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Come e perché il Senato assolve Trump dall’impeachment

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Anche il secondo impeachment contro Trump, avviato in seguito all’assalto del 6 gennaio a Capitol Hill, si è concluso con un nulla di fatto

 

Il Senato assolve Trump. L’impeachment -il secondo contro l’ex presidente- giunge al suo epilogo in soli cinque giorni, rendendolo il più breve della storia.

Il primo impeachment contro il 45mo presidente degli Stati Uniti era stato avviato dalla Casa dei Rappresentanti, il 18 dicembre del 2019. Gli si contestavano gli articoli di abuso di potere ed ostruzione del Congresso. Donald Trump fu assolto il 5 febbraio 2020.

Nel secondo impeachment avviato in seguito all’assalto del 6 gennaio a Capitol Hill, gli si attribuiva l’istigazione all’attacco al Campidoglio.

Un record per la storia del senato americano, due processi di impeachment in meno di dodici mesi, entrambi terminati in un nulla di fatto.

Infosec.News ne aveva già discusso su un articolo di qualche settimana fa che, rivelatosi premonitore, ne anticipava il fallimento.

Secondo la stampa locale il verdetto non è mai stato realmente in discussione, anche se la successione degli eventi in aula, piena di colpi di scena con l’evidente impegno da parte dei due team legali a non mollare, lascia trasparire una storia che avrebbe potuto presentare un epilogo diverso.

Appaiono dunque videoclip editati ad hoc e testimoni a sorpresa (anche se solo sotto forma di dichiarazioni), dove il filmato esibito in apertura dai dem che propone crude immagini dell’attacco al Campidoglio americano, fa più tardi i conti con un video, prodotto dai difensori di Trump che, paragonando la dialettica dell’ex presidente a simili dichiarazioni espresse in diverse occasioni dai rappresentanti dem, non mancava di colpire al cuore il repubblicano più insicuro.

Al minuto 21:54 la parola “fight” (combatti) così contestata quando pronunciata da Donald Trump e considerata la base dei più pregnanti capi d’accusa dei dem, viene ripetuta all’infinito dai maggiori players del partito in un loop della durata di circa dieci minuti che sembra accendere una fiaccola virtuale la cui luminosa ed insistente combustione ha il potere di squarciare il buio dell’ipocrisia cui abbiamo assistito durante gli ultimi quattro anni.

Collusione con la Russia, “quid pro quo” con Ucraina, impeachment 1.0, impeachment 2.0, accuse e procedimenti terminati -tutti- con un nulla di fatto che sia i media che il partito democratico non sembrano considerare affatto imbarazzanti.

Rilevante la frase di Michael van der Veen, membro del team di difesa di Donald Trump, forse la più significativa durante la sua arringa, che riassume così la vera essenza del procedimento: “Dato il fatto che (Trump N.d.R.) non ha pronunciato una singola parola atta ad incitare alla violenza, questa azione (l’impeachment, ndr) può solo essere vista come uno sforzo di censurare discorsi politici non graditi e di discriminare contro un punto di vista col quale non si è d’accordo”.

L’avvocato procede nel suo incalzare dichiarando che i dem hanno “continuamente rifiutato di intimare ai loro supporters di fermarsi” durante i riots di qualche mese fa, richiamando il gesto della vice presidente, allora senatore Kamala Harris, la quale la scorsa estate aveva organizzato un fondo di donazioni per pagare il riscatto di eventuali arresti di sovversivi in Michigan.

Van der Veen, chiudeva infine richiamando una frase della Harris indirizzata ai rivoltosi -pronunciata durante i riot di quest’estate- che recitava “loro non molleranno e non dovrebbero mollare”, puntualizzando quindi che “tutto ciò è stato molto più vicino alla definizione di incitazione alla rivolta che qualsiasi cosa l’ex presidente abbia mai detto o fatto, senza considerare quello che ha detto il 6 (gennaio, ndr). È un’ipocrisia che gli House Managers (l’accusa dem, ndr) hanno così deposto ai piedi di questa camera”.

Cinquantasette senatori, di cui sette repubblicani a favore. Per cementare la condanna sarebbero stati necessari 67 voti, cioè i due terzi dei 100 senatori. L’arringa dem non è riuscita a convincere i dieci senatori repubblicani il cui voto sarebbe stato indispensabile per procedere.

Nancy Pelosi durante la conferenza stampa dichiarava che “un gruppo di codardi repubblicani che non avevano alternative perché avevano paura di difendere il loro dovere di rispettare le istituzioni all’interno delle quali servono” ha decretato il verdetto di assoluzione.

Questo impeachment non manca dunque di fornire un set preferenziale per le ulteriori divisioni politiche, tumulti e guerre di partito cui non mancheremo purtroppo di assistere in un futuro non troppo lontano.

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