo di Giuseppe Gagliano

In uno splendido volume dal titolo “Il libro nero della Cina” curato da Reporter senza frontiere e pubblicato nel 2004 vengono chiaramente illustrate le modalità repressive e censorie che furono attuate dalla Cina durante l’epidemia della Sars; modalità che dovrebbero indurre sia i giornalisti occidentali che gli analisti a diffidare profondamente della credibilità delle informazioni che la Cina ha fornito fino a questo momento in relazione alla diffusione della epidemia del Coronavirus.

Nel febbraio del 2003 le epidemie della Sars si diffusero sia in Cina che a Hong Kong e il Dipartimento della propaganda della provincia di Guangdong da dove era partita la Sars fece di tutto per ostacolare e censurare ogni informazione relativa a questa tematica.

I giornali nazionali furono intimati di non diffondere notizie sull’espansione della malattia e alla fine di febbraio il portavoce del Dipartimento provinciale della sanità annunciò che da quel momento in poi il Dipartimento della propaganda si incaricava di fornire le informazioni necessarie su questa tematica ai media locali.

Tuttavia, nelle settimane che seguirono, la ripresa del controllo da parte del Dipartimento della propaganda impedì ai periodici locali e nazionali di ricevere informazioni credibili e affidabili sul numero esatto dei malati.

In modo particolare nel mese di marzo il governo centrale vietò ai giornalisti di occuparsi dell’epidemia che stava provocando il panico sia a Honk Kong che nel mondo intero.

Infatti, per diverse settimane, i media furono costretti al silenzio da parte del governo e la popolazione venne mantenuta nell’ignoranza più totale.

Solo un mese dopo i primi allarmi si conteranno in Cina 1445 casi di Sars e 65 decessi. Le critiche che furono rivolte dalla comunità internazionale furono molto dure: il governo cinese aveva volontariamente dissimulato l’avanzata dell’epidemia.

Di fronte a queste critiche, nell’aprile del 2003 il Dipartimento di propaganda insieme al Partito comunista cinese organizzò una campagna mediatica nazionale sulla Sars. Infatti la televisione nazionale diffuse a 360° le raccomandazioni destinate a limitare la diffusione del virus tanto che i giornali cinesi consacreranno le loro prime pagine proprio alla Sars.

I giornalisti furono invitati a visitare gli ospedali della capitale per osservare l’impegno profuso dalle autorità nella lotta contro l’epidemia e quasi quotidianamente vennero organizzate delle conferenze stampa dal governo cinese.

Tuttavia, temendo che la stampa cinese potesse rivelare informazioni non controllate, il Dipartimento di propaganda tenne sotto stretto controllo determinate riviste fra le quali Cina Newsweek.

Con lo scopo di fermare una possibile deriva da parte della stampa considerata troppo liberale nella provincia di Guangdong verrà nominato un nuovo segretario generale del partito e cioè Zhang Dejiang che in breve tempo sarà in grado di riprendere il controllo della stampa locale.

Nel giro di pochi mesi numerosi direttori di giornali locali furono sostituiti dai dirigenti nominati dal Dipartimento della propaganda la maggior parte dei quali sprovvisti di qualsiasi competenza giornalistica.

Dal mese di aprile al mese di giugno gran parte delle redazioni furono costrette a seguire la campagna nazionale di lotta organizzata dal Partito e dal Dipartimento di propaganda come dimostrano gli annunci trionfali da parte del “Il quotidiano della gioventù a Pechino” e “Il mattino di Pechino” che definiranno una grande vittoria dello spirito nazionale la sconfitta della Sars.

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