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Come e perché Johnson e Corbyn bisticciano sul servizio sanitario britannico

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Johnson

In vista delle elezioni nel Regno Unito, i conservatori di Johnson e i laburisti di Corbyn si danno battaglia sull’Nhs. L’articolo di Daniele Meloni

I sondaggi – specialmente quelli falsi – continuano a farla da padrone in Inghilterra, in vista del voto del prossimo 12 dicembre. Oggi il Times apre con quello di YouGov che dà a Johnson una vittoria netta e una ampia maggioranza di governo, mentre il Telegraph risponde con le parole del consigliere del premier, Dominic Cummings, che afferma di essere preoccupato per la volatilità dell’elettorato. Chi avrà ragione?

Comunque, negli ultimi giorni, due eventi hanno occupato la campagna elettorale. L’intervista di Jeremy Corbyn con Andrew Neil sulla Bbc, e la rivelazione, da parte del leader laburista, di un accordo segreto tra i Conservatori e l’Amministrazione americana per la “svendita” del servizio sanitario nazionale britannico, il mitico Nhs.

In che modo i due eventi sono correlati? Semplice. Corbyn è stato molto criticato per non essersi scusato con la Comunità Ebraica durante l’intervista rilasciata a Neil, nonostante abbia definito l’antisemitismo una “piaga della nostra società”. Di fronte al fuoco di sbarramento mediatico (e politico), il giorno dopo il team di comunicazione del Labour ha ben pensato di mandare in tv il suo leader con un documento top secret del Dipartimento del Commercio e dell’Industria che riportava un incontro tra i vertici del Cabinet britannico e i funzionari dell’amministrazione di Washington in cui si trattava del futuro accordo commerciale tra Uk e Usa. In questo accordo si parlava anche dell’apertura dell’Nhs a prodotti e medicine made in Usa. Non proprio la “svendita” ai privati di cui parlava Corbyn, ma l’effetto è stato quello di smuovere i Tories che hanno negato la cosa e mandato in tv il ministro per la Sanità, Matt Hancock, per ribadire che, così come in passato nessun premier Tory ha smantellato l’idea di fondo di una sanità pubblica per tutti, oggi il governo Johnson non pensa minimamente a una privatizzazione del servizio.

Creata nel 1945 dal governo laburista di Clement Attlee grazie all’impegno del ministro per la Sanità di allora, Nye Bevan, il National Health Service rimane uno dei vanti dello stato britannico nonostante scandali, inefficienze e problemi sorti in questi decenni. Nemmeno Margaret Thatcher, la Regina delle Privatizzazioni degli anni ’80, osò mai pensare di privatizzarlo. Nel suo programma elettorale Johnson si è impegnato ad assumere 50mila infermiere e investire in 40 ospedali – nuovi o da riammodernare – nel caso in cui i Conservatori vincano le elezioni. I Laburisti, invece, hanno promesso di aumentare il budget destinato alla Sanità di oltre il 4% su base annua. Nel frattempo gli ospedali britannici hanno messo in stand-by la pubblicazione dei loro dati relativi alle liste d’attesa e alle spese fino al termine della campagna elettorale.

Dagli anni del New Labour in poi il Nhs si è aperto ai privati, ma ancora oggi la spesa pubblica sanitaria che sostiene l’accesso alle cliniche private è mediamente del 7% su base annua. Negli anni di Blair e Brown la spesa sanitaria aumentò fino al 6% rispetto al periodo precedente, e il governo di coalizione Cameron-Clegg si trovò a contenere il fondo per il servizio a un aumento che, nei 5 anni della legislatura 2010-2015, oscillò tra l’1 e il 2%.

Nonostante l’austerity, il numero di dottori e infermieri che lavorano nell’Nhs è aumentato di 90mila unità rispetto al 2010, secondo i dati forniti da Nhs Digital. Eppure, per ottimizzare le risorse e le attese nei servizi di Accident & Emergency (A&E) – il Pronto Soccorso inglese – e fare fronte all’invecchiamento della popolazione, si calcola che servirebbero altre 100mila unità.

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