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Biden cambierà le geopolitica Usa? Parla il prof. Parsi

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Cosa cambia con Biden per Cina, Ue, Nato e Italia? Conversazione con Vittorio Emanuele Parsi, professore ordinario di Relazioni Internazionali nella facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

I rapporti tra Pechino e Washington non cambieranno. Per l’Europa qualcosa cambierà, ma non pensiamo che d’incanto. E la nuova apertura di Biden verso l’Europa inevitabilmente si scontrerà con la politica estera russa.

Sono gli scenari tratteggiati da Vittorio Emanuele Parsi, ordinario di Relazioni Internazionali nella facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e direttore di ASERI, l’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali, dopo l’elezione di Joe Biden negli Stati Uniti.

Cosa cambierà per la Cina con l’elezione di Biden?

“La Cina si è disallineata dagli Stati Uniti nel 2008 a seguito della crisi finanziaria e le ragioni di questo disallineamento permangono – continueranno a contraddistinguere la politica di Pechino, a prescindere da chi sia il presidente degli Stati Uniti. I rapporti tra Pechino e Washington, dunque, non vedo perché dovrebbero cambiare, anche con l’elezione di Biden. È possibile che il nuovo presidente sarà maggiormente prevedibile di Trump nelle azioni di politica estera, ma sostanzialmente per i cinesi, uno o l’altro, non fa molta differenza”.

E per l’Ue e la Nato che cosa cambierà?

“Per l’Europa qualcosa cambierà, ma non pensiamo che d’incanto, con un colpo di bacchetta magica, si possano ristabilire il multilateralismo e l’internazionalismo liberale. Nell’impostazione di Biden però ci sono degli elementi positivi per l’Europa. C’è per esempio l’idea che l’Occidente – e quindi l’Europa, gli Stati Uniti e il Giappone insieme – debbano affrontare uniti le sfide globali, proprio perché i problemi non scompaiono in Medio Oriente, in Cina, in materia ambientale (riscaldamento globale), non scompaiono nella gestione più ordinata dell’economia e della globalizzazione. Biden sarà quindi molto attento a fare massa critica insieme agli europei e ai giapponesi. Proprio in ambito economico, sul tema della globalizzazione in particolare, è infatti necessario avere un gruppo di Paesi che la vedono in un modo comune per poter agire insieme. Tutti questi aspetti ci fanno pensare che a cambiare sarà sicuramente l’atteggiamento degli Stati Uniti verso gli alleati della Ue (più il Giappone), con Biden che avrà un atteggiamento diverso anche verso la Russia, più attento ai valori e meno all’opportunismo tattico di Trump”.

Capitolo Russia di Putin. Ci saranno novità?

“Questa nuova apertura di Biden verso l’Europa inevitabilmente si scontrerà con la politica estera russa, che in questi ultimi anni ha beneficiato della debolezza dell’Ue e ha potuto contare anche sulla debolezza degli Stati Uniti – pensiamo all’Ucraina, alla Bielorussia e al sostegno di Mosca a tutti i leader politici sovranisti, Trump compreso, si dice, pur di minare e indebolire le relazioni transatlantiche, la Nato e l’Unione europea. In questo senso, quando i rapporti con l’Europa sono più importanti per gli Stati Uniti, per questa Russia non è un’opportunità ma un problema”.

E per l’Italia?

“Anche per l’Italia vale il discorso fatto per l’Europa. Al momento, nel nostro governo ci sono pochissimi simpatizzanti di Trump. Le reazioni di tutti i Paesi sono state estremamente positive verso Biden, perché avere buoni rapporti con gli Stati Uniti significa avere una base di collaborazione che evidenza i valori e gli interessi comuni e meno le differenze dei punti di vista. Diciamocelo. Qualunque cosa dobbiamo fare, è meglio farlo con gli Stati Uniti al nostro fianco che senza o contro l’America”.

(Estratto di un articolo pubblicato su Policy Maker, qui la versione integrale)

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