Un articolo di Politico uscito ieri ricostruisce con notevole dettaglio uno dei momenti più significativi e caotici della politica tecnologica dell’amministrazione Trump: la decisione improvvisa del presidente, il 21 maggio, di bloccare all’ultimo minuto la firma di un ordine esecutivo sull’IA.
Questo episodio non solo ha fatto saltare un provvedimento che era stato preparato per mesi, ma ha anche portato allo scoperto le profonde divisioni esistenti all’interno della West Wing su come affrontare una tecnologia cruciale.
Basato principalmente sulle testimonianze di due alti funzionari della Casa Bianca, che hanno parlato in forma anonima per poter discutere dinamiche interne delicate, e di un’altra fonte vicina all’amministrazione, il pezzo offre un quadro vivido delle diverse fazioni in campo e delle ragioni che hanno portato a un rinvio che, secondo le stesse fonti, non equivale a una cancellazione definitiva.
Tre correnti di pensiero
All’interno dell’amministrazione esistono almeno tre posizioni principali, in forte tensione tra loro.
Da un lato c’è il fronte “pro-industria”, incarnato in modo netto da David Sacks, ex responsabile IA della Casa Bianca. Questo gruppo sostiene un approccio minimalista alla regolamentazione, nella convinzione che ogni vincolo eccessivo rischi di rallentare le aziende americane nella sfida geopolitica globale, in primis contro la Cina.
È stato proprio Sacks a intervenire personalmente con una telefonata al presidente Trump, facendo deragliare la firma dell’ordine esecutivo a causa delle preoccupazioni espresse dal mondo tech, che temeva oneri troppo pesanti per un settore ancora in fase di maturazione.
Sul versante opposto si collocano i falchi dell’IA, preoccupati dai rischi di utilizzo malevolo della tecnologia. Tra loro spiccano il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il suo sottosegretario Emil Michael, ex dirigente di Silicon Valley. Questo campo spinge per barriere più robuste, specialmente nei confronti di modelli avanzati come Mythos, temendo che possano finire nelle mani di rivali strategici come Pechino e venire sfruttati per scopi distruttivi o di spionaggio.
In una posizione intermedia troviamo la chief of staff Susie Wiles e il segretario al Tesoro Scott Bessent. Sostengono un quadro regolatorio basato sulla volontarietà: le aziende dovrebbero offrire al governo americano una “prima occhiata” ai nuovi modelli prima della loro uscita pubblica, senza però ricorrere a obblighi legali formali. Questa linea di compromesso cerca di conciliare innovazione e tutela della sicurezza nazionale.
Queste divisioni interne dimostrano chiaramente come la politica dell’amministrazione Trump sull’IA non sia frutto di una visione unitaria predefinita, ma stia prendendo forma giorno per giorno, in risposta alle continue novità provenienti dal settore.
Cosa prevedeva l’ordine esecutivo bloccato
L’ordine esecutivo che Trump stava per firmare non aveva i contorni di una regolamentazione pesante o intrusiva. Si trattava piuttosto di un sistema di supervisione volontaria: le aziende IA erano invitate a consultarsi con il governo sui loro modelli più avanzati, consentendo alle autorità federali di esaminarli preventivamente per individuare eventuali rischi di sfruttamento da parte di attori malevoli.
Come ha spiegato uno dei funzionari intervistati, non si configurava come “un governo che dice alle aziende cosa possono o non possono fare”, ma come una richiesta di accesso prioritario. Le principali società del settore peraltro avevano già dato un assenso informale a rispettare questo meccanismo.
Nonostante il dietrofront improvviso, questa impostazione, o una sua versione leggermente modificata, rimane ancora sul tavolo. Le fonti interne ritengono che ci sia ancora margine per convincere il presidente, eventualmente apportando piccoli ritocchi a singole clausole.
Il fattore scatenante: l’arrivo di Mythos
Un elemento centrale di questa storia è il ruolo giocato dal modello Mythos di Anthropic.
Si tratta di un sistema di IA estremamente avanzato, in grado di individuare e sfruttare vulnerabilità sconosciute in qualsiasi sistema informatico. Il suo lancio pubblico ha accelerato drammaticamente i tempi dell’amministrazione.
Già a febbraio era circolata una prima bozza di ordine esecutivo più focalizzata sulla cybersecurity: standard di sicurezza per i modelli pubblici, standardizzazione dei processi di sviluppo sicuro, finanziamenti per difese contro attacchi abilitati dall’IA e un maggiore coinvolgimento della National Security Agency.
Tra fine febbraio e marzo sono iniziati briefing riservati destinati a Susie Wiles, Scott Bessent e al vicepresidente JD Vance sulle reali capacità del modello e su ciò che i laboratori stavano sviluppando internamente.
Il rilascio di Mythos ha generato forte preoccupazione tra diversi alti funzionari, compresa Wiles, descritta come più orientata alla linea dura di quanto appaia pubblicamente, specialmente riguardo ai pericoli per le infrastrutture critiche e la sicurezza nazionale.
Contatti con l’industria e riunioni riservate
Da fine aprile l’Ufficio del Direttore nazionale per la cybersecurity, guidato da Sean Cairncross, ha preso in mano i rapporti con le grandi aziende tecnologiche.
Si sono susseguite riunioni individuali e collettive con OpenAI, Google, Anthropic e altri, durante le quali le aziende hanno fornito feedback e indicato i propri punti non negoziabili. Agli executive è stato chiesto di firmare accordi di riservatezza fin dall’inizio degli incontri.
Tuttavia, la versione finale dell’ordine esecutivo è rimasta riservata e non ha seguito il consueto processo inter-agenzie.
Il 20 maggio si sono tenute due sessioni di revisione congiunta all’Eisenhower Executive Building: gli executive hanno potuto esaminare una copia cartacea del documento e, almeno in apparenza, tutti sembravano concordi. La firma era programmata per il giorno successivo.
L’intervento decisivo di Sacks
Il piano è saltato quando Sacks ha chiamato Trump il 21 maggio, poche ore prima della firma, convincendolo che si trattasse di un errore.
Secondo le fonti, Sacks aveva inizialmente appoggiato l’iniziativa ma ha poi cambiato idea, ritenendo che l’approccio non fosse abbastanza leggero rispetto alle posizioni più restrittive sostenute, ad esempio, dal Pentagono.
Dopo il lungo weekend del Memorial Day, l’amministrazione è tornata al punto di partenza. Tutte le opzioni sono ora sul tavolo: si discute di introdurre un periodo di revisione governativa di 90 giorni prima della pubblicazione pubblica dei modelli, oppure di eliminare del tutto la parte di consultazione volontaria preventiva, limitando l’ordine esecutivo alla creazione di un centro di coordinamento per la cybersecurity IA guidato dal Tesoro per coordinare gli aggiornamenti di sicurezza delle vulnerabilità e altre misure operative.
Le prospettive future
La portavoce della Casa Bianca Liz Huston ha sottolineato che l’amministrazione sta lavorando per mantenere un equilibrio tra innovazione e sicurezza, ribadendo che “l’America sta vincendo la corsa globale all’IA”.
Un portavoce del Tesoro ha fatto eco a questo messaggio, legando strettamente sicurezza economica e sicurezza nazionale.
Il dietrofront di Trump non sembra segnare dunque la fine della partita, bensì l’apertura di un nuovo round di negoziati interni.






